10 Novembre 2022

Sassuolo-Roma, l’analisi tattica: il gol di Abraham non basta. Giallorossi senza la forza mentale per ripartire

La Roma esce dal Mapei Stadium con l'amaro in bocca. Il gol del vantaggio, arrivato al minuto 82, non è bastato per conseguire tre punti importantissimi

Foto Tedeschi

La Roma non reagisce alla brutta prestazione e risultato del derby, si ammala (parafrasando il concetto di una recente dichiarazione di Walter Sabatini), e con un punto nelle ultime due gare compromette un possibile arrivo alla pausa Mondiale al quarto posto, che avrebbe dato una percezione diversa al cammino di un campionato che, tolto il Napoli, non sembra avere interpreti particolarmente irresistibili. Ancora una volta, dal Mapei, esce un risultato che lascia l’amaro in bocca per la collocazione temporale del gol del vantaggio, arrivato al minuto 82, ma che non è bastato per conseguire tre punti importantissimi.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO 

Per Mourinho qualche novità rispetto all’undici iniziale del derby, con un 3-4-1-2 che se davanti a Rui Patricio vede i consueti Mancini, Smalling, Ibanez, come quinti ci sono Celik che rileva Karsdorp a destra, con Zalewski a sinistra. In mediana vicino a Cristante c’è Matic in luogo di Camara, mentre il vertice alto è Volpato che si posiziona alle spalle di Shomurodov sul centro destra, e Zaniolo sul centro sinistra. Dionisi disegna il consueto 4-3-3 ben scaglionato in campo, con Ferrari e Ayahn centrali, davanti a Consigli, con Toljan e Kiriakopolous terzini. In mezzo Lopes è il metronomo, con Frattesi e Harroui mezzali d assalto negli spazi alle spalle di Pinamonti, mentre sugli esterni la velocità di Laurientè e D’Andrea completano il tridente offensivo.

PRIMO TEMPO EQUILIBRATO, SENZA EMOZIONI

Molto aggressivo in avanti il Sassuolo prende subito campo, come consuetudine, senza calcoli o cautele tattiche, e sull’impostazione della Roma si evince chiaramente l’imbarazzo che la squadra giallorossa vive nel momento attuale in tale fondamentale, con i due braccetti che dovrebbero avere coraggio ed entrare dentro al campo con la palla. Nella difficoltà di non riuscire a trovare linee di passaggio dentro al campo, almeno sull’esterno la Roma riesce ad uscire, perché il 4-3-3 neroverde scivola in ritardo sugli esterni, specie in occasione dei cambi di gioco dei giallorossi, che trovano spazi e tempi di gioco che però vengono vanificati da alcune letture finali sbagliate dei tre avanzati e da Zalewski che stranamente non affonda. Possesso palla e supremazia territoriale, così come la produzione offensiva delle due squadre nel primo tempo di equivalgono, con la Roma che mette Shomurodov e Zaniolo davanti a Consigli, mentre il Sassuolo punge con D’Andrea (Zalewski impiega un tempo a capire che è mancino e tende a venire dentro al campo per tirare), e Frattesi che sfiora il bersaglio grosso con conclusioni dai 20 metri, dove si ripropone ancora una volta il problema di quando giocano Matic e Cristante insieme che non riescono a coprire il tiro da fuori area. Con Volpato che attenziona Lopes sulla prima costruzione degli emiliani, la Roma trova difficoltà esclusivamente a destra, dove Laurientè ha un passo nettamente superiore a quello di Mancini, che subisce i suoi strappi e che lo porterà a spasso per tutta la gara, fortunatamente non trovando eccessiva assistenza nei compagni, nel corso del primo tempo. L’altra criticità del primo tempo giallorosso è rappresentato da Shomurodov, che riceve sempre palla di spalle, consentendo all’esperienza di Ferrari di sopperire al dinamismo diverso, prova ne è il movimento in cui l’uzbeko si apre e trova corsa in un corridoio in occasione dell’azione offensiva più pericolosa (oltre al calcio alto di Zalewski pescato da Celik), così come l’impalpabilità degli avanzati, laddove ognuno gioca per se senza cercare combinazioni col compagno. Matic che pesca davanti coi suoi traccianti vanificati da ricezioni imperfette, e un ammonizione a Zaniolo surreale, sono i restanti gesti di cronaca di un primo tempo interlocutorio. 

RIPRESA DAI RITMI BASSI, CHE SI RIANIMA NEI 10 MINUTI FINALI

Si riparte con i medesimi 22, con la Roma che ora prova a fare la partita, e il Sassuolo che riparte a fiammate, laddove ogni volta che porta palla dentro al campo sfrutta la superiorità numerica, ma la Roma comunque trova più di una percussione, specie con Zaniolo, che comincia a caricare di gialli i neroverdi. Il primo slot delle due squadre è contemporaneo, con Mourinho che inserisce Abraham, El Shaarawy, Karsdorp per Shomurodov, Celik, e Zalewski, cambiando i due quinti esterni, mentre Dionisi inserisce Traorè e Thorsved per Harroui e D’Andrea. Abraham trova subito una grande assistenza per Volpato che anziché concludere di prima intenzione perde il tempo e l’occasione sfuma, con l’italo-australiano che lascia di li a poco posto a Bove, che lo avvicenda mantenendo l’assetto invariato. Supremazia e possesso giallorosso, con alcune situazioni di pericolo suggeriscono più peso e sostanza in mezzo al campo a Dionisi, che inserisce Obiang per Lopez. Il Sassuolo, che punta molto sugli strappi di Laurientè ,si costruisce l’azione più clamorosa del suo incontro col francese che assiste Traorè sul quale Rui Patricio scivola in avanti con tempismo eccelso, chiudendo lo specchio. Zaniolo conclude la sua gara con qualche impaccio, lasciando spazio a Belotti, come preludio ai 10  minuti finali decisivi dell’incontro, dove un terzo tempo fantastico di Abraham, su tracciante chirurgico di Mancini dall’esterno sembra finalmente porre fine alla scalata impervia affrontata dai giallorossi fino a quel momento. Raggiunto il vantaggio Bove si abbassa, 5-3-2, ma il problema rimane la velocità di Laurientè nel corridoio di Mancini, con Karsdorp che si fa sorprendere alle spalle liberando il duello più pericoloso, l’unico al quale rivolgere attenzioni, stravinto inevitabilmente dal francese che assiste Pinamonti che brucia sul tempo Smalling pareggiando i conti. Sul gol di Pinamonti finisce la gara, perché una squadra che con grande fatica arriva a scalare una montagna e trovare il gol, nel momento in cui viene ripresa non ha più la forza mentale per ripartire. Si finisce con Berardi per Laurientè (va Traorè a destra) e Rogerio per Kiryakopoulos, ma l’unico interrogativo è legato alla criticità che per tutta la gara ha rappresentato il duello Laurientè / Mancini. Ibanez in Coppa aveva giocato a destra (c’era Vina ed aveva traslocato di zona), ma visto Laurientè portarsi a spasso con i suoi strappi Mancini sotto l’aspetto della corsa, per tutta la gara, invertire Ibanez con Mancini una volta andato in vantaggio (fermo restando che si sarebbe potuto fare anche prima) sarebbe stato così inopportuno?

Maurizio Rafaiani

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4 commenti

  1. Franco62 ha detto:

    Mou è bravo (‘?’) a spostare l’attenzione su alcuni giocatori, nel bene e nel male, non volendo fare autocritica rispetto ai suoi errori tecnici… Limitandoci all’ultima partita: non l’hai paraeggiata soltanto per colpa di Karsdorp, ma perchè non sei riuscito a fare due gol in 90min (ad una squadra che pochi gg prima li ha presi dal Torino!), oppure a saper mantenere il minimo vantaggio per una decina di minuti! Mou dovrebbe considerare tutti i tiri verso la porta fatti dal Sassuolo nel 1’tempo (concesso troppo a centrocampo): con giocatoriu più forti potevano essere dei goals! Si affida ad un centrocampo lento in costruzione e che contrasta poco e male quando difende…

    • Newthor ha detto:

      Mourinho questi giocatori ha e questi mette in campo.
      Nessun allenatore ha mai vinto qualcosa da solo.
      Chi invita a guardare Napoli, Liverpool e Man city per rifarsi gli occhi, dimentica il piccolo particolare che quelle squadre sono fatte di calciatori di un’altra categoria, rispetto a quasi tutti quelli della Roma!
      Il 99% degli esteti del calcio che ora hanno gioco facile a lamentarsi della qualità del gioco della Roma avrebbero esultato ed inneggiato al gioco concreto e “di corto muso” se solo la Roma avesse portato a casa l’1-0.
      Cercate di essere coerenti, cazzo

  2. Andy71 ha detto:

    DDR allenatore subito!

  3. hj ha detto:

    squadra inesistente, allenata da un completo incapace
    mou VATTENE