24 Settembre 2009

Totti tiene a galla la Roma, Unicredit può inguaiarla

 
La Stampa – Ad allontanare il pieno di cattivi pensieri dal viaggio in Sicilia della Roma ci pensa Totti, freddo e preciso dal dischetto. Il verdetto del Barbera fissa il confine su un pirotecnico 3 a 3, una posta a metà in tutto, errori e zolle del terreno amiche comprese. Così, a turbare il cammino giallorosso sono solo numeri e cifre che con il campo non hanno niente a che vedere. La svolta era nell’aria, in queste ore l’accelerazione: Unicredit, creditrice di circa 280 milioni di euro, ha avviato l’azione per il pignoramento degli asset di Italpetroli, holding della famiglia Sensi e controllante la As Roma. Cosa rischia la società di Trigoria? Per il momento, il club è escluso dalla richiesta della banca, ma il pressing di Unicredit potrebbe essere una mossa proprio per mettere in difficoltà la Roma visto che dagli altri asset di famiglia non possono arrivare entrate tali da colmare il debito. Non a caso ieri l’imprenditore Angelini ha incontrato il sindato Alemanno per discutere il futuro del club. A Palermo diluvia e, colpa di un campo fradicio, la sfida si accende più per le sviste che per i tocchi ragionati. Così, la notte del Barbera sconfina in un sequel di Scherzi a Parte dove rari sono gli affondi frutto di idee, stare in piedi è già un’impresa. La Roma si presenta al via come se quello contro il Palermo fosse il terzo tempo della magica serata dell’Olimpico di domenica scorsa quando i giallorossi misero ko la Fiorentina. Riise si trova a suo agio su un terreno molto britannico, Totti sale in cattedra e Brighi va a segno grazie ad un’azione (una delle poche) senza i trabocchetti di zolle inzuppate (da applausi il tacco di tacco dell’ex Pupone che invita il centrocampista in gol). Ranieri ha lo sguardo soddisfatto di chi incassa le risposte volute, Zenga appare smarrito e nervoso, ma le carambole beffarde e bagnate lo rimettono in piedi. Da raccontare (e rivedere) è la via che porta il Palermo in parità, una svolta carica di effetti speciali. Comincia Juan dimenticandosi di marcare Miccoli, continua il piccolo attaccante rosanero con una saetta potente, ma frenata dal campo che blocca il pallone ad un niente dal gol: la sfera danza sulla linea, Burdisso lo spinge sul palo nel tentativo disperato di salvare la nave dal naufragio, ma arriva Budan e la giostra finisce in rete. La serie delle amnesie si arricchisce, prima quando la retroguardia di casa lascia libero Burdisso di riportare in vantaggio la Roma, poi quando il signor Rocchi lascia esultare Miccoli, in gol con la complicità di un tocco di Simplicio in sospetto fuorigioco. L’intervallo consegna il copione ai rosanero. Il Palermo è più convinto, ha le pile cariche e Miccoli manda fuori giri la difesa giallorossa come quando apre a Nocerino la strada del sorpasso. Zenga riprende fiato, la Roma si rialza quando il primo ko dell’era Ranieri sembrava cosa fatta. Merito della corsa infinita di Okaka, ma soprattutto demerito di un portiere, Rubinho, che manda Totti sul dischetto (per l’ex Pupone 4 rete in campionato, 182 totali) procurando un rigore inutile.
 
 

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