Roma-Napoli, l’analisi tattica: giallorossi non all’altezza del compito. L’unica incertezza di Smalling decide la gara

Manuela Fais
24/10/2022 - 8:02

Il primo step della Roma verso l'alta classifica dice chiaramente che i giallorossi non sono ancora all'altezza del compito

Foto Tedeschi
Roma-Napoli, l’analisi tattica: giallorossi non all’altezza del compito. L’unica incertezza di Smalling decide la gara

A quasi un terzo di campionato, il primo step della Roma verso l’alta classifica dice chiaramente che i giallorossi non sono ancora all’altezza del compito, per frequentare posizioni più nobili e gratificanti, laddove non è sufficiente riuscire a imbrigliare per oltre un’ora la squadra che pratica il miglior calcio in Italia, se poi non si riescono a trovare e creare i presupposti offensivi.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO 

Mourinho prova a incartarla con un 3-4-1-2 dove le scelte più ponderate sono sul terzetto offensivo, con Pellegrini alle spalle di Abraham e Zaniolo, mentre in mediana Camara conquista i galloni da titolare a fianco del insostituibile Cristante, con Karsdorp che approfitta dell’indisponibilità di Zalewski per riappropriarsi della corsia destra, con Spinazzola sull’out opposto. Completano l’undici i tre centrali di precetto Mancini, Smalling, Ibanez davanti a Rui Patricio. Spalletti sviluppa un 4-3-3 con Kim e l’ex Juan Jesus centrali difensivi davanti a Meret, Di Lorenzo e Oliveira terzini. Se Lobotka detta i tempi, ai lati Zelinski (sul centro sinistra) e Dombele’ vanno a sostegno dell’azione offensiva, in interscambio con le punte esterne Kvaratskhelia e Lozano, alle spalle di Osimhen.

PRIMO TEMPO DALLE FILOSOFIE OPPOSTE,CHE GENERA IL NULLA DI FATTO

La gara ha un padrone marcato sin da subito,in termini di supremazia territoriale e percentuali di possesso, col Napoli subito dentro campo in avanti, procede al tentativo di recupero palla immediato portando grande densità in zona palla, con la Roma (che attende serrando la zona centrale) che ogni qualvolta riesce a lavorare sui cambi di gioco trova spazi e tempi di gioco praticabili. Gli automatismi degli uomini di Spalletti, impreziositi da una gestione e circolazione della palla di grande qualità, si identificano sulle catene esterne, dove la giocata al terzo uomo, e il dai e vai, sono codifiche molto evidenti. Ma sono i duelli individuali più significativi che contraddistinguono la gara, al di là di Pellegrini che per posizione incrocia spesso le attenzioni con Lobotka, sono quelli tra i 3 centrali difensivi giallorossi e i 3 offensivi partenopei. Smalling francobolla a tuttocampo Osimehn, che si tira spesso fuori per non dare riferimento, Ibanez marca forte Lozano, e Mancini che fa quello che può con Kvaratskhelia nonostante il passo diverso. I rischi per i giallorossi sono dunque prossimi allo zero, attraverso una fase difensiva compatta, e una transizione che porti ad “usare” molto l’uscita di gioco esterna, anche perché in mezzo il Napoli ha più peso e dinamismo, oltre alla superiorità numerica. Ma il Napoli è squadra matura per il vertice e lo dimostra dentro la gara in ogni momento in cui serra i ritmi, vedendosi persino togliere un calcio di rigore, evento che la Roma dovrebbe cogliere come evento propizio, dando dimostrazione di reazione mentale, che però nel finale di tempo non si denota.

RIPRESA CON RITMI PIÙ BASSI, E QUANDO PENSI DI ESSERE SALVO, LA ZAMPATA CHE NON TI ASPETTI

Si riparte con gli stessi effettivi, ma la Roma è ancora come aveva finito, deve reagire, il Napoli serra i tempi da grande squadra, e le uniche insidie per gli uomini di Spalletti vengono da leggerezze mentali, superficiali nei disimpegni, e in 3 occasioni i giallorossi si trovano nella disponibilità di capitalizzare un disimpegno errato ma la pochezza di Zaniolo e compagni nello sfruttare le situazioni è disarmante ; è un secondo tempo dove, dopo un primo tempo inferiore per possesso e supremazia la Roma esce dalla gara completamente, nonostante il Napoli fatichi ad essere concreto e pericoloso. Spalletti inserisce Elmas per Dombele, al fine di aumentare la qualità nel palleggio, virando su un 4-2-3-1con Zielinski sotto Osimhen. Mourinho prova a rianimare l’attacco con  Belotti per Abraham, ma l’aspetto più preoccupante della prima ora di gioco e’ che mancano ancora 30 minuti a subire il palleggio partenopei (…dura pensare in positivo ora…). Spalletti prova con Politano e Gaetano per Zielinski e Lozano, ma qualsiasi tempo è maturo per incidere sulla gara, e quando Smalling concede l’unica incertezza della sua gara Osimhen ringrazia. Mourinho prova le mosse per il  finale. Matic,El Shaarawy, Vina, Shomurodov, per Mancini, Karsdorp, Camara, Spinazzola, in un 4-2-3-1 con Pellegrini sotto Belotti sono gli avvicendamenti dell’ultimo quarto di gara che non sortiscono effetto. Al fischio finale, aldilà dell’atteggiamento strategico che per un unica disattenzione subita poteva anche rivelarsi vincente, la gara odierna ha detto che in troppi momenti la Roma ha dimostrato inferiorità, con il Napoli che quando ha deciso di fare la gara non hai mai ricevuto un’ opposizione contrapposta che ne inibisse le velleità. Purtroppo la Roma non è ancora pronta per l’alta classifica…

Maurizio Rafaiani

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  1. Squadra senza uno straccio di gioco, capaci solo al lancio lungo dalla difesa nella speranza che uno degli attaccanti abbia un guizzo vincente…. ma adesso come adesso lì davanti ben poca roba.
    Il risultato sta pure stretto al Napoli che ha bersagliato la porta della Roma con ben 12 tiri a 0 😱.
    Mourinho continua a difendere una squadra, che dice essere stanca e corta ma che ha ben poche scuse; non esiste uno straccio di schema, la manovra è lenta e prevedibile
    Spero tanto di sbagliarmi, ma anche quest’anno la Roma non è squadra che può stare tra le prime 4

    1. Se ci sono 4 squadre migliori, allora no, la Roma non arriverà nelle prime 4.
      Al momento vedo superiori Napoli, Milan ed Inter, che pure abbiamo battuto.
      Juve e Lazie sono al Ns livello e credo che sia su di loro che la Roma debba fare la corsa.
      Che si deciderà alla fine.
      Ieri ha giocato la squadra dello scorso anno, visto che in campo – a parte Camara (che è il sostituto del nuovo acquisto rotto!) – mancavano Dybala, Wijnaldum e Celik: difficile aspettarsi di più.
      La Roma ha giocato nell’unico modo possibile, visti avversario, assenze e carenza offensiva.
      Ha perso per un gran gol all’80imo: in caso di 0-0, si sarebbe parlato di capolavoro tattico, in caso di batosta, di presunzione.
      Serve equilibrio nei commenti e nelle analisi.
      Credo che la Roma sia stata una delle squadre che contro il Napoli abbia finora meno sfigurato.
      Questo non porta punti, lo so, ma personalmente io non ho la minima nostalgia di quando venivamo regolarmente presi a pallate, come ai tempi di Fonseca, che Alessandro – che evidentemente ha la memoria corta – invoca nel suo commento.

      1. Non mi sembra che Mou a differenza di Fonseca abbia migliorato la situazione. Certo la qualità del gioco direi che sia peggiorata. Riguardo le altre squadre, ok per Milan Naples e Inter orfana di Brozovic, ma purtroppo la lanzie vista mio malgrado e casualmente ieri mi sembra un altro pianeta, forte di quel Pedro regalato perchè inviso, lui ispanito, al portoghese muy presuntuoso. La Juve purtroppo è destinata a risalire, de riffa o de raffa. Atalanta Udinese e Sassuolo al momento COMUNQUE giocano meglio. Riguardo la presunzione di Mou, qui casca l’asino : perseverare sulla imprescindibilità di Pellegrini è puro autolesionismo e sintomo di arteriosclerosi. Se oggi è lunedì, mai potrai dimostrare che è sabato. Tutto qui.

  2. La Roma ha impostato la partita nell’unico modo che poteva, visti l’avversario e l’assenza pesante di Dybala.
    Un atteggiamento diverso avrebbe portato al rischio di brutte figure, nel qual caso tutti avrebbero gridato alla presunzione della Roma e di Mourinho.
    La pochezza offensiva della Roma non è notizia di ieri sera e se ne era avuta evidenza in tutte le precedenti partite stagionali.
    Quello è il principale limite attuale, che segna la differenza tra una classifica cmq buona ed una che sarebbe stata eccezionale con maggiore capacità di concretizzare.
    Di buono ci sono la grande applicazione di tutti, l’unità di intenti e la compattezza del reparto difensivo: preoccupa invece l’aspetto della tenuta atletica, in calo dopo 60 minuti malgrado fossimo nell’unica settimana priva del doppio impegno.
    Finchè si perde contro squadre più forti credo non ci sia da disperarsi.
    Sarebbe invece molto grave non fare filotto tra Helsinki, Verona e Ludogoretz.
    Daje!

      1. In 3 delle 4 partite che citi la sconfitta è stata immeritata e l’atteggiamento della Roma è stato diametralmente opposto a quello di ieri!
        l’Udinese è stata invece affrontata a viso aperto, con l’esito che ricorderai, e forse anche questo ha convinto Mourinho a cambiare registro.

  3. Disamina della partita piuttosto ingenerosa. Nella Roma c’erano assenze importanti (Winaldum, Dybala, Celik, Zalewsky) in più Pellegrini e Kasdrop evidentemente in difficoltà fisiche (confermate poi a fine gara) ed un Matic praticamente non disponibile. Ricordo che il Napoli lo scorso anno era partito anche meglio in campionato. In questo momento la Roma sta facendo bene, viste le difficoltà, Udinese a parte, le sconfitte arrivate sono state di misura e non meritate (Atalanta e con il Betis). Mi sembra davvero inverosibile pensare che la Roma fosse talmente forte da conquistarsi il quarto posto con 10 giornate d’anticipo. Sarà una lotta fino alla fine, e l’obbiettivo è rimanere attaccati al carro…

  4. Quando perdi quattro partite in un mese e mezzo, contro avversari che non sono superiori, ha poco senso parlare di sconfitte immeritate. E’ evidente che c’è qualcosa che non va. Ad oggi, a parte la vittoria di Milano, abbiamo vinto solo contro avversari nettamente inferiori, da decimo posto in giù (Salernitana, Monza, Lecce, Empoli, Sampdoria). Quando il livello si alza leggermente (e non mi riferisco al Napoli, che in questo momento pratica un altro sport), non vinciamo mai.

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