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UDINESE ROMA ANALISI TATTICA – Dopo tre vittorie consecutive per 1a0, la Roma sfugge alla sua regola (fino a due mesi fa) quasi implacabile della sconfitta ogni 3 gare, impattando nei minuti di recupero dopo 90 minuti insignificanti quanto disarmanti nella pochezza di una costruzione di gioco che latita paurosamente e alla quale la rosa non sembra presentare elementi risolutivi di tale criticità. Sarà importante, quanto fondamentale, reperire in sede di costruzione del nuovo assetto squadra un giocatore in grado di dare geometrie e tempi di gioco ad un impianto già povero di stimoli didattici. Il temperamento più di un progresso è stato ottenuto, perché appare evidente che quando non puoi vincere devi almeno non perdere e la Roma di Udine più di un segnale di giornata lo ha dato in questo senso.

Moduli e sviluppi di gioco

Con moduli speculari come 72 ore prima in Olanda, la Roma trova un avversario che gioca sui duelli contrapposti con un Rui Patricio ancora una volta decisivo davanti a cui si disimpegnano Smalling, con Mancini e Ibanez braccetti, Karsdorp e Zalewski quinti. In mezzo Cristante produce con Sergio Oliveira e Pellegrini di raccordo ad Abraham e Zaniolo. Cioffi, che ha avuto la settimana tipo a disposizione e una migliore condizione fisica inevitabile, mette davanti a Silvestri, Rodrigo, Pablo Mari e Perez ad occuparsi dei 2 avanzati giallorossi, mentre Molina e Udogie si preoccupano di tenere sulla difensiva i dirimpettai avversari sulla corsia (Karsdorp e Zalewski). In mezzo un compassato Jajalo cuce, con Pereyra e Makengo mezzali di supporto a Beto e Deuloufeu molto mobili e guizzanti.

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Primo tempo in imbarazzo di gioco e di corsa

Le scorie del giovedì di Coppa appaiono ben presto evidenti nella partita con i giallorossi sovrastati sin dai primi minuti da un Udinese che sa come l’aggressione in avanti sui riferimenti inibisca spesso la fluidità e continuità di manovra per gli uomini di Mourinho con le fonti di gioco soffocate e l’incapacità di trovare linee di passaggio tra i reparti quando manca brillantezza mentale e fisica. Beto e Deuloufeu schermano il passaggio verso Cristante, Pereyra e Makengo tolgono spazi e tempi di gioco in mezzo al campo con Jajalo che assorbe Pellegrini o Sergio Oliveira quando muovono dentro al campo a ridosso delle punte ancora una volta isolate dal blocco squadra. Se per la Roma in mezzo al campo non nasce nulla, sugli esterni già poco propositivi l’Udinese gioca la sua gara aggressiva con Karsdorp in difficoltà su Udogie e Zalewski preso in mezzo dalla catena Deuloufeu/Molina e in costante difficoltà di lettura difensiva. I giallorossi faticano a ritrovarsi, a collegare i reparti e compattarsi in fase difensiva con Rui Patricio che tiene a galla i suoi evitando che la gara risulti compromessa già dopo un tempo di gioco nonostante il gol nasca da una respinta infelice di Pellegrini sulla quale Molina punisce l’approssimazione. Una Roma disattenta, poco applicata e spesso in ritardo sulle seconde palle. Il primo tempo si conclude con l’Udinese che ha un indice di pericolosità e una supremazia territoriale superiore, mentre il possesso palla non ha percentuali significative per nessuna delle due contendenti.

Secondo tempo in disarmo fino ai cambi che rianimano la squadra nel finale

Al rientro in campo non c’è Sergio Oliveira, con El Shaarawy che va a gestirsi e integrarsi sulla catena di sinistra con il Zalewski in difficoltà del primo tempo. La prima parte della ripresa è sulla falsariga del primo tempo, con Mourinho che dopo un’ora di gioco corre ai ripari inserendo Shomurodov e Felix per Abraham e Zalewski, con El Shaarawy che va quinto, Cristante e Pellegrini in mediana e Zaniolo davanti con i due neoentrati. La Roma alza il baricentro e le percentuali di possesso ma ogni volta che l’Udinese recupera palla ha più di una transizione favorevole che la porta ad un passo dal gol della sicurezza, con Rui Patricio puntuale e decisivo nel regalare ai suoi, fino in fondo l’opportunità di tenere in vita una gara altrimenti compromessa. Veretout è il cambio che porta velocita e peso in mezzo al campo e Carles Perez per Mancini (e successivo passaggio al 4-2-3-1) si entra nel quarto decisivo col quale l’Udinese si presenta con Zeegelaar, Samardzic, Pussetto in luogo di Perez, Makengo, Deulofeu. Il forcing che la Roma produce nel finale trova sublimazione nel tocco di mano di Zeegelaar che premia lo sforzo finale prodotto.

Maurizio Rafaiani

2 Commenti

  1. Ma ancora non vi basta.Ma lo vedete che catastrofe e’questa squadra.La squadra non ha un gioco..La partita potrebbe durare anche 3 ore se non ci danno un rigore a favore o un calcio d’angolo fortunoso non si riesce a segnare.Il SOLAONE non riesce a portare correttivi tattici per cambiare l’inerzia della partita.Una volta sono gli arbitri,una volta i giocatori scarsi,una volta perche si gioca ogni tre giorni una volta il terreno di gioco.L’unica cosa che sa fare e’ IL PIACIONE CON ALLENATORI E GIOCATORI AVVERSARI .BASTA.Per fortuna che ha fatto due acquisti a gennaio che ci faranno vincere la COPPA DEL NONNO.Erano anni che giocavamo cisi’ male.BASTA Proma che sia troppo tardi.

  2. Avoja, un finale spumeggiante e all’arrembaggio. Non ricordo bene se questo grandioso finale di partita abbia prodotto mezza occasione da gol o zero proprio…

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