7 Maggio 2020

Wilhelmsson: “Che brividi i discorsi di De Rossi”

Foto Getty

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WILHELMSSON ROMA INTERVISTA – Christian Wilhelmsson è stato di passaggio nella Roma, ma la sua capigliatura bionda e la sua velocità in corsa non permettono di dimenticarlo facilmente. Oggi fa l’imprenditore a Dubai con la sua Admares nel ramo alberghiero, ma ha ricordato a gazzetta.it la sua esperienza nella Capitale:

Quale è il suo primo ricordo della Roma?
Il derby con la Lazio. Una partita elettrizzante, un clima mai visto. Mi ha colpito molto.

A volerla fu Spalletti.
Il miglior allenatore che abbia mai avuto. Mi cercò già quando allenava l’Udinese, feci un provino da giovanissimo e lo convinsi a prendermi, ma alla fine scelsi l’Anderlecht. Lì ho conosciuto Raiola. Poi nel 2007 arrivò la Roma e dissi subito di sì. Spalletti era un matto, ma in senso buono. Ha un carattere forte. Tutti noi con lui ci sentivamo al sicuro. Lo seguivamo ad occhi chiusi. Inoltre aveva un feeling mai visto coi giocatori, trattava tutti come figli. Dopo gli allenamenti restavamo anche un’ora in più a parlare di tattica e schemi.

Il suo ricordo più bello?
I festeggiamenti dopo aver vinto la Coppa Italia contro l’Inter. Eravamo sul pullman scoperto, i tifosi erano pazzi di noi e mi feci trasportare dall’entusiasmo, cantando con loro. Una grande gioia. Non ho giocato la finale contro l’Inter, ma quel trofeo lo sento mio.

Chi la impressionò di più?
Un gruppo fantastico. Totti era un leader tecnico, col pallone faceva quello che voleva. Uno dei migliori mai visti. Poi amava fare scherzi e battute. De Rossi aiutava tutti invece, alcuni suoi discorsi erano speciali, da brividi. Ricordo con affetto anche Panucci, una brava persona”.

Sarebbe rimasto a Roma?
Certo. Arrivai in prestito con diritto di riscatto, avevamo trovato l’accordo ma il costo del cartellino era troppo alto. Il club era contento, Spalletti anche, ma subentrarono altri fattori. Sono stato benissimo a Roma, e tuttora resto molto legato a quell’ambiente.

Segue ancora i risultati del club?
Sì, la vittoria in Champions contro il Barcellona di due anni fa mi ha emozionato, un’impresa storica. Ogni tanto vedo le partite. Fonseca mi piace, è un bravo allenatore, mentre Zaniolo e Pellegrini sono due talenti su cui costruire il futuro. Spero resti anche Dzeko.

Sente ancora il suo amico Ibra?
Ogni tanto sì. Siamo cresciuti insieme, se fossi il Milan lo terrei. È come Ronaldo o Messi, può fare la differenza anche a 38 anni.

È più tornato a Roma?
Manco da molto tempo, ma vorrei rivederla.

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