• Roma-Torino, l’analisi tattica: primo tempo complesso, ripresa in crescita

    Redazione RN
    27/02/2024 - 7:09

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    Roma-Torino, l’analisi tattica: primo tempo complesso, ripresa in crescita

    ROMA TORINO ANALISI TATTICA – Al ritorno in campo dopo la felice serata di Coppa, la Roma prosegue la rincorsa alle posizioni Champions con una gara dagli aspetti tecnici favorevoli, legati alla presenza di un Dybala ritrovato, e dalla conferma della validità della rosa e dell’opportunità di variare modulo e applicare un turn over laddove necessario. La squadra dimostra idee chiare e personalità nel gestire palla e riempire le gare attraverso le componenti attinte dalla didattica settimanale, nonché un ritrovato entusiasmo nel vivere le gare secondo un vissuto sportivo (e quindi meno umorale e ombroso rispetto a prima) al quale manca al momento solo la certificazione del successo di spessore.

    Moduli e sviluppi di gioco

    Daniele De Rossi dimostra apertura mentale e idiosincrasia agli integralismi proponendo un 3-5-2 di mourinhiana memoria con, anche per agevolare il rientro di Smalling dal primo minuto, Mancini e Ndicka braccetti davanti a Svilar e i quinti Kristensen ed Angelino. Paredes play, con Cristante e Pellegrini ai lati (quest’ultimo si muove molto nella posizione di trequartista rendendo i moduli di serata speculari), a ridosso di Azmoun prima punta, e Dybala a fianco, che parte sempre dal centro-destra, completano l’ undici iniziale. Juric conferma il 3-4-1-2 consueto con Milinkovic-Savic tra i pali, Lovato al centro, Djidji e Masina braccetti, con Bellanova e Lazaro sugli esterni. In mezzo ci sono Ricci e Gineitis, con Vlasic alle spalle di Zapata e Sanabria.

    Primo tempo in balia del pressing granata

    Juric li manda subito ad invadere la metacampo giallorossa ai suoi, un Torino aggressivo che scala in avanti, pressing ultraoffensivo sui riferimenti avversari, marca a uomo con Vlasic, Ricci e Gineitis su Paredes, Cristante e Pellegrini, mentre Zapata e Sanabria col quinto in zona palla vanno sui 3 centrali. La Roma in uscita fatica a superare la prima pressione, nonostante Mancini e Ndicka costruiscano entrando bene dentro al campo, nei rari momenti in cui riesce a muovere palla velocemente saltano le marcature granata, ed è emblematica l’azione che porta Kristensen a cogliere il palo dopo una corsa di 50 metri di Azmoun. Lovato accusa un problema, Sazonov subentra al centro, mentre si delineano alcuni duelli sul campo, Angelino con Bellanova che non è problematico sulla corsa, può esserlo nei centimetri (se vanno da quinto a quinto su traiettoria aerea può pagare dazio) e nell’uno contro uno di livello del granata, mentre Zapata orbita nella zona di Mancini, che non possiede la sua velocità, dalla parte opposta.

    Dybala va a cercare palla al centro dietro Lazaro, con Masina che ha un passo per contenere, e quando recuperano palla gli uomini di Juric ripartono con la catena quinto/braccetto obbligando l’argentino al ripiegamento, che potrebbe togliergli energie nei 90 minuti. Sopperisce Pellegrini, molto bravo in fase difensiva, qualità e quantità, che aiuta Dybala nei ripiegamenti puntuali. Quando la pressione granata funziona il Torino trova aperti i giallorossi per il campo, che fortunatamente con i 3 centrali presidiano bene l’imbuto centrale, con Paredes in difficoltà quando chiamato a fare filtro. Per gli uomini di De Rossi normale non essere brillanti, dopo avere speso nei 120 minuti di Coppa, ma diventa vitale gestire al meglio il possesso, anche se Azmoun fatica a reggere palla davanti per fare salire la squadra.

    Appare sempre più evidente come la pressione alta dei granata, sui riferimenti giallorossi, stia facendo la differenza, e il primo tempo si avvicina alla conclusione, quando Cristante trova un tracciante verticale dentro al campo che raggiunge Azmoun nei pressi dell’area, sul quale Sazonov è maldestro, e il rigore successivo di Dybala porta in vantaggio i giallorossi. Diventa altresì fondamentale, dopo essere riusciti a passare in vantaggio in una gara così problematica, mantenere subito il divario, per far sì che possa avere un contraccolpo psicologico sull’avversario e guadagnare l’intervallo imminente dove riordinare le idee. Ma gli uomini di Juric trovano reazione immediata, con Bellanova che vince l’uno contro uno esterno portando a spasso Angelino e confezionando un cross sul quale Zapata, colpendo di testa, svetta su tutti siglando il pari, al cospetto della squadra alla quale ha segnato più gol in carriera, e con la quale avrebbe potuto giocare in estate, prima dell’arrivo di Lukaku.

    Ripresa progressiva dove i valori in campo dei giallorossi, e Dybala, diventano prorompenti

    Si riparte con gli stessi 22 e con gli stessi atteggiamenti tattici, ma mentre Juric inserisce Rodriguez in luogo di Lazaro ammonito, per De Rossi è il momento di dare forze fresche ad una squadra fino a quel momento poco brillante, scegliendo Bove, Spinazzola e Lukaku per Paredes, Angelino e Azmoun, con Cristante che va a fare il play. Quando poco dopo Dybala si inventa la traiettoria arcuata del nuovo vantaggio, è evidente il peso del giocatore di maggior qualità sugli sviluppi di gioco dei giallorossi. E quando poco dopo Lukaku fa altrettanto assistendo di qualità ancora l’argentino diventa assioma evidente il concetto espresso.

    Nel secondo tempo la Roma ha gradualmente preso più campo, alzato baricentro, ma soprattutto più aggressiva in zona dove perde palla, piglio e qualità diversi, sempre in rete al momento giusto, per reggere il vantaggio attraverso conservazione del possesso, e compatta nei 25 metri, è il momento di Huijsen per Smalling. E nel finale, dopo che Juric inserisce Linetty, Okereke e Ilic per Sanabria, Gineitis e Masina, c’è tempo per vedere Renato Sanches (per Pellegrini), e l’autorete di Hujsen che rende meno amara la sconfitta per un Torino sempre in partita, con momenti marcati di supremazia territoriale e percentuali di possesso palla, ma con una produzione offensiva alla quale piegarsi, noblesse oblige, quella di Paulo Dybala.

    Maurizio Rafaiani

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    1. Pellegrini sopperisce con qualità e quantità. Ma che partita hai visto ? la qualità di saper sparire dalla partita, come fanno i maghi. Chi sparisce fa meno errori, anzi non sbaglia mai. Oltre alla serie continua di ruzzoloni fantozziani e le piroette da circo inutili e fini a se stesse.

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