Zaniolo: “Abbiamo costruito qualcosa di importante. Juve e Milan? Voglio dimostrare di valere l’accostamento ai top club”

Torna a parlare Nicolò Zaniolo del suo futuro. Il numero 22 si è detto felice per la passata stagione ma non chiude alla cessione.

Uno degli uomini più discussi del mercato è Nicolò Zaniolo. Il numero 22 della Roma ha parlato della sua stagione appena conclusa e del suo futuro a Sportweek. Tanti i temi trattati dal classe ’99 che con la sua rete in finale con il Feyenoord ha permesso alla sua squadra di vincere la Conference League. Questo uno stralcio delle sue parole.

Zaniolo e il suo futuro

Bilancio di questa stagione: cosa salvi e cosa cancelli?
Quest’anno è andato molto bene, dal punto di vista fisico ho avuto pochissimi problemi dopo due infortuni molto gravi ed era questo il focus. Era fondamentale non fermarsi, era fondamentale riprendere continuità, tornare a essere un calciatore e mettere dentro prestazioni come ho fatto. Era da folli pensare che tornassi in campo dopo due anni e riuscissi a fare 25-30 gol, sono contento di com’è andata, dei miei 8. Con trofeo. La Conference League era il nostro obiettivo e l’abbiamo portata a casa. Sono felicissimo.

Con la caviglia già dolorante, ma presente e in gol: che finale col Feyenoord!
Ci dovevo essere per forza, è un grosso risultato che volevamo e dovevamo ottenere per la squadra, per la città, per i tifosi e per noi stessi. Farcela con un mio gol è stato bellissimo.

Compresa la prima tripletta tra i professionisti. In mezzo ci sono state anche delle panchine un po’ pesanti, nel derby vinto con la Lazio e poi contro lo Spezia a La Spezia. La panchina non piace a nessuno, ma sei stato bravo a gestire le decisioni del mister.
Le decisioni del mister le accetto, perché… decide lui, anche se il derby avrei voluto giocarlo. Come volevo giocare a La Spezia, contro la squadra della mia città. Penso che tutti al posto mio avrebbero voluto giocare quelle due partite lì. Poi accetto le scelte del mister, se ha deciso così un motivo c’era, però un po’ l’amaro in bocca resta.

Mou, bastone e carota: dice che la gente è ossessionata da te, che dovrebbero lasciarti tranquillo. Poi ti mette seduto in panchina. Cosa ti ha insegnato?
Proprio così, bastone e carota. È un vincente, non servo io a ricordare quello che ha vinto. E mi ha insegnato a entrare in campo nella fase difensiva, dove dovevo migliorare e devo farlo ancora. E mi ha aiutato a gestire certe situazioni: in passato avrei reagito male o peggio per l’esclusione da partite per me molto significative. Lui mi ha insegnato a mordermi la lingua: muto e in campo a lavorare di più.

Ha cambiato spesso modulo. E tu hai giocato dove voleva il mister, anche seconda punta.
Il 3-5-2 non esalta al massimo le mie caratteristiche, io preferisco il 4-3-3 o il 4-2-3-1 però se il mister decide di giocare così e di mettermi lì davanti io devo dare il 100% lì, per la squadra e per raggiungere il risultato…

Dicono che potresti prendere il posto di Dybala.
L’accostamento mi sembra anche eccessivo. Certo, mi fa piacere. Ma lui è unico, un giocatore fantastico, fortissimo. Vediamo. La vita è imprevedibile, in futuro non si sa mai cosa succede. Penso al presente. Mi alleno intanto. E aspetto.

“Dale hermano”, forza fratello, ti ha detto mentre uscivi in barella, la prima volta che ti sei rotto il crociato: Roma-Juve del 12 gennaio 2020. Era lui, te lo ricordi?
Chi se li dimentica quei momenti lì: ero in trance, ma ricordo la sua voce, quella frase.

A proposito di fratelli, a Roma hai trovato Abraham.
Un bravissimo ragazzo, si è ambientato subito, è forte e può migliorare tantissimo. Ed è sempre allegro. È bello giocare con lui, trasmette serenità. Ci siano diverti e penso che in campo abbiamo anche fatto bene.

Sarebbe una di quelle persone che ti mancherebbero, dovessi andare via da Roma?
Se dovessi andar via me ne mancherebbero tante. Lui è una di queste.

Avevi rinunciato all’Europeo per non correre rischi, per dare il tempo al ginocchio di mettersi a posto. Doveva essere il tuo Mondiale, ma purtroppo l’Italia al Mondiale non ci andrà: dispiaciuto o arrabbiato?
Dispiaciuto, perché bisogna aspettare altri quattro anni. Ma si va avanti. Sono abituato a rincorrere. Ci saranno nel mezzo altri obiettivi.

Una Nazionale da ricostruire, dove dovrai tenerti stretto il posto. E dove non ci sarà più Chiellini.
Lui è sempre stato il più difficile da superare, è forte fisicamente e fuori dal campo è una persona eccezionale. La prima volta che Mancini mi ha convocato ero giovanissimo, lui già un senatore. È venuto lì a parlarmi, per farmi sentire subito a mio agio. Grandissima persona, professionista, giocatore. Io farò di tutto per convincere Mancini.

Radio mercato parla da mesi ormai dell’interessamento di Milan, Juve e una squadra all’estero, il Newcastle.
L’interesse di queste grandi squadre mi fa piacere: se pensano a te vuol dire che vali. Mi alleno ancora più motivato: voglio dimostrare che sia giusto essere accostato a questi top club.