Ha lasciato lo stadio, nel quale la Roma aveva giocato il ritorno degli ottavi di Champions, come 366 giorni prima. Da vincitore. Il compleanno, evidentemente, porta fortuna a Spalletti. Il 6 marzo 2007, la Roma, sotto il suo comando, approdò ad un quarto di finale di Coppa Campioni dopo ventitre anni, battendo il Lione. Fu considerata la “partita” perfetta. Fino a mercoledì scorso, almeno. Al Bernabèu, Totti & Co. hanno deciso, di nuovo, di festeggiare degnamente il compleanno del tecnico. Due gol e biglietto valido per la doppia sfida dei quarti. Con tanti auguri, mister. E lui, gli auguri, li merita davvero tutti. Dall’estate in cui arrivò a Trigoria (2005) ha risollevato, insieme alla dirigenza, uno spogliatoio oramai allo sbando. Ha cementato il gruppo, ristabilendo le gerarchie, eliminando le erbacce e mettendo in chiaro le regole. Comportamenti seri, finalmente. Nonostante parecchie critiche iniziali, nella prima stagione portò la squadra al secondo posto, pur uscendo in Coppa Uefa contro il Middlesbrough. La seconda temporada, invece, lo ha visto fare il primo, importante salto di categoria. Piazza d’onore indiscussa in serie A, vittoria in Coppa Italia in finale contro l’Inter e dimostrazioni di calcio a livello europeo, culminate con la magica notte di Lione. Poi Manchester, la maledetta Manchester: una macchia nera della quale fare tesoro, per evitare che si possa riproporre. Arriva la terza annata, di Spalletti insieme alla Roma. Si inizia con le polemiche sulla scelta del ritiro a Trigoria… e con alcune preoccupanti sconfitte sul piano dei risultati. Di nuovo l’ombra di Manchester. Ma l’allenatore e la Roma tutta sanno di aver già pagato, sotto questo aspetto. Si (ri)comincia con un’altra vittoria: Supercoppa a San Siro e nuova lezione di calcio a Mancini & Co. Potrà essere la stagione buona e la Roma parte sparata in campionato ma ancor di più in Champions. Merito di Spalletti, ma non solo. Merito di ciò che Spalletti ha fatto per i suoi ragazzi che esprimono il solito bel calcio vincente. Poi, la notte madrilena. L’apoteosi. La nuova partita “perfetta”, irripetibile, festeggiata da migliaia di persone sveglie fino all’alba. Anche i più critici nei confronti dell’insegnante di calcio di Certaldo, l’altra sera, hanno festeggiato: ‘evviva il ritiro a Trigoria’, avranno pensato. Oggi, nel giorno del suo quarantanovesimo compleanno, Spalletti sa di aver vinto la scommessa, alla grande. Per questo, mercoledì notte ha lasciato il Bernabèu come fece con la Gerland 366 giorni prima. Da vincitore.

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