SAMPDORIA-ROMA, L’ANALISI TATTICA – Con un inizio di campionato così interlocutorio non poteva che arrivare anche la prima sconfitta per la Roma di Garcia, in una serata che regala un interrogativo, legato al fatto se i giallorossi continueranno a rimanere prigionieri della propria inerzia, e accettandola senza la forza di volere cambiare le sorti del proprio campionato; una partita spezzettata per oltre un ora di gioco, con molta frenesia da entrambe le parti, i due moduli speculari che lasciano spazi sulle corsie esterne da sfruttare secondo caratteristiche e flussi di gioco; e questi flussi di gioco li cerca la Roma, con la catena terzino-punta esterna sia a destra che a sinistra che lavora da subito per nobilitare le capacità aeree di Dzeko; ma i traversoni sono troppo spesso imprecisi, con traiettorie o eccessivamente alte o a mezza altezza e quindi poco agevoli da impattare; per oltre un’ora di gioco la Roma ha supremazia territoriale ma poca penetrazione, nonostante la Sampdoria rimanga con 7 giocatori bloccati senza spinta degli esterni, e non faccia pressione lasciando giocare i giallorossi, denotando poca organizzazione in generale; la Roma può disporre facilmente del possesso palla, ma la prima ora di gara scivola via in molti momenti con fare noioso e si ravviva improvvisamente sul vantaggio dei doriani; il gol subito provoca un sussulto ed una reazione nei giallorossi che gradualmente col passare dei minuti vanno in forcing trovando finalmente velocità di gioco e mettendo alle corde una Samp che con due linee serrate cerca densità e un limitare i danni che solo la prontezza di Viviano riesce a suffragare; il pari che i giallorossi raggiungono, meritato, sembra presagire ad un sorpasso imminente sul finale di gara, ma il destino sembra avere deciso per una stagione diversa e sarà molto dura per i giallorossi riuscire a cambiare l’inerzia di questa stagione, tanto che l’autorete beffarda di Manolas suona come un monito molto sinistro.

DE SANCTIS: Seconda gara consecutiva in campo, seconda gara con 2 gol subiti e seconda gara praticamente da inoperoso, dove assiste impotente alla palla che scuote la rete; sul primo gol l’errore degli uomini in barriera è evidente, con troppa sufficienza nel sottovalutare come fosse evidente l’intenzione di Eder di calciare nella zona coperta dai compagni che allungavano la barriera; sul secondo il tiro di Eder sarebbe respinto dalla sua sagoma se la deviazione di Digne non mettesse fuori causa lui e Manolas.

FLORENZI: Da solo contro tutto e tutti, uno spreco di energia non riconosciuto dal responso del campo che lo colloca in un contesto di squadra che non sempre lo merita; la sua generosità stride fortemente con l’anonimato che questo campionato sembra scrivere per la storia dei colori giallorossi; in fase difensiva non sbaglia nulla, mentre in quella offensiva giusto qualche appoggio.

MANOLAS: Serata tranquilla, senza tanti patemi, con Eder e Muriel che non vengono mai messi in condizione dalla propria squadra di offendere; in occasione dell’autorete non riesce ad intervenire in maniera pulita a causa della deviazione di Digne.

DE ROSSI: La Sampdoria in fase offensiva non è pervenuta ,ma lui ha il grande merito di giocare in maniera intelligente sulla velocità di Eder, ma soprattutto Muriel, che va a prendere sempre altissimi e tenendoli girati; gestisce il palleggio secondo i compiti che il ruolo della serata gli aveva conferito.

DIGNE: Quantità notevole di cross, ma non sempre efficace la qualità dei traversoni; con Falque spinge molto ma talvolta il meccanismo di inceppa; nonostante Barreto fatichi e ritardi a scalare sull esterno il 2 contro 1 a Perea ha un’efficacia limitata.

PJANIC: Qualche pausa, ma nel complesso l’unico che riesce a dare imprevedibilità nella manovra e a creare situazioni ficcanti nei 25 metri finali; ci prova dalla distanza, suo l’appoggio a Salah per il momentaneo pari.

NAINGGOLAN: Sbaglia incredibilmente un rigore in movimento in una mischia a inizio gara, partecipa alla manovra con geometrie meno efficaci del solito, corre a tutto campo perdendo lucidità nel finale di gara; Soriano non cerca lo spazio, neanche quando Zenga lo sposta trequartista per cui la sua fase difensiva non è difficoltosa.

KEITA: Compassato, quasi voglia sostituire nei fatti la regia compassata di colui che sostituisce in serata (De Rossi); potrebbe fare di più, perché i 3 mediani doriani non sono particolarmente aggressivi, ma si limita,stranamente, a svolgere il compitino.

SALAH: Gol a parte, è l’unico che per larghi tratti di gara sposta palla in maniera positiva nonostante sia quello a cui gli avversari dedicano le principali attenzioni con raddoppi costanti e puntuali; lavora sul centrodestra e con Pjanic e Florenzi batte la zona con grande pericolosità;

FALQUE: Non incide e, qualche cross a parte,paga molto il girare spesso lontano dall’area di Dzeko, col quale non riesce a trovare congiunzione positiva.

DZEKO: Il paradosso che gli oltre 20 cross effettuati non trovano mai, tranne che in un occasione, la sua testa, tanto è impegnato a svariare per il campo e a mostrare ai compagni anche certe modalità di cross che si vorrebbe vedere fare recapitare; prova a scuotere e a scuotersi, ma l’unica domanda che sorge spontanea è riferita alla mancata esultanza in occasione del pari di Salah.

GERVINHO: 30 minuti di tentativi di trovare varchi con azioni più che altro personali, e qualche scambio velleitario specie nel passaggio di ritorno spesso accademico

ITURBE: A 3 minuti dal fischio finale una doppia sostituzione insignificante.

UCAN: Vedi Iturbe.

3 Commenti

  1. Ieri è stata una partita maledetta e a Zenga durante l’intervista sarebbe dovuto crescere il naso come a Pinocchio. Forse era contento per i tre punti ma non è stato obiettivo. Del calcio di rigore ne ha parlato qualcuno? E quello di Mediaset che interroga Garcia esordendo: Garcia un’altra sconfitta della Roma” come lo vedete? Veramente questa è la PRIMA sconfitta ha risposto il nostro tecnico e io a quel punto me ne sarei andato.

  2. Keita compassato che fa il compitino; Naingolan spaesato e disordinato; Pjanic sofisticato ma con pause. A me il centrocampo romanista sembra il vero punto debole della squadra, dato che è lì che nasce il gioco e si neutralizza quello avversario. Inoltre qualcuno dovrebbe spiegare allo sprovveduto Garcia che le situazioni pericolose non si creano soltanto con iniziative personali, ma sincronizzando i movimenti senza palla e proponendo di continuo tagli e imbucate a dettare il passaggio filtrante. Il movimento senza palla è comunque basilare!!! Per tutto ciò continuo a supplicare la dirigenza di cambiare trainer subito, poiché la situazione può essere rimediata, ma tra un pò sarà troppo tardi.

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