7 Agosto 2022

Roma-Shakhtar, lo show è servito: Dybala incanta, Zaniolo ad alto voltaggio. Matic e Wijnaldum portano solidità

Foto Tedeschi

Per alcuni si è trattato di un ‘piacere di conoscervi’, vedasi Dybala, Matic, Wijnaldum e gli altri nuovi arrivati. Per gli altri è stato un ‘Ben ritrovati’. Ma il denominatore è stato comune, la serata all’Olimpico tra Roma e Shakhtar è stata una festa a tutti gli effetti. C’è stato spazio per applausi, passione, tifo e calcio. E, ciliegina sulla torta, i capitolini hanno portato a casa la vittoria, calando la ‘manita’ con le firme di Pellegrini, Mancini, aut. Konoplya (propiziato da Matic), Zaniolo e Bove. Vediamo chi si è distinto nel match, chi ha lasciato più il segno e come è andata la serata dei nuovi arrivati.

Dallo Stadio Olimpico
M.Teresa Tonazzi

Dybala

Danza il tango per tutto il campo e crea panico al centro della difesa avversaria, ovazione ad ogni corner. Sbaglia un corner, segnatelo sul calendario, non è una cosa che gli capita spesso. Anzi, dalla bandierina è nata la vittoria contro il Tottenham. Non si risparmia, entra in scivolata e il piede lo mette sempre. Ci prova da fuori, più volte, e poi in area inventa una magia di tacco a smarcarsi quasi da playstation, da stropicciarsi gli occhi, il portiere ci mette una pezza sul tiro. E poco più tardi anche su una punizione di velluto calciata da fuori area. Per citare Pinto, ‘Una Joya avere la Joya’.

Foto Tedeschi

Zaniolo

Attenzione, alto voltaggio. Torna in campo davanti al suo pubblico come l’aveva lasciato, cioè tutti a cantare insieme la canzone ormai simbolo della vittoria di Conference. E in campo mantiene il ritmo. Al primo dribbling a campo aperto gli spalti tremano per l’adrenalina. Al secondo, quasi manda Abraham in porta. Vuole infiammare il pubblico, e ci riesce. Il portiere avversario gli nega la gioia del gol che avrebbe fatto saltare la gente dai seggiolini. Poi ci si mette pure il palo, dopo un’azione costruita ad arte e terminata con un mancino da fuori. Ormai, con i legni è guerra aperta. Anche se il velo che fa segnare Mancini forse vale quanto un gol. L’abbraccio tra i due vale mille parole. Ma poi il coro tanto atteso, lo avranno sentito anche a Viterbo. El Shaarawy inventa, e con un inserimento perfetto il 22 trova la porta con una rasoiata. Si chiamano e si cercano con i tifosi, in un legame che appare sempre più stretto. Per lui l’abbraccio dell’Olimpico non è mai mancato, ma questa sera i canti erano più assordanti, quasi a soffocare i rumori di potenziali trattative di mercato che sembrano sempre più sfocate. Nel caso fosse sfuggito, i tifosi l’hanno puntualizzato: “E’ questa casa tua”.  

Pellegrini

Equilibrio ed intelligenza tattica. Si spende subito in scivolata sulla sua linea di fondo per non sprecare palloni. E va a segno con un inserimento da numero 9 puro. L’azione è targata ‘Fantastici 4’. Il capitano serve Zaniolo, che scarica indietro su Dybala, l’argentino trova il corridoio per Abraham in area, e l’inglese il tocco morbido per Lorenzo, che appoggia in rete. Tanto lavoro di smistamento per i compagni a centrocampo. Poi Tropin deve dare una pacca d’amicizia al palo, perchè insieme disinnescano un missile del numero 7 che da fuori area con il destro stava per sfoderare una perla. Il bomber in più.

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Matic

Le sue azioni sono forse meno roboanti, ma non per questo meno significative. Mette legna sul fuoco il serbo, dirige il traffico di centrocampo e stabilisce le regole di chi passa e di chi non passa. Poi si sente argentino per un momento e sfodera una giocata ‘alla Dybala’, che quasi gli vale il primo gol davanti ai suoi nuovi tifosi. Ma è questione di tempo, perché, seppure la zampata decisiva fosse di Konoplya, è stato il suo cross a far calare il tris alla Roma. Nemanja, geometrico con fantasia.   

Foto Tedeschi

Abraham

Che sia una finale, un’amichevole o una partita di calcetto con gli amici, Tammy non risparmia una goccia di sudore. Resta ancora a secco in queste amichevoli, ma niente paura, sappiamo che con il gol ha una relazione di lunga data. Corre per tre, rientra in fase difensiva, e poi senza sosta dall’altro lato a mettere pressione sul portiere avversario. Ruba palloni, confeziona l’assist per il suo capitano, incoraggia i compagni, e quasi trova un bellissimo gol acrobatico. Non sarebbe stata la prima volta, essendo pieno di risorse. Tammy ispettore Gadget.

Spinazzola

Ancora ci chiediamo che canzone abbia scelto all’ingresso, perché è stata coperta dagli applausi e non si è sentita una nota. I tifosi non vedono l’ora di rivedere le sue discese dei tempi belli. E piano piano Leonardo ci prova, anzi, piano per modo di dire. Perché stargli dietro quando prende la rincorsa non è affatto semplice. C’è un po’ di imprecisione da rodaggio, ma poi si invola in discese che danno l’impressone di poter durare molto più della lunghezza del campo.

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Celik

Prende subito iniziativa e cavalca sulla fascia per servire Abraham, guadagnando corner la primo minuto. Crea scompiglio sulla fascia e confusione agli ucraini, e si prende pure qualche fallo. L’atteggiamento è di chi non vede l’ora di dimostrare ciò che ha detto appena arrivato: “Punto a fare il titolare”. Forse è ancora timido nella fase offensiva, ma c’è tempo per prendere più confidenza.

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Mancini

Si fa perdonare una disattenzione iniziale con la sua solita energia, che lo porta a segnare il 2-0, con tanto di cartolina di ringraziamento per Zaniolo, il cui velo è stato decisivo. Sorrisi e abbracci con il compagno, il 23 mantiene alti i livelli di agonismo, con l’intenzione di non mollare un centimetro agli avversari. Sorveglia con minuziosa attenzione la zona di Rui Patricio prima e di Svilar poi, e abbassa il ponte levatoio all’occorrenza. Con un paio di scivolate mette l’alt davanti al giovane portiere. Poi cede il compito a Bove.

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Wijnaldum

Il suo coro risuonava nella Capitale ancora prima del suo arrivo. A malapena il tempo di disfare le valigie, che l’olandese scende subito in campo. L’ex PSG debutta davanti al suo pubblico nel secondo tempo. Parte con un po’ di timidezza, c’è da trovare l’intesa giusta, ma non manca di proporre un interessante corridoio per El Shaarawy, anche se la palla è appena troppo sul portiere. Il ‘Faraone’ ricambia e lo serve corto in area, l’olandese si gira con un guizzo ma viene anticipato all’ultimo, sul più bello. E poi si acclimata e inizia a riconquistare palloni a centrocampo. Da non dimenticare, sono i suoi primissimi minuti. Al momento le sensazioni sono più o meno quelle che si associano a Rui Patricio: anche senza troppi interventi, la sua presenza è una sicurezza in più.

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Svilar

Subentra a Rui Patricio nella ripresa, e non viene impensierito più di tanto, è vero, ma ha l’atteggiamento di chi calpesta da sempre l’erba dell’Olimpico. I decibel al massimo non lo fanno vacillare, impartisce indicazioni alla sua difesa, e osserva tranquillo gli sviluppi. Blocca in due tempi l’unico disturbo che arriva dalle sue parti, il tiro da posizione defilata di Bondarenko. Poi, in un match in cui c’è spazio per tutti, lascia posto a Boer.

Mourinho

 Occhio, se avete l’orecchio sensibile. Perché l’emozione della gente al solo sentire il suo nome è la stessa da quando è stato annunciato. Anzi, forse di più. Oggi si è preso la scena, non volendo, e si è fatto subito da parte, indicando la sua squadra, lasciando ai suoi ragazzi tutto il calore nell’aria. Questa sera ha messo in campo l’attacco stellare che i tifosi non vedevano l’ora di vedere (era già successo con il Tottenham). Sarà pure un’amichevole, e di conseguenza a pathos più basso, ma chi conosce lo ‘Special One’ sa che non ha certo paura di farlo quando in palio c’è di più. È rischioso? Forse, poco importa al pubblico, perché Mou si è guadagnato sul campo fiducia cieca, che ogni giorno ricambia in ogni gesto condiviso con i suoi tifosi, dal giorno in cui ha detto “Questa Roma non è di Mourinho, ma dei romanisti”.

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2 commenti

  1. Erik ha detto:

    Dopo questo 5 a 0 un doveroso ringraziamento infinito a “TOP DAN”!

  2. mongelli felice ha detto:

    Spero che diventino favolosi come visto ieri in campo in più di un’occasione , non dimenticando che per molti era la prima volta .