Torino-Roma, l’analisi tattica: i giallorossi in 45 minuti chiudono la sfida e gestiscono bene la ripresa

Redazione RN
21/05/2022 - 12:05

foto Tedeschi
Torino-Roma, l’analisi tattica: i giallorossi in 45 minuti chiudono la sfida e gestiscono bene la ripresa

TORINO ROMA ANALISI TATTICA – La Roma chiude il campionato qualificandosi all’Europa League con un sesto posto che se da un lato migliora in termini minimi il piazzamento della scorsa stagione, dall’altro deve ancora vivere il suo momento clou quando tra 5 giorni Tirana sentenzierà se Mourinho sia in grado di portare titoli anche a queste latitudini. Perché se così fosse, si andrebbe ad aggiungere ai progressi evidenti in termini di temperamento, personalità e consapevolezza che il tecnico portoghese ha saputo, in maniera innegabile, trasmettere ad un gruppo dove la componente agonistica latitava in maniera preoccupante. Nell’ambito del progresso di crescita la gara capolinea della stagione di campionato, se unita alla vittoria di Coppa, può senza meno rappresentare una certificazione che il percorso intrapreso sia quantomeno beneaugurante.

Moduli e sviluppi di gioco

Mourinho opera qualche ritocco, ma fatica a rinunciare al giocatore che più di tutti ha saputo rianimare uno spogliatoio dove le stimmate del Leader erano appannaggio di uno scialbo campione che di fatto Leader non lo era mai stato in carriera. Tra Abraham e Dzeko la stagione sancisce in maniera impietosa il divario tra un trascinatore vero e un malinconico campione senza requisiti reali. A fianco di Abraham uno Shomurodov vivace, con Pellegrini e Veretout mezzali a sostegno dell’azione, mentre Sergio Oliveira limita il suo raggio d’azione nel cuore del centrocampo dove si identifica fonte di gioco di giornata, con fortune alterne. Sugli esterni Zalewski oggi a destra dimostra la sua duttilità che in sede futura potrà dare ai giallorossi più alternative di ruolo, facendo risparmiare esborsi supplementari, mentre per Spinazzola a sinistra è il momento di riscoprire finalmente il ritorno alla normalità. Dietro riposa Smalling, con Kumbulla centrale davanti a Rui Patricio, Mancini e Ibanez braccetti consueti. Juric ha promesse da mantenere (Gasperini) ma sceglie una formazione con qualche novità, con Lukic, Zima, Rodriguez davanti a Berisha, Ansaldi e Aina ad allargare il campo, in mezzo Pobega sviluppa e Ricci detta tempi, con Praet e Brekalo ai lati di Belotti. 

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Primo tempo consapevole

L’inizio dei giallorossi è un po’ confusionario, perché il Torino parte forte cercando di fare gara, possesso e supremazia e sulla sua costruzione bassa la Roma non è coordinata, scalando in avanti con il solo Abraham mentre i compagni non accorciano. I granata costruiscono con i 3 dietro, dove Lukic che è un centrocampista di ordine consente un uscita pulita e Rodriguez che è più terzino, può permettere di spingere come braccetto. Solo la Roma si gioca qualcosa in giornata e diventa fondamentale restare in partita e non andare sotto nel primo tempo, così come sfruttare il fatto che Lukic non è difensore vero, tenendo sempre vicini Abraham e Shomurodov per i duelli finali. Duelli singoli che vivono in ogni zona del campo, con Mancini e Ibanez che marcano forte in avanti su Brekalo e Praet. Quando la Roma sviluppa trova gradualmente circolazione e linee di passaggio in verticale, con l’importanza deriva dalla presenza di Shomurodov che ha sempre una gestione efficace della palla, mette peso e presenza sul fronte avanzato evitando alla squadra che Abraham si isoli nella morsa dei 3 centrali come accaduto altre volte. L’inglese ne trae benefici evidenti, con un gol inventato dal nulla un calcio di rigore procurato col quale la Roma va negli spogliatoi con un doppio vantaggio assolutamente meritato, per un primo tempo di grande consapevolezza e personalità e da zero rischi corsi, tanto che per equilibrio tattico rappresenta uno dei migliori primi tempi in stagione.

Ripresa in gestione

Juric non accetta il verdetto dei primi 45 minuti e si presenta al rientro operando 3 cambi, con Buongiorno, Seck e Pjaca in luogo di Rodriguez, Ansaldi, Brekalo. Mourinho non può che essere soddisfatto, riproponendo i primi 11, con l’imperativo di reggere il ritorno del Torino e reggere il primo quarto d’ora raggiungendo indenni la prima ora di gioco, per potere attingere ai cambi in funzione della gara di Finale. A dire il vero il rientro del Torino è vivace, con Rui Patricio che deve superarsi nell’unica situazione offensiva reale dei 90 minuti dei granata. Diventa altresì importante non abbassarsi troppo nonostante il Torino trovi traccianti dentro al campo e lavori bene sugli interscambi tra esterno e punta. Mourinho arriva all’ora di gioco ed è il momento di Karsdorp e Cristante per Zalewski e Sergio Oliveira, a cui risponde Juric con Pellegri per Belotti uguale. Nel quarto d’ora finale il Torino fatica a pungere e c’è spazio per Zaniolo, Vina ed El Shaarawy, per Spinazzola, Pellegrini e Shomurodov. La Roma rimane in controllo e trova la maniera di arrotondare con Pellegrini che trasforma un calcio di rigore che manda ai posteri il risultato finale e il conto alla rovescia per la gara europea forse più importate degli ultimi 30 anni giallorossi.

Maurizio Rafaiani

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