ROMA VENEZIA INTERVISTE – Tutte le dichiarazioni del tecnico arancioneroverde Andrea Soncin in occasione di Roma-Venezia, match valido per la 37a giornata di Serie A.

Soncin in conferenza stampa

Con grande seguito e speranza e dopo c’è stato da rimotivare il gruppo. Ho chiesto loro chi se la sentiva di giocare con orgoglio e dignità. Questa sera quella risposta è stata messa in campo giocando con un gran cuore.

La partita è stata condizionata dal rosso.
Sì, l’avevamo preparata in un altro modo e si siamo dovuti adattare contro una squadra fortissima. Abbiamo portato la Roma a dover cambiare, a fargli inserire esterni per allargare il gioco, e all’ultimo secondo abbiamo avuto l’opportunità di vincerla, sarebbe stato il giusto premio per i nostri tifosi.

Complimenti per esservi giocati la partita nonostante tutto.
E’ un discorso che in Italia si sente spesso. Abbiamo messo grande dignità e orgoglio, questa maglia è amata da tanti tifosi che meritano rispetto, ed è giusto fare il proprio. La società fra 10 giorni tirerà le somme.

SONCIN A SKY SPORT

Ci aspettavamo una squadra un po’ scarica a livello emotivo, ma questo gruppo ha confermato di avere dei valori.
Sì, ha confermato quanto di buono fatto in queste partite. A livello emotivo era forse la condizione peggiore dopo il risultato della Salernitana con l’Empoli, ma negli occhi dei ragazzi come ho chiesto anche col Bologna c’è grande spirito di orgoglio, per finire con dignità e per provare a togliersi delle soddisfazioni. Stanno giocando da squadra, oggi siamo anche stati fortunati. Penso anche abbia vinto il cuore, abbiamo preso un punto e con l’ultima situazione potevano essere 3. Devo ringraziare i ragazzi e sono orgoglioso della prova di cuore.

Lei vede che si è costruito qualcosa col passaggio in A?
Si è stata un’esperienza, un anno di crescita, dal quale si può ripartire visto i grandi investimenti che sta facendo la società.

Resterai in panchina o continuerai il percorso nelle giovanili? Qual è il tuo futuro?
Ero un ambizioso da giocatore anche se non sono arrivato ad altissimi livelli, lo sono altrettanto da allenatore. Quindi il mio futuro è la prossima partita col Cagliari, per giocarmi questa chance lo devo fare fino alla fine e poter magari far pensare alla proprietà di poter continuare questo percorso.

Dove è intervenuto per cambiare la squadra? Cuore, campo o cervello?
Un po’ tutto, di sicuro più il cuore. Le parole d’ordine erano coraggio e fiducia, in ogni cosa a partire dal lavoro dei magazzinieri. E qualsiasi cosa venisse fatto lo si chiedeva di fare con coraggio. Abbiamo iniziato dalle piccole cose, poi serve disponibilità dal ragazzi e me l’hanno dato. È un motivo di orgoglio che mi hanno rispettato fin dall’inizio. Per me la condivisione per quello che stavo condividendo è l’aspetto principale.

3 Commenti

  1. Mentre contro Juventus, Inter e Milan, le piccole squadre giocano con una sorta di rassegnazione, di sudditanza, con la Roma invece ce la mettono sempre tutta.
    Io penso che la causa di tutto questo sia proprio Roma, l’invidia che suscita in tutto il mondo una città così bella, famosa ed importante, e l’atteggiamento di superiorità che mediamente abbiamo noi romani: d’altronde nascere, crescere e vivere a Roma è un privilegio e la romanità è una cosa che ti entra dentro.
    È stato sempre così e così sarà per sempre: per vincere dobbiamo essere talmente forti da battere anche questo fattore!

  2. L’unica cosa sensata che hai detto è stata “Oggi siamo stati anche fortunati” ringrazia la solita dormita criminale di Ibanez, per non contare Veretout che si fa beffare come un pivello a centrocampo e innesca l’azione del gol. Poi ringrazia le traverse e il tuo portiere che ha vissuto l’unica giornata memorabile della sua carriera per poi tornare nell’anonimato

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