Roma-Napoli, l’analisi tattica: l’ingresso di Pellegrini e il cambio modulo regalano i tre punti

Redazione RN
24/12/2023 - 11:44

L'analisi a livello tattico del match dell'Olimpico tra i giallorossi ed i partenopei per la 17a giornata di Serie A

Getty Images
Roma-Napoli, l’analisi tattica: l’ingresso di Pellegrini e il cambio modulo regalano i tre punti

ROMA NAPOLI ANALISI TATTICA – Quando il fischio d’inizio di Roma e Napoli echeggia sull’Olimpico, nessuna delle due squadre può perdere, con i giallorossi che grazie alla vittoria odierna risalgono la classifica fino al sesto posto. Nonostante valori oggettivi, entrambe le squadre hanno giocato una gara veloce ma poco incisiva nella capacità di produrre azioni offensive e, al fischio finale, il meritato responso sorride a Mourinho e ai suoi, con particolari menzioni per Bove e Llorente.

Moduli e sviluppi di gioco

Per Mourinho il consueto 3-5-2, con il ritorno di Lukaku che con Belotti crea un tandem col doppio centravanti innescato dalle mezzali Bove e Cristante. Paredes Play e i quinti Christensen e Zalewski. Mancini, Llorente, N’Dicka ultimi baluardi davanti a Rui Patricio. Mazzarri disegna i suoi in un 4-3-3 dove davanti a Meret ci sono Rrahmani e l’ex Juan Jesus con Di Lorenzo e un altro ex Mario Rui terzini. In mezzo la rugiada Lobotka, con Anguissa e Zielinski mezzali a sostegno del terzetto offensivo dove le due punte esterne a fianco di Osimhen sono Politano e Kvaratskhelia a piede invertito.

Primo tempo equilibrato ma Roma più pericolosa

L’avvio di gara è subito molto tattico, entrambe scalano in avanti in fase di non possesso con Cristante su Zielinski e Bove che esce su Lobotka con le rotazioni che portano Anguissa ad attenzionare a parti invertite Paredes. La Roma sfrutta spesso la contrapposizione dei due moduli che porta il Napoli a scivolare sempre in ritardo sui quinti giallorossi che hanno una spinta adeguata e puntuale. Bene Zalewski (Politano spesso indolente nel ripiegamento) ma soprattutto Kristensen. Cristante, ma soprattutto Bove, sono mezzali che vanno sempre bene a turno a sostegno dell’azione offensiva creando un 3 contro 2. I terzini partenopei sono spesso in ritardo perché vogliono prendere alti i quinti giallorossi lasciando I centrali Rrahmani e Juan Jesus in campo aperto alle spalle. Supremazia territoriale e possesso palla in equilibrio, ci sono differenze nella produzione offensiva con un Bove sontuoso che spezza la stasi di una gara da 0a0. Il 52 è andato vicino al gol in 2 occasioni, con Kvaratskhelia e Politano che invece non incidono nel raccordo e nel giocare intorno a Osimhen che è isolato dal gioco. Una pessima gestione arbitrale dei cartellini porta già alla mezz’ora di gioco la Roma con la catena a sinistra con Kristensen e Cristante ammoniti e Mancini diffidato, con il georgiano Kvaratskhelia che ora può fare male. Al termine del primo tempo l’equilibrio non si è ancora spezzato e ancora una volta emerge come i giallorossi continuino ad essere l’unica squadra che gioca a cinque che non trova mai il passaggio dal quinto alla punta.

Ripresa definitivamente indirizzata dall’espulsione di Politano

Si riparte con i medesimi 22, con il Napoli che rientra con prolungati sviluppi di possesso, retaggio didattico spallettiano, ma senza pungere. I giallorossi rubano e ripartono senza trovare facili rifiniture, specie con Paredes che gode di molte libertà che non sfrutta. Troppo imprecisi e sono spesso le posture di Cristante e Paredes, chiuse, ad indurre a scaricare sempre troppi palloni all’indietro. Mazzarri perde Lobotka per infortunio, al suo posto Cajuste e poco dopo una follia di Politano lascia i suoi in 10 con il passaggio obbligato al 4-3-2. Mourinho inserisce Pellegrini, Azmoun ed El Shaarawy (che fa il quinto) per Zalewski, Paredes e Belotti in un 3-4-1-2 con Pellegrini dietro le 2 punte. Il tecnico portoghese procede opportunamente a togliere dal campo tutti gli ammoniti, completando l’opera strategica con Celik per Christensen ammonito e, quando la Sud alza i giri arriva il vantaggio, voluto, che rende importante ovviamente il possesso palla per sfruttare la superiorità numerica. Il Napoli finisce la gara con un 4-2-2 perché Osimhen si fa cacciare. Dopo l’ingresso di Zerbin, Gaetano, Natan e Raspadori, per Juan Jesus, Mario Rui, Zielinski e Kvaratskhelia. Quando arriva il recupero palla finale confezionato da El Shaarawy e N’Dicka e finalizzato da Lukaku, la gara ha il suo epilogo.

Maurizio Rafaiani

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  1. Analisi ineccepibile: mi domando come si fa ad arbitrare così, ad ammonire i giocatori ad ogni minimo falletto, di un gioco che dovrebbe essere virile ed atletico.
    Io dico, è fallo , ok, fischialo, ma non ammonire sempre che rischi, come è stato, di rovinare la partita e lo spettacolo!

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