12 Giugno 2009

Sensi, negoziato con Unicredit per affidare il mandato a vendere il club

Il Messaggero: I Sensi, negoziato con Unicredit per affidare il mandato a vendere il club
La famiglia Sensi sarebbe scesa a più miti consigli sedendosi al tavolo negoziale con Unicredit per la stesura del mandato a vendere la As Roma. E la banca guidata da Alessandro Profumo, azionista al 49% della Italpetroli di cui la famiglia romana ha la maggioranza, avrebbe accettato di utilizzare fino in fondo il periodo per formalizzare l’azione giudiziaria avviata venerdì scorso con la lettera di messa in mora. Il tempo limite per far scattare le carte bollate scade fra un paio di settimane circa. Da qualche giorno, secondo quanto risulta a Il Messaggero i legali dei Sensi e di Unicredit avrebbero iniziato concretamente a discutere i termini dell’incarico a una primaria banca d’affari internazionale – probabilmente Mediobanca – avente ad oggetto la vendita della quota di controllo della squadra di calcio posseduta da Italpetroli tramite Roma 2000. L’attribuzione del mandato fu intimato giovedì 28 maggio nel corso del faccia a faccia fra il deputy ceo di Unicredit Paolo Fiorentino e le sorelle Rosella e Maria Cristina Sensi, alla presenza dei rispettivi avvocati di fiducia Roberto Cappelli e Gianroberto de Giovanni. A caldo le sorelle Sensi cercarono di resistere comunicando a Unicredit di aver affidato a Mediobanca l’incarico per la ristrutturazione del debito e la valorizzazione degli asset. Un modo per prendere altro tempo confidando nell’influenza e nelle capacità relazionali della banca d’affari milanese. Alla controparte la mossa non fece piacere e venerdì 29 in un colloquio fra Fiorentino e il vicedirettore generale di Mediobanca Maurizio Cereda, il banchiere di Unicredit avrebbe detto chiaro e tondo che non c’era disponibilità a rinegoziare un’altra volta il debito. E che per Unicredit l’unica via per pagare i debiti sarebbe la cessione della Roma calcio, da realizzarsi entro luglio per non far perdere di valore alla società. L’esposizione complessiva di Unicredit si aggira attorno ai 350 milioni, dei quali circa 300 relativi a capitale e interessi e il resto al valore della partecipazione del 49% ricevuta una decina di anni fa, quando fu siglato il primo piano di ristrutturazione con la conversione dei crediti in capitale. L’altra banca creditrice di Italpetroli è Mps che ha ereditato circa 70 milioni prestati da Antonveneta, incorporata lo scorso anno. Unicredit e Mps accettarono a luglio scorso di rinegoziare fino al 2010 nuovamente i termini per resituire i debiti. Ma a dicembre scorso Italpetroli non pagò la prima rata da 150 milioni e nei mesi successivi non rispettò altri impegni. Così si sarebbe arrivati alla contrapposizione di queste settimane. Ma dall’altro giorno i Sensi avrebbero accettato la trattativa visto che sarebbe definitivamente tramontato il megoziato tra Mediobanca e Vinicio Fioranelli. Ci sono un paio di settimane, quindi per trattare al meglio le condizioni dell’incarico. Nel frattempo però Mediobanca ha in animo di approfondire i contatti coi libici, graditi a Unicredit di cui sono il secondo azionista.
 
 

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