• Roma-Verona, l’analisi tattica: miglior primo tempo stagionale per intensità, tanti duelli a centrocampo

    Redazione RN
    20/02/2023 - 10:58

    L'analisi tattica di Roma-Verona, match della 23a giornata del campionato di Serie A

    Foto Tedeschi
    Roma-Verona, l’analisi tattica: miglior primo tempo stagionale per intensità, tanti duelli a centrocampo

    ROMA VERONA ANALISI TATTICA – Con una delle su migliori prestazioni stagionali la Roma supera di misura un Verona in salute sotto l’aspetto della corsa ed intraprendenza, e continua la sua marcia dentro l’obiettivo qualificazione Champions, ora sempre più alla portata. Non sarà una rincorsa agevole, ma i presupposti ci sono tutti, e soprattutto è lo spirito dimostrato in serata a sorprendere positivamente perché la squadra dopo avere perduto Abraham, che si aggiungeva alle defezioni al fischio d inizio già di Dybala e Pellegrini, ha saputo mettere maturità e personalità. Di seguito l’analisi tattica del match.

    ROMA-VERONA, MODULI E SVILUPPI DI GIOCO 

    Con moduli speculari, e un 3-4-2-1 che disegna tutti duelli individuali sul terreno di gioco Mourinho e Zaffaroni giocano a viso aperto e ne viene fuori una gara piacevole; davanti a Rui Patricio ci sono gli istituzionali Mancini, Smalling, Ibanez, mentre sono le corsie esterne a rivelare le prime esplosive novità di serata, con il rientrante figliuol prodigo Karsdorp sulla corsia di destra, e Spinazzola a sinistra.

    In mediana vicino allo stakanovista Cristante c’è Bove, mentre alle spalle di Abraham l’inedita coppia di trequartisti a piede invertito Sollbakken ed El Shaarawy; per gli scaligeri, davanti a Montipò, ci sono Magnani, Hien, Dawidowicz, con Doig e De Paoli esterni, e un inesauribile Tameze in mezzo al campo coadiuvato da Duda, con Ngonge e Lazovic punte esterne alle spalle di Gaich.

    PRIMO TEMPO GIALLOROSSO IMPONENTE PER RITMI E DETERMINAZIONE

    Detto di come sia importante, in funzione di moduli speculari contrapposti il concetto di gioco e mi muovo per ricevere ancora, la Roma riempie sin dai primi minuti la sua gara di grande movimento palla dentro i quadrilateri, sugli appoggi, al quale risponde il Verona con uguale sviluppo.

    Zaffaroni tiene molto alti i 3 attaccanti, anche senza farli ripiegare, e viene sul fronte difensivi giallorosso viene inizialmente a crearsi un 3 vs 3 pericoloso; ma è un rischio calcolato, perché la gara è veloce, con rapidi capovolgimenti di fronte, con la Roma che pur perdendo la qualità di Abraham con Belotti regge più palla davanti.

    Con un Bove sontuoso che distribuirà dinamismo ma anche tanto acume tattico e circolazione per tutti i 90 minuti, per i giallorossi è buonissima la circolazione e gli sviluppi fino ai 30 metri, salvo perdersi nelle scelte e movimenti finali nel primo quarto di gara, vanificando inizialmente le transizioni positive, per poi esaltare Montipò nel secondo quarto una volta risolta tale criticità.

    Le gambe girano, una corsa rotonda e vivace da parte di tutti, con uno Spinazzola che non si vedeva così impattante dai tempi dell’Europeo inglese, e un Cristante versione monstre in entrambe le fasi, la Roma sta bene e trascina l’Olimpico. Nonostante un arbitraggio indisponente da parte di Sozza, con la perla del giallo a Smalling che fa scattare la squalifica per Cremona, i giallorossi spingono sull’ acceleratore, trovando sempre i corridoi dentro al campo con la palla, e percorrendo agevolmente quelli esterni con la corsa.

    Verso fine tempo il Verona è avvolto in una manovra e in una pressione coordinata da parte dei giallorossi che alternano bene il baricentro in base alla posizione della palla, e perde spesso possesso in prima o seconda uscita, con il risultato che si sblocca grazie ad un’ azione fantastica di una squadra che sta aggredendo la partita dall’ inizio, una grande risposta del gruppo all’assenza di Dybala, Pellegrini dall’ inizio, e Abraham poi. Al doppio fischio di Sozza i giallorossi non hanno concesso nulla, nel loro miglior primo tempo di stagione per intensità e movimento senza palla.

    RIPRESA IN CONTINUITÀ, SALVO TIRARE IL FIATO NEL FINALE SENZA ECCESSIVI PATEMI

    Si riparte con gli stessi 11 per Mourinho, mentre per Zaffaroni c’è Coppola al posto di Hien, con gli scaligeri che tentano di risalire la china rispondendo colpo su colpo alle folate giallorosse, con entrambe le squadre che cominciano ad allungarsi.

    Dopo un ora di gioco per la Roma, con più di un interprete ancora in campo a 72 ore dal Salisburgo, comincia ad accendersi la spia, soprattutto per i due esterni Karsdorp e Spinazzola, prontamente sostituiti da Celik e Zalewski, mentre sul fronte opposto con Braaf, Kallon e Lasagna, provano a serrare tempi e ritmi per trovare il gol del pari.

    Necessario il passaggio al 3-5-2 con Wjinaldum che rileva El Shaarawy, mentre l’ultima carta di Bocchetti è Abildgaard per Doig, per un Verona a trazione anteriore che chiude in avanti, ma senza mai impensierire più di tanto, se non con dei traccianti dalla corsie laterali che non trovano destinazione a centro area, e qualche mischia senza esito. Al triplice fischio c’è tanto di Mourinho nel capannello con la squadra in mezzo al campo, all’interno di un percorso che a metà settimana dovrà già dare un responso stagionale.

    Maurizio Rafaiani

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    1. Avanti così, recuperiamo al più presto Dybala e aspettiamo l’inserimento graduale di Giny (ieri già grandi passi avanti). Il processo di “depellegrinizzazione” è appena iniziato, i risultati e non solo in termini di punti si vedono palesi. Capitan 6,5 sta benissimo in panca, ieri al 90° addirittura sorridente come mai prima d’ora.

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