3 Settembre 2009

Unicredit vorrebbe un cambio al vertice

L’articolo de Il Messaggero: Unicredit rompe nuovamente gli indugi ed è pronta a passare alle vie giudiziarie nei confronti della Italpetroli, la holding della famiglia Sensi di cui piazza Cordusio possiede il 49%. Ed è il principale creditore con 300 milioni circa, oggetto di reiterati piani di rinegoziazione non rispettati.Il gruppo guidato da Alessandro Profumo, dopo aver negoziato da fine giugno con Mediobanca, advisor della Italpetroli, l’affidamento di un mandato a vendere la Roma calcio, l’asset prelibato dei Sensi, ora cambia strategia puntando sugli altri beni.Il piano prevedeva la nomina di un amministratore delegato in Roma 2000, la subholding controllata da Italpetroli che ha in portafoglio il 67% della Magica. Candidato a rivestire questo ruolo sarebbe stato Attilio Zimatore, professore ordinario di Diritto Privato presso la Facoltà di Giurisprudenza della Luiss e Guido Carli uno dei commissari straordinari del gruppo Cirio Del Monte. Ma dopo lunghe trattative fra i legali, i Sensi sono assistiti da Gian Roberto de Giovanni (studio Lovels) e Mediobanca, i proprietari del club giallorosso non avrebbero accettato le modalità di cessione della società. Che va ricordato è quotata in Borsa.L’avvocato Roberto Cappelli dello studio Clifford Chance, consigliere della Italpetroli e dell’As Roma, secondo quanto risulta a Il Messaggero, avrebbe ricevuto l’ordine da Unicredit di predisporre gli atti esecutivi per aggredire a tutto campo i beni dei Sensi. Nel mirino non c’è più la squadra di calcio giallorossa alle prese con una delle più pesanti crisi sportive della sua storia: dopo due turni di campionato la Roma è a zero punti in classifica come non accadeva dalla stagione 50-51 (anno della retrocessione in B) e soprattutto ha dovuto provvedere alla sostituzione del dimissionario Luciano Spalletti con Claudio Ranieri all’interno di un clima di insofferenza e rabbia dei tifosi perché, per la penuria di mezzi finanziari, non si sarebbe proceduto al rafforzamento della squadra.La Roma calcio quindi è fuori dalle carte giudiziarie che Cappelli ha pronte da depositare in tribunale. Anche se Unicredit vorrebbe un cambio al vertice del club e sostituire eventualmente Rosella Sensi.Le mosse sono coperte dal massimo riserbo ma l’orientamento prevalente propende per un decreto ingiuntivo da presentare al giudice civile in modo da ottenere un’ipoteca giudiziale e la vendita coatta degli asset dal cui ricavato soddisfare il credito. Per fare questo, Unicredit avrebbe riunito tutte le linee di credito nei confronti delle varie società di Italpetroli in modo da avere una maggiore forza d’urto. L’obiettivo sarebbe di promuovere procedimenti ingiuntivi nei confronti di Italpetroli e di altri beni di proprietà dei Sensi.Il gruppo si articola in tre aree di business: a parte il calcio, l’immobiliare e le attività petrolifere. Con l’ipoteca giudiziale su alcuni beni, la banca acquista un privilegio nel soddisfacimento del proprio credito. Italpetroli avrebbe circa 350 milioni di debiti e l’altro creditore di rilievo è Mps che comunque è da tempo alla finestra e non ha preso parte al tentativo di far mettere in vendita la Roma. Al giudice potrebbe essere richiesto anche un pignoramento per esempio sulle somme che i clienti delle attività petrolifere devono pagare a Italpetroli.Il credito di piazza Cordusio è da tempo scaduto nel senso che l’ultimo piano di rientro siglato a luglio 2008 prevedeva un programma di rateazione. Ma la rata di circa 150 milioni che avrebbe dovuto essere rimborsata a metà dicembre dello scorso anno è rimasta inevasa.La nuova accelerazione impressa da Unicredit dimostra tante cose. L’incrinatura delle relazioni con Mediobanca che ha piazza Cordusio tra i suoi principali azionisti; la volontà di Profumo di non voler tergiversare oltre e l’impraticabilità di negoziare con l’imprenditore farmaceutico Francesco Angelini che di recente è uscito allo scoperto per rilanciare l’interesse sulla squadra di calcio. Tutto questo è venuto meno, tranne la decisione di rivolgersi al tribunale. Molto presto. E questa, dopo le precedenti false partenze, sembra la volta buona.

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