• Roma-Servette, l’analisi tattica: gara con pochi spunti e sotto ritmo, valori netti tra le due squadre

    Redazione RN
    06/10/2023 - 7:20

    L'analisi tattica di Roma-Servette 4-0, match valido per la seconda giornata della fase a gironi di Europa League

    Getty Images
    Roma-Servette, l’analisi tattica: gara con pochi spunti e sotto ritmo, valori netti tra le due squadre

    ROMA SERVETTE ANALISI TATTICA – Gara europea infrasettimanale quasi ai limiti del fastidio, più un dovere istituzionale che un piacere, la Roma supera in surplace il Servette e si prepara alla trasferta di Cagliari risparmiando energie preziose e strascichi polemici eventuali, liquidando l’impegno in poco meno di un’ora di gioco, nonostante un mini turn over che se non altro consente di sfruttare la profondità e di verificare l’affidabilità delle presunte seconde linee. L’assenza di Dybala ha comunque tolto agli sviluppi di gioco l’imprevedibilità e qualità che avrebbe risolto la gara già nella prima frazione di gioco.

    MODULI E SVILUPPI DI GIOCO 

    Per Mourinho un 3-5-2 con il ritorno di Svilar tra i pali, scelta consueta dei primi turni di girone in questi anni, Mancini e N’Dicka braccetti, con Cristante al centro, e il rientro di Celik sugli esterni (due assist in serata), con El Shaarawy quinto sull’out opposto. In mezzo c’è Paredes a dettare i tempi, con Bove e Aouar mezzali a sostegno dell’azione offensiva di Lukaku,e Belotti che fa rifiatare Dybala.

    Per Weiler un 4-4-2 molto scolastico, con una linea a 4 davanti a Frick formata da Severin e Wouilloz centrali, e Tsunemoto e Mazikou terzini. In mediana Ondoua e Antunes, con Kutesa (che si scambia spesso con Crivelli) e Stevanovic sulle catene esterne, ad assistere Bedia e appunto Crivelli.

    PRIMO TEMPO SCADENTE E SOTTO RITMO 

    Dopo 30 secondi la gara potrebbe già cambiare risultato iniziale, con Bedia che sfrutta un’incomprensione tra Cristante e Mancini sfiorando per pochi centimetri il bersaglio grosso. L’episodio la dice lunga sulla reale pericolosità degli uomini di Weiler, ai quali la Roma lascia volentieri l’iniziativa, quasi ad invitare ad un possesso che nei fatti poco incisivo portagli svizzeri a scoprirsi e subire transizioni letali.

    Quando i giallorossi costruiscono dal basso il Servette regala 40 metri di campo, ma tenendo la linea difensiva bassa per togliere profondità a Lukaku finiscono per allungarsi sul campo, lasciando spazi dove diventa per Paredes e compagni agevole muovere palla. A quel punto la Roma non può esimersi dal fare la gara, per il tasso tecnico nettamente superiore, che nonostante i ritmi bassi, trova sempre i quinti che godono di molta libertà e spazi, perché gli svizzeri chiudono due linee da 4 molto strette intorno all’area.

    Diventa importante la qualità, e che Aouar e Belotti si accendano, gli unici 2 poco presenti nel primo quarto di gara. Quando Belotti ruba palla ed avvia l’azione del vantaggio, con Celik che assiste Lukaku a centro area, l’unico a mancare all’appello diventa il francese, incapace di entrare in partita, e incapace di esprimere la sua qualità, che verrà prontamente sostituito nell’intervallo.

    Sul gol la Roma vivacchia, perché la gara non presenta difficoltà oggettive, troppo divario, con ritmi bassi gli uomini di Mourinho speculano, con l’intervallo che giunge opportuno nell’interrompere una prestazione interlocutoria.

    RIPRESA CON CAMBIO DI PASSO, MA I VALORI DIVERSI ERANO GIÀ CONCLAMATI

    Si riparte con Pellegrini per Aouar, e con un clima a tratti surreale. Stadio silenzioso, adeguato al ritmo soporifero dei primi 45 minuti. Lo scuote Belotti dopo pochi minuti, con la squadra che finalmente cambia passo, alza i ritmi, e completa l’obiettivo trovando anche il terzo gol che chiude una gara sostanzialmente mai iniziata, laddove diventa importante la gestione delle energie per Cagliari, non prima di perdere per un risentimento muscolare Pellegrini (sostituito da Pagano), vedere il 4-0 di Belotti, i cambi accademici di Weiler e conservativi per la Roma, con Karsdorp per Mancini (Celik va braccetto) e Zalewski per Lukaku (va El Shaarawy davanti vicino a Belotti), D’Alessio per Bove. Gara dagli spunti tattici assenti, dal punteggio netto, per supremazia, possesso, indice di pericolosità, baricentro alto, e risparmio energetico prezioso che tra 72 ore in quel di Cagliari tornerà utile.

    Maurizio Rafaiani

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