EDITORIALE – Non si leggerà probabilmente più nelle scuole, di nascosto sotto il banco, o  a casa in cameretta al sicuro dagli occhi indiscreti di genitori e fratelli più grandi. “Porci con le Ali” è stato un vero e proprio caso letterario nel panorama editoriale italiano degli anni ’70. Destinato esclusivamente all’ambiente studentesco romano, divenne in breve tempo un autentico boom grazie ai temi trattati, a cominiciare dalla rivendicazione del diritto a non prendersi sul serio da parte di due giovani alle soglie dell’età adulta e a ricercare la libertà e la felicità.

Come si intreccia con le “basse” questioni della Roma appena laureatasi tra le prime 16 squadre del panorama europeo che conta? Ironicamente prendiamo in prestito il titolo del volumetto edito nel ’76 (l’anno in cui nasceva capitan Totti), perchè a farcelo tornare in mente è stato il botta e risposta tra il patron Pallotta e il prefetto di Roma Gabrielli. Un siparietto che si sarebbe potuto evitare, a poche ore dalla gara che doveva decidere le sorti della squadra in Champions League.

E allora, nel nostro editoriale immaginifico, ci stuzzica l’idea di accostare la Roma di mercoledì ai “Porci” del libro di Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera: la Roma che, in una fredda serata di dicembre, ha messo le ali per volare agli ottavi della Champions, quegli ottavi che mancavano dalla stagione 2010-11. Bizzarre creature dotate di invisibili ali col difficile compito di librarli in aria, sono i personaggi di Rocco e Antonia che qualche similitudine con i ragazzi di Garcia, capaci di farsi fischiare da uno stadio intero, ce l’hanno.

La truppa giallorossa ieri, pur ottenendo un importantissimo risultato sportivo, ha scontentato tutti, ha deluso i tifosi presenti all’Olimpico e quelli che hanno sofferto davanti alle tv. L’immagine della Roma che lascia il terreno di gioco sotto una bordata di fischi dopo essersi qualificata seconda alle spalle di un Barcellona stratosferico, difficilmente la dimenticheremo. Rimarrà impressa nei ricordi e nei record negativi di una squadra che le ali per volare pure le avrebbe. Una Roma contraddittoria, che vuole ma non può: ma cos’è che la frena? O forse dovremmo chiederci, chi è che le tarpa le ali?

Giulia Spiniello

3 Commenti

  1. per me la frena il gioco dilettantesco di Garcia, la non organizzazione in difesa, la evidente improvvisazione in attacco, la poca corsa dei singoli e la mancanza di un gigante come Benatia in difesa e di un Totti davanti e un Falcao o un Capello a centrocampo .. insomma, gioco fiacco, preparazione atletica col punto interrogativo e mancanza di Campioni in squadra ..

  2. La frenano i giornalisti come lei signora Spiniello, che hanno timore o chissà cosa di dire le cose come stanno. Mancanza totale di obiettività, quando un calciatore anche se amico gioca male si dice e si scrive. Un esempio? Sono anni che de rossi gioca malissimo, ma nessuno lo dice apertamente e lei è sempre prodiga di un benevole voto politico. La Roma gioca male perché a centrocampo giochiamo con uno in meno, poiché il vostro pupillo, non corre, non contrasta e non sa fare nientaltro che cascare ad ogni tocco. Tralascio altre cose, come la lentezza, la mancanza di un passaggio orizzontale o un passaggio di prima, così la mancanza di un tiro in porta o di un colpo di testa per liberare l’area.Quindi giocando sistematicamente in dieci e con le squadre organizzate non vinci. Sarà un caso che si gioca bene e si aggredisce l’avversario quando manca lui? Vedetevi bene o rivedetevi le partite e giudicate.

  3. Alla fine, bisognerebbe comprendere che e’ solo un gioco. La Roma non e’ la causa dei nostri problemi di lavoro e di stipendio.
    Giocano da schifo, machissenefrega. Quando offriranno un prodotto migliore, ritornero’ a vederli dal vivo, a pagare la payperview o a comprare la maglietta.
    Mi spiace ma ci sono cose migliori del calcio.

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