• Salernitana-Roma, l’analisi tattica: giallorossi legati ancora alle individualità, gli episodi decidono il match

    Giacomo Emanuele Di Giulio
    30/01/2024 - 8:52

    Getty Images
    Salernitana-Roma, l’analisi tattica: giallorossi legati ancora alle individualità, gli episodi decidono il match

    SALERNITANA ROMA ANALISI TATTICA – Appena un punto sotto il quarto posto. Come risistemare una brutta classifica in due partite, entrambe vittoriose, la Roma torna a vincere in trasferta dopo tanto tempo. Rientra da Salerno col massimo risultato e guarda con più fiducia al futuro, in attesa della chiusura del mercato invernale dal quale ha necessità di acquisizioni per sistemare la rosa a disposizione di Daniele De Rossi. I giallorossi esprimono un calcio ancora poco continuo e legato alle individualità, che appena la squadra trova ritmo valorizzando una proposta di gioco ancora poco incisiva, nonostante ritmi non sempre elevati e alcuni tempi di gioco non sempre adeguati.

    Moduli e sviluppi di gioco 

    De Rossi conferma il varo definitivo del suo 4-3-2-1 con El Shaarawy e Dybala punte esterne a piede invertito ai fianchi di Lukaku, innescato da un centrocampo a 3 dove Cristante detta i tempi, Bove e Pellegrini vanno. Mentre dietro, i 4 davanti a Rui Patricio, sono Mancini e Llorente con i terzini Karsdorp e Kristensen. Pippo Inzaghi sceglie un 3-4-2-1, con Ochoa tra i pali, Pierozzi, Gyomber, Daniliuc centrali, Sambia e Bradaric quinti, mentre in mediana Maggiore e Basic cantano e portano la croce alle spalle di Simy, con Tchaouna e Candreva ai lati.

    Primo tempo contrastante nei dati statistici

    Nella fase iniziale della gara è, come col Verona, evidente lo scaglionamento migliore col 4-3-2-1, occupando in maniera omogenea il campo. Ancora una volta evidente la costruzione a 3, dove Karsdorp si alzano molto a destra ed El Shaarawy a dare ampiezza a sinistra. Dybala e Pellegrini che fluttuano tra le linee per evitare l’isolamento di Lukaku e Bove uomo ovunque che corre dietro a tutti recuperando palloni su palloni. La Salernitana lascia completamente iniziativa ai giallorossi che trovano supremazia territoriale e possesso palla per compattarsi dietro e recuperare palla e allungare su Simy, che, con Candreva quando la Roma attacca si posiziona nella zona dove si alza il terzino giallorosso. Zona che rimane libera dove ricevono il primo passaggio dopo la transizione. La Salernitana ha grande qualità offensiva nei singoli quando si distende invade a folate la metacampo giallorossa. In funzione dell’atteggiamento dei granata, è evidente come ci voglia pazienza di fronte alla grande densità centrale, dove poco è il raccordo con Dybala e Pellegrini tra le linee e la necessità di essere più precisi nel palleggio, perché sulle palle perse si vanno a verificare troppe situazioni di ripartenza, tanto che a fine primo tempo si registrano percentuali bulgare di supremazia territoriale e possesso palla, ma zero in produzione offensiva perla Roma perché di fatto è la Salernitana che tira in porta dopo una difesa ordinata e transizione.

    Ripresa decisa negli episodi che la Roma va a ricercarsi con i giusti atteggiamenti

    Si riparte con gli stessi 22 e con gli stessi atteggiamenti tattici dei primi 45 minuti di gioco. Diventano importanti le palle inattive e la conclusione dalla distanza per scardinare il muro degli uomini di Filippo Inzaghi. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo manovrato scaturisce il calcio di rigore che stappare l’incontro e gli equilibri precari sui quali poggiava, obbligando la Salernitana a scoprirsi, cosa che prontamente avviene, con i granata che hanno pronta reazione. Ma qui avviene un passo importante nella gara, perché la Roma ricaccia indietro gli avversari attraverso il possesso palla, segnale importante in termini di personalità e consapevolezza e il secondo gol di Pellegrini che arriva nei successivi 15 minuti così gestiti è figlio di questo atteggiamento positivo. Grande assistenza dall’esterno, finalmente, di Karsdorp. Il doppio vantaggio sembra dare felice cittadinanza alla partita ma dopo 5 minuti una disattenzione su Kastanos (subentrato con Martegani per Basic e Sambia), dove i giallorossi non assorbono l’inserimento senza palla con Pellegrini e Kristensen, riapre una gara quasi congelata. Va fuori Dybala per Aouar che ne occupa posizione e compiti, dopo poco è il turno di El Shaarawy che lascia posizione e compiti alla nuova vita di Zalewski, che più che nuova ritrova quella vissuta nel suo percorso nelle giovanili giallorosse. Il quarto di gara finale vede nuovi avvicendamenti, con Inzaghi che inserisce Ikwuemesi, Lovato e Zanoli per Simy, Gyomber e Pierozzi, ma quando la Salernitana serra i ritmi per l’assalto finale De Rossi inserisce Hujisen per Pellegrini, passando ad un 5-4-1, con Zalewski ed Aouar quarti di centrocampo. Quando arriva il fischio finale, dopo una gestione balorda di più di una ripartenza per chiudere la gara, rimane efficace la buona difesa dentro l’area con i 5 difensori finali e i 4 centrocampisti a caccia di seconde palle, valorizzando la scelta strategica finale.

    Maurizio Rafaiani

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    1. La mia domanda È??? Di tutti questi, dico QUESTI e no giocatori, possono rimanere per una grande ROMA?? LUKAKU no, DIBALA no, LIORENTE CRISTENSSEN ASMOUN HIUSEN prestiti. Zalenski Praticio Celik Belotti SpinazZola, Belle pippe. Tolto BOVE gli altri mezzi giocatori. FORZA ROMA SEMPRE E COMUNQUE

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