• Roma-Sampdoria, l’analisi tattica: primo tempo dai ritmi compassati, poi arriva l’espulsione di Murillo

    Redazione RN
    03/04/2023 - 7:12

    L'analisi tattica di Roma-Sampdoria 3 a 0, match valido per la 28esima giornata di campionato

    Getty Images
    Roma-Sampdoria, l’analisi tattica: primo tempo dai ritmi compassati, poi arriva l’espulsione di Murillo

    ROMA SAMPDORIA ANALISI TATTICA – Con pochi patemi, e risolutezza dovuta, attorno a un Llorente e Matic giocatori di fine qualità di costruzione, con lo spagnolo come lo slavo ugualmente efficaci anche nel recupero palla, la Roma si sbarazza della Sampdoria e tiene la scia delle avversarie nella corsa ai posti Champions, sui quali graverà ancora per un po’ di tempo l incognita del provvedimento Juventus. Di seguito l’analisi tattica del match.

    MODULI E SVILUPPI DI GIOCO 

    Mourinho sceglie di risolvere l’emergenza difensiva optando per il ritorno alla difesa a 4, con Smalling e un ottimo Llorente centrali, Zalewski e Spinazzola terzini, mentre in mediana noblesse oblige, più che scelte obbligate, con Matic e Wjinaldum che per spessore rappresentano una mediana d’Elite, a sostegno dei 3 El Shaarawy, Pellegrini e Dybala alle spalle di Abraham, che vince il ballottaggio con Belotti.

    Per Stankovic le ultime opportunità per non abbandonare anzitempo la stagione e la massima serie, in un 4-3-1-2, con il ritorno in campo dal primo minuto di Ravaglia tra i pali, dopo tempo immemorabile, Amione e Murillo centrali, Augello e Zanoli terzini. In mezzo c’è Rincon a dettare i tempi, con Winks e Leris mezz’ali, Durijcic e Cuisance trequartisti alle spalle di Gabbiadini.

    PRIMO TEMPO A SPRAZZI, DAI RITMI SPESSO TROPPO COMPASSATI

    Ragionando sul 4-3-2-1 annunciato, da parte blucerchiata, Mourinho accetta un centrodestra dove Dybala, essendo meno portato di El Shaarawy (sul lato opposto a sinistra) al ripiegamento in fase di non possesso, possa essere meno presente in copertura, con Augello che può trovare spazi praticabili e giocarsi un 1 contro 1 sistematico con Zalewski. E sulla spinta blucerchiata di Augello diventa fondamentale lo scivolamento esterno  in zona palla di Wjinaldum nel togliere spazi e tempi di gioco.

    La Roma è comunque subito aggressiva in avanti, con un buon recupero palla in mezzo al campo, e la successiva conservazione attraverso una buona circolazione grazie a Matic, mentre Wjinaldum va bene in avanti, il baricentro delle due squadre è medio. Dopo il primo quarto di gara adeguato, la Roma si identifica gradualmente nel suo capitano, un Pellegrini altalenante, che attenziona Rincon nella fase di possesso dei liguri, rendendosi quantomeno utile ma ancora lontano dagli standard potenziali.

    I giallorossi cominciano così a girare sotto ritmo, lenti, con troppi tocchi coi quali riempiono la gara, laddove il solo Matic può valorizzare il palleggio pur usando dei tocchi in più, dove persino Dybala (come nel Derby) fa un passaggio in orizzontale facendo prendere un ammonizione gratuita a Spinazzola.

    Gli avanzati giallorossi sono poco incisivi, con Abraham troppo nervoso, che incide solo nell’espulsione di Murillo, e a quel punto per il vantaggio Roma bisogna rimandare alla ripresa, perché in occasione del palo colpito Wijnaldum dimostra come sia mezzala e abbia tempi di inserimento, mentre un portiere 35enne senza gare ufficiali dal 2014 si immola mantenendo la porta inviolata.

    RIPRESA DECISIVA, ATTORNO AL VANTAGGIO CONSEGUITO 

    Si riparte coi medesimi 22, con la Samp che si dimostra più intraprendente, mentre un Abraham indecifrabile colleziona l’espulsione di Murillo (dentro Murru e fuori Cuisance), ma quando sembra che la maggior intraprendenza blucerchiata possa fare prendere l’inerzia alla gara, Wjinaldum si conferma assaltatore, con un inserimento che la dice lunga sulle sue attitudini, il tutto impreziosito dalla visione profonda di Matic.

    L’ultimo quarto di gara Mourinho vede Belotti (per un Abraham imbarazzante), e la necessità di gestire possesso in superiorità numerica, mentre Stankovic inserisce Paoletti e Lammers, per Gabbiadini e Rincon, a cui risponde Mourinho, con Sollbakken per Pellegrini va Dybala dietro Belotti,mentre con Celik per Zalewski la corsia di destra ritrova forze fresche.

    E quando sua maestà Matic inventa per Wjinaldum che si guadagna il calcio di rigore del raddoppio, cala il sipario sulla gara, che si completa nel tabellino con il terzo gol di El Shaarawy, di una gara che già dall’ espulsione di Murillo aveva dato segnali inequivocabili.

    Maurizio Rafaiani

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