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Foto Tedeschi

ROMA INTERVISTA ZANIOLO – «Ho passato l’inverno in tribuna sperando, ogni domenica, che il mister si girasse e mi chiamasse, sebbene sapevo fosse impossibile…». Sono queste le parole con cui Nicolò Zaniolo racconta, sulle pagine di Sportweek, il suo anno trascorso a recuperare dal brutto infortunio subito in Nazionale. Adesso però l’incubo è finito, il professor Fink gli ha dato il via libera per tornare ad allenarsi con il gruppo e il 22 giallorosso non vede l’ora che sbarchi Mourihno nella Capitale per riprendere gli allenamenti.

Roma, l’Intervista di Zaniolo a Sportweek

Nicolò, come stai?
“Dopo la vittoria del derby e l’ok del professore Fink ancora meglio”.

Non vedi l’ora di…?
“Rientrare e aiutare la squadra. Ho passato un anno in tribuna, sperando ogni domenica che il mister mi chiamasse. anche se era impossibile che succedesse… Ora sto bene, scalpito”.

Mamma dice che eri un bambino iperattivo, col pallone ai piedi e il poster di Kakà in camera: che ragazzo sei?
“Estroverso, generoso e molto testardo”.

E che uomo vuoi diventare?
“Devo crescere sotto tanti punti di vista. ho 21 anni e molti se lo scordano. E tre obiettivi: prendere la patente, affermarmi come calciatore e come persona”.

Chi vorresti invece incontrare?
“Ibrahimovic: è un dio. Un mito. Mi piacerebbe parlargli. vedere come si approccia alla partita, e giocarci, perché l’ho fatto solo alla play, dal vivo mai”.

L’ultima volta che hai pianto?
“Quando mi sono rotto il crociato la seconda volta. ho pianto veramente tanto. Chiuso in casa per una settimana, ho spento il telefono, non riuscivo più a parlare, né a sorridere. ho pensato di mollare. Vedevo i ragazzi camminare volevo essere come loro. Io per tre mesi mi tiravo su con le stampelle. Poi grazie ai miei e agli amici, sono arrivato a oggi con più voglia di prima”

Era il 7 settembre 2020, Olanda-Italia, Nations League. Riesci a raccontarlo quel dolore?
“È indescrivibile. Parte dai piedi e arriva al cervello, è uno scrocchio di dita. E non è solo quello che senti: in quel momento mi sono passati davanti tutti i 6 mesi di sacrifici e di allenamenti buttati via”.

A chi ti sei aggrappato davvero?
“A Florenzi, la mia ancora. Mi chiama ogni giorno, da quel giorno e mi chiede come sto. Ha vissuto il mio stesso doppio infortunio, con la stessa tempistica. Mi ha spiegato che non è finita. Mi ha detto di non abbattermi, di non pensarci, di fare più cose possibile (nelle norme). Che ho talento e devo preservarlo”.

Ti hanno scritto in tanti. Le parole più importanti?
Quelle del mister, ad Amsterdam. A fine primo tempo ero sdraiato sul lettino, moribondo, è arrivato Mancini e mi ha detto: “Non ti voglio più vedere piangere, noi ti aspetteremo sino a quando non sarai guarito. Ora metto dentro il tuo amico Kean che fa gol e lo dedica a te“.

C’è una foto del primo infortunio, in quel Roma-Juve del 12 gennaio 2020, dove Ronaldo ti dà una carezza, tenerissima.
“Ho visto la foto, ma non ricordo la carezza. Ero in trance, non capivo ancora cosa fosse successo davvero. Ne avevamo parlato tante volte con i compagni, avevamo già fatto i conti con altri infortuni: cosa si sente, cosa non si sente… Temevo il peggio ma non capivo. Ricordo solo una frase in spagnolo: “Dale hermano“, forza fratello. Era Dybala”.

Quante volte hai rivisto quel contrasto con la mente?
“Poche e se capita mi viene ancora la pelle d’oca”.

Eri più disperato o arrabbiato?
“Arrabbiato, perché ti puoi disperare, ma ormai è capitato. Ma mi sono chiesto tante volte: perché proprio a me? Perché?”.

La gente si immedesima nel dolore, hai sentito l’amore dei romanisti?
“E’ come se avessi giocato ogni domenica e fatto ogni volta… doppietta. La gente qua è incredibile. C’è un tifoso, Lorenzo, che mi scrive tutti i giorni e tiene il conto della riabilitazione: siamo 400 giorni e qualcosa”.

Hai fatto poco, ma tutte cose da grande. Convocazione inNazionale e debutto in Champions contro il Real, prima ancora che in Serie A; primo gol in A a cucchiaio al Sassuolo; prime due reti in Champions al Porto: il più giovane italiano di sempre. Quale scegli?
“Senza dubbio la doppietta col Porto perché era un periodo difficile per noi e mister Di Francesco. Ed erano gli ottavi, la mia prima volta nella fase finale”.

Sebbene il Bernabeu abbia meritato un posto sulla pelle.
“Sì, sul braccio che mi racconta, dove c’è la Madonna che mi protegge, la tigre che mi dice di non mollare mai e il serpente che… devo pungere quando serve”.

Hai gestito le svolte della vita, come si fa a rinunciare a un Europeo?
“Pensando al bene dell’Italia. ai compagni che se lo sono meritato sul campo: io è tutto l’anno che li guardo in tv. Il ct mi ha chiamato tante volte. ha deciso e mi ha spiegato: “Non ti convoco per rispetto della squadra. si creerebbero dinamiche scomode nel gruppo”. Lo capisco. Poi certo, un po’ di rammarico c’è perché ci speravo. Ma alla fine. se tutto andrà bene. ci saranno Mondiali e Europei, quanti ne voglio”.

Cosa avresti dato per esserci?
“Mi sarei rotto un’altra volta il ginocchio…”.

Aspettando il Qatar 2022…
“Quello è l’obiettivo, però facciamo passo dopo passo, Vinciamo l’Europeo, poi si potrà dire la nostra anche al Mondiale”.

L’avversario più difficile?
“Ho incontrato i difensori centrali più forti del mondo: Van Dijk. Chiellini, Sergio Ramos e Skriniar. Che è il più fastidioso, uno di quelli che soffro: tosto, arcigno, non molla niente”.

È tosto e incontentabile anche Mou. Punta sui giovani e su di te. Che colpo per Roma e la A?
“Siamo gasati, Mourinho è un grande allenatore, ha vinto tanto, ha grande personalità. Non vedo l’ora di cominciare. Anche se bisogna dar merito a Fonseca, è stato un professionista”.

Fonseca ti ha messo sotto con la fase difensiva (che ti tornerà utile con Mou), ha chiuso bene con la vittoria nel derby, ma cosa è mancato alla Roma, oltre a Zaniolo?
“Fino a gennaio eravamo terzi, con la ]uve sotto. Un pensierino alla Champions e allo scudetto l’ho fatto, poi c’è stato un blackout, troppe partite ravvicinate, troppi infortuni e troppa sfortuna. Speriamo di riprenderci subito quello che è nostro”.

Anche perché lo Special One conosce solo 2 parole: Scudetto e Champions. Anzi 3, Triplete.
“La penso come lui: bisogna puntare al massimo sempre, a nessuno piace perdere. Lui saprà gestire le sfide cruciali, quello che ci è mancato quest’anno”.

Chi porteresti alla Roma?
“Ibrahimovic. Vorrei la sua costanza e il talento di Messi”.

Mou gioca col 4-2-3-1: mezzala Sinistra, trequartista, esterno di destra, dove ti piace di più?
“Ovunque. ma ultimamente mi trovo molto bene a destra. Grazie a Fonseca ho capito che non devo rincorrere tutti, ma gestire il fiato, perché poi quando hai preso palla per attaccare la porta avversaria ne serve ancora”.

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FONSECA: “HO AMATO LA ROMA. IL MOMENTO PIU’ DIFFICILE QUANDO E’ ANDATO VIA PETRACHI”

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2 Commenti

  1. Bravo Nicoletto, preparati bene tanto per fare vacanze non ti mancheranno tempo e soldi quando sarà il momento, ora ti vogliamo al 100% per la prossima stagione, a fare faville con Dzeko Mkhi Pedro ecc tutti teleguidati dal Mou, dai che ci prendiamo rivincite e soddisfazioni

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