14 Novembre 2022

Roma-Torino, l’analisi tattica: i giallorossi ci provano con break e recuperi, ma la fase di finalizzazione resta slegata

L'analisi tattica della gara tra Roma e Torino all'Olimpico, i punti di forza e debolezza messi in campo dai giallorossi

Foto Tedeschi

Settima, ma ancora a una vittoria di distacco dall’obiettivo del quarto posto Champions, nonostante due punti raccolti nelle ultime 3 gare, la Rona si interroga; ma l’unica considerazione al fischio finale è che fortunatamente, e finalmente, questa seconda parte di 2023 si chiude con la pausa Mondiale, al momento giusto per resettare il primo terzo di stagione deludente nonostante certe aspettative, di una Roma ancora in debito verso il suo popolo, al 17esimo sold-out consecutivo; la gara ha confermato la sterilità offensiva e la difficoltà di manovra degli ultimi tempi, uno scenario impensabile fino a un mese fa ,acuito dall’infortunio di Dybala, il cui rientro odierno ha detto chiaramente come la sua presenza sia decisiva tra una Roma vincente e una anonima  

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO 

In un 3-4-2-1 per entrambe, Mourinho se la gioca con poche novità rispetto a Sassuolo, con Mancini, Smalling, Ibanez, davanti a Rui Patricio, Celik e Zalewski esterni, con Camara che si sistema vicino a Cristante, mentre davanti alle spalle di Abraham ci sono Volpato di centro-destra e Zaniolo di centro-sinistra; Juric ritrova Sanabria davanti, ai cui lati si sistemano Miranchuk di centro-destra e Vlasic di centro-sinistra, con Ricci e Linetty in mediana, Vojvoda e Lazaro esterni, mentre davanti a Milinkovic-Savic ci sono Zima, Buongiorno, e Djidji.

PRIMO TEMPO BRUTTO E SPEZZETTATO 

Con moduli speculari, e a maggior ragione con Juric che se le gioca tutte uomo a uomo, saranno i duelli individuali a decidere molto degli sviluppi di gioco per entrambe le squadre, e a ciò si aggiunge il rilancio di Milinkovic-Savic, che da varietà alla fase offensiva dei granata ; il Torino comincia a disegnare da subito i primi duelli, con Lazaro sempre pronto ad andare a prendere alto Zalewski per tenerlo basso, e obbligarlo a giocare subito palla davanti, sugli attaccanti giallorossi, marcati a uomo e tenuti spesso spalle alla porta; i duelli della prima parte di gara tra Zima, Buongiorno, Djidji,e Zaniolo, Abraham, Volpato, sono sempre favorevoli ai difendenti granata, con quelli di Mourinho troppo approssimativi, che non tengono palla e non riescono a fare salire la squadra e prendere campo ; il Torino è superiore in supremazia territoriale e possesso palla, anche se nel palleggio trova momenti approssimativi, come la Roma, che si affida a break e recuperi palla in mezzo al campo (soprattutto Camara), che vengono gestiti male nella zona di finalizzazione, sempre molto slegata, fa sempre fatica a risalire il campo; la Roma poi si allunga spesso, anche per i rilanci immediati di Milinkovic-Savic che la obbliga a correre all’indietro nei rari momenti in cui riesce a prendere campo; a sorpresa, nonostante il quadro tattico favorevole, Juric trova disfunzioni in Vojvoda e lo sostituisce dopo neanche mezz’ora di gioco con Singo (che va a destra, con Lazaro che trasloca a sinistra); in un primo tempo molto brutto, dalla supremazia territoriale e possesso palla dove il Torino si fa preferire, vede comunque le finalizzazioni e la produzione offensiva assenti in entrambe le squadre, ma qualche spiraglio per la Roma si vede, laddove appare chiaro che il primo duello offensivo vinto, da una delle 3 punte o dai due quinti, potrebbe portare al gol.

RIPRESA INCONSISTENTE FINO ALL INGRESSO DELLA LUCE

Si riparte con El Shaarawy (va sul centro-sinistra avanzato) per un deludente Volpato, con Zaniolo ora sul centro-destra, e la Roma ha un buon rientro dagli spogliatoi, manovra più fluida, sembra in grado di serrare i ritmi per incanalare la gara, con Zaniolo che comincia a caricare di gialli i difensori avversari, con Juric che sostituisce Buongiorno ammonito con Rodriguez, imitato da Mourinho che fa altrettanto con Matic per Camara; dal cambio la Roma perde in dinamismo in mezzo al campo ma migliora in possesso palla e linee di passaggio, ma nonostante ciò il Torino trova il vantaggio, con Linetty che occupa bene l area su un azione manovrata con la quale il Torino aveva interrotto il momento di supremazia che i giallorossi avevano operato dal rientro in campo; il gol dei granata è un contraccolpo evidente che toglie scurezze alla Roma, che ripiomba nella manovra farraginosa e approssimativa del primo tempo, lenta, e con gli avversari ai quali è spesso sufficiente mettersi sulle linee di passaggio per inibire il palleggio dei giallorossi, spesso poco propensi a muoversi dietro le linee, col rischio ora di intestardirsi in azioni personali; il Torino si riappropria del possesso palla, con la Roma che non riesce neanche ad andarsi a riprendere la palla, giocatori statici e senza portare pressione; Mourinho ne cambia 3, Tahirovic per Cristante, Dybala per Zalewski (va El Shaarawy a sinistra), Belotti per Abraham (il cui linguaggio del corpo spaventa da tempo alla pari del compagno), e l’argentino trova subito la conclusione di destro, assorbita da Milinkovic-Savic; e qui, nei 20 minuti rimanenti, si vede il peso specifico, e come sia dominante Dybala per le sorti della squadra, in un classico assalto finale dove, senza la sua presenza, sarebbe stato un trionfo disperato di nervi e rimpianti ; Juric si copre, con Adopo e Radonjic, ma l’onda d urto attorno alle idee di Dybala è imponente, la squadra è rianimata e in ogni momento potrebbe segnare, con il VAR che sorvola incredibilmente su un tocco di mano di Djiji, e con con un Rapuano indisponente, che fischia l’improbabile, e che appare come il classico carneade venuto a Roma per potere raccontare “ho espulso Mourinho” ; ma nonostante tutto il fortino granata non può reggere, e dopo l’ennesimo legno, Matic si coordina e ha il coraggio e determinazione di concludere al volo trovando il pertugio giusto.

Maurizio Rafaiani

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4 commenti

  1. Giuseppe Cichella ha detto:

    Per me Muorinho è, semplicemente, indifendibile. La Roma con lui ha sempre avuto un gioco involuto, prevedibile, poco offensivo e pasticciato in tutti i settori del campo. Senza le iniziative individuali dei tanti campioni che abbiamo nella rosa, contenderemmo al Verona l’ultimo posto

    • Newthor ha detto:

      Forse non te ne sei reso conto, ma ti sei dato torto da solo!
      Nel momento in cui affermi – ed in questo hai ragione – che senza l’unico campione in rosa (parlo di Dybala: glia ltri, per curiosità, quali sarebbero?) la Roma ha un livello tecnico non troppo superiore a quello di un Verona qualunque, automaticamente riconosci che le responsabilità dell’allenatore – che pure ovviamente ci sono – sono certamente di gran lunga inferiori a quelle di chi scende in campo!
      Anche perchè non credo si possa imputare a Mourinho il fatto che i suoi calciatori non sappiano fare uno stop o un passaggio a 2 metri!

  2. Giuseppe Cichella ha detto:

    Per me Muorinho è, semplicemente, indifendibile. La Roma con lui ha sempre avuto un gioco involuto, prevedibile, poco offensivo e pasticciato in tutti i settori del campo. Senza le iniziative individuali dei tanti campioni che abbiamo nella rosa, vedi Dybala, contenderemmo al Verona l’ultimo posto

  3. Vincent Vega ha detto:

    L’analisi è molto più banale. Questa squadra non ha un’idea nemmeno vaga su come creare pericoli alla porta avversaria. Punizioni, angoli (nemmeno calciati così bene peraltro) e nulla più. Ci vuole il coraggio di prendere qualche rischio, magari in una fase della partita, non dico per tutti i 90 minuti, non sia mai…Noi attacchiamo con mezzo giocatore per volta…