foto Tedeschi

ROMA VENEZIA ANALISI TATTICA – Un altro pari con squadre di medio bassa classifica, in questo finale di campionato interlocutorio, che tiene ancora in piedi ogni discorso di qualificazione all’Europa League, per una Roma comunque volenterosa e applicata, nonostante tutto farebbe pensare che la testa fosse altrove; ma anche onore al Venezia già retrocesso, fermo restando il rammarico in casa giallorossa che al fischio finale è tanto, soprattutto visti i 46 tiri verso la porta, con 16 nello specchio della porta, 4 dei quali sulla traversa, l’ennesimo carneade che scende in porta all’Olimpico travestendosi da fenomeno, 70% di possesso palla, supremazia territoriale dove la gara si è giocata negli ultimi 35 metri di campo a ridosso della porta dei lagunari; sono questi i numeri più significativi dell’ultima uscita stagionale davanti all’ennesimo ,encomiabile, entusiasta, pubblico delle grandi occasioni, ancora una volta capace del tutto esaurito,p erché la voglia di Roma è tanta; e la Roma ce l’ha messa tutta, ma il calcio sporadicamente presenta gare di questo tipo, incredibili negli sviluppi, episodiche nelle sliding door che si palesano.

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MODULI E SVILUPPI DI GIOCO

 I due tecnici se la giocano a specchio, in un 3-4-2-1 dove Mourinho opera più di un avvicendamento, quello di Kumbulla per lo squalificato Mancini, che trasloca Ibanez come braccetto di destra, e Smalling davanti a Rui Patricio; in mezzo Veretout e Cristante ricompongono la mediana di fonsechiana memoria, mentre Maitland-Niles e il rientrante Spinazzola battono le corsie esterne, e davanti Pellegrini e Carles Perez affiancano Abraham; Soncin posiziona davanti al miracolato Maaenpaa il terzetto Ceccaroni, Caldara, Ampadu,con Haps e Mateju esterni, mentre in mezzo c è Vacca con ai lati l’alternanza in appoggio di Kiyine e Crnigoj che vanno a supporto di Okekereke e Aramu.

PRIMO TEMPO EPISODICO 

Si parte con l’episodio che decide il Match, con il mancato allineamento di Ibanez e Maitland-Niles, che in più non marcano e dopo poco più di 60 secondi la Roma è sotto, con un Ibanez forse a destra non più abituato da tempo (essendo sempre schierato a sinistra) che può avere pagato la posizione; la gara e molto spezzettata, entrambe le squadre sono le più fallose delle 20 di A, e con il vantaggio che genera atteggiamenti opposti, con i giallorossi in forcing, e gli uomini di Soncin in un sotto palla totale; nella costruzione bassa Spinazzola si alza molto e Veretout di apre in ampiezza, con Pellegrini  e Carles Perez che danno linea passaggio dentro al campo, ma la Roma vince tutti i duelli sia dietro che sugli esterni, che in mezzo, mancando solo nel raccordo davanti con Abraham; quando Soncin perde Vacca a metà primo tempo (dentro Fiordilino) arriva anche l’espulsione , ineccepibile, di Kiyine, che desertifica definitivamente la gara su un copione dove la densità centrale marcata del Venezia regala spazi esterni copiosi da aggirare velocemente 

RIPRESA SCHIACCIANTE, MA NON BASTA

Si riparte con gli esterni titolari, Zalewski e Karsdorp, per Maitland- Niles e Spinazzola, ed El Shaarawy per Kumbulla, in un ritorno contingente al 4231, dove diventa importante ora che le catene esterne lavorino bene; la Roma rientra col piglio giusto, ma è veramente dura trovare spazi, con Mourinho che ricorre agli attaccanti, con Shomurodov per Veretout, e Pellegrini che si abbassa in mediana, in una sorta di 4-2-4; Soncin risponde mantenendo assetto, con Svoboda e Peretz per Aramu e Mateju; il secondo tempo della Roma è ancora più assedio totale, dove manca solo la lucidità e qualità nella  conclusione alla fine della paziente manovra aggirante; quando a 15 dalla fine Shomurodov trova lo spiraglio giusto, c’è ancora tempo per la Roma, ma la densità del Venezia nell’imbuto centrale, e come occupa l’area con gli effettivi a difesa del proprio fortino, è impressionante, così come l’inibire traccianti nella zona più pericolosa a ridosso della porta ; con le ultime sostituzioni del tabellino di Volpato per Carles Perez, Ebuhei e Johnsen per Crnigoj e Okereke la gara corre verso gli archivi, ma c’è sempre tempo per l’ennesima traversa colpita venendo a giocare dentro al campo.

Maurizio Rafaiani

1 commento

  1. Va bene che ci si è messa tutta la sfortuna del mondo ieri, ma perché sempre questa difesa a tre in una partita in cui devi attaccare. Perché iniziare con le seconde linee e poi inserire le prime quando tutto si è fatto maledettamente difficile? Un 4231 con Karsdorp-Zalewski a destra, Spinazzola-ElShaarawy a sinistra sarebbe stato più logico. Avremmo risolto subito la pratica e poi si sarebbe potuto fare qualche giusto cambio. Manca ancora tanto alla finale e rischiamo di arrivarci fuori dalle coppe. Avverto troppo ottimismo per questa finale, gli olandesi non saranno fulmini di guerra, ma hanno comunque tradizione e soprattutto più tranquillità e la cosa fa tutta differenza del mondo. Contenti voi.

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