22 Dicembre 2016

Tatticamente parlando. Una Roma ridotta all’osso affronta un Chievo arcigno

TATTICAMENTE PARLANDO – La seconda della classe si prepara a sfidare in casa la decima forza del campionato. Considerando il ruolino di marcia dei giallorossi tra le mura amiche (8 vittorie in altrettante gare), opposto all’andamento degli avversari in trasferta (3 vittorie, 1 pareggio e 4 sconfitte lontani dal Bentegodi), sembrerebbe una gara dal pronostico chiuso. Eppure, le tante defezioni in casa Roma privano Spalletti di buona parte del potenziale tecnico presente in rosa, rendendo il confronto più incerto del previsto.

GLI SCHIERAMENTI – La formazione capitolina dovrà fare sicuramente a meno di Manolas, fermato da un problema alla coscia, e rischia di dover rinunciare anche a Nainggolan e De Rossi, anche se questi due sono in recupero. Se a loro si aggiungono uno Dzeko febbricitante e un Totti reduce da un virus intestinale, le scelte per il tecnico di Certaldo si riducono ad un lumicino. Quasi certo l’impiego del 4-2-3-1, in difesa Vermaelen cerca spazio e si contende con Bruno Peres una maglia da titolare: qualora giocasse il belga, Rudiger preserverebbe il ruolo di terzino già ricoperto contro la Juventus, se invece la spuntasse il laterale brasiliano, il difensore tedesco farebbe coppia al centro con Fazio. Sull’out di sinistra invece Emerson Palmieri. A centrocampo, l’inamovibile è Strootman, accompagnato verosimilmente da Paredes o, in alternativa, da Capitan futuro, visto che neppure l’argentino è al 100%, poiché reduce da una distorsione alla caviglia. Nel terzetto avanzato, spazio ad un trio a trazione anteriore, con Salah, Perotti ed El Shaarawy a sostegno della punta centrale Dzeko (o in alternativa Iturbe se il bosniaco non dovesse farcela).
Il Chievo Verona di Maran invece si presenta all’appuntamento con quasi tutti gli effettivi a disposizione. Nel collaudato 4-3-1-2, che ha fruttato 25 punti in 17 gare, i clivensi devono verificare le condizioni del difensore Gamberini e del centrocampista Castro, usciti malconci contro la Sampdoria e rimpiazzati eventualmente da Spolli e Izco. Ma dal punto di vista tattico non cambierebbe nulla, con Birsa trequartista pronto ad ispirare Meggiorini e Pellissier, anche se quest’ultimo si contende con Inglese una maglia per partire dall’inizio.

GLI UOMINI CHIAVE – Il Chievo Verona è una squadra attendista, con una difesa molto forte fisicamente, difficile da perforare nel gioco aereo, e un attacco veloce, pronto a sfruttare gli spazi che si presentano in contropiede. Nel mezzo poi, un centrocampo di corsa a cui però non manca qualità, con Castro e De Guzman ottimi rifinitori in fase d’appoggio. Contro una formazione compatta e solida come quella veneta, la Roma avrà l’obbligo di alzare i ritmi di gioco, proponendo un calcio molto più simile a quello offerto nella seconda parte di gara a Torino, rispetto alle versioni più equilibrate messe in mostra contro Lazio, Milan e nella prima frazione dello Juventus Stadium. Da qui l’idea di un tridente (SalahPerottiEl Shaarawy) spiccatamente offensivo alle spalle di Dzeko, che dia alla Roma qualità ed imprevedibilità nella manovra, mettendo in difficoltà la retroguardia clivense nel suo punto debole: la velocità. A Fazio e Vermaelen (o Rudiger) poi il compito di giocare di anticipo sulle ripartenze avversarie, assumendosi il rischio di lasciare campo alle proprie spalle pur di tenere corti i reparti della compagine giallorossa, giocando d’altro canto sulla maggior fisicità goduta rispetto alla struttura corporea degli avanti veneti.

I PERICOLI PER LA ROMA – Oltre al possibile contraccolpo psicologico derivante dalla sconfitta di sabato scorso contro la Juventus, nel match di giovedì la Roma non dovrà sottovalutare la resistenza difensiva della sua avversaria di turno. Il Chievo ha infatti una retroguardia arcigna, violata solo 17 volte dall’inizio del campionato e risultante, insieme a quella capitolina, la seconda miglior difesa del torneo. Sbloccare il match sarà, sulla carta, compito arduo. La formazione di Maran inoltre raramente si scompone e questo equilibrio le consente di essere spesso in partita sino al novantesimo. Una Roma abituata a segnare a valanga all’Olimpico (media di tre gol per incontro), avrà dunque stavolta la responsabilità di approcciarsi in modo diverso al confronto, che solo sulla carta sembra essere tra una grande e una medio-piccola vittima predestinata.

Paolo Sabatini

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