4 Novembre 2022

Roma-Ludogorets, l’analisi tattica: primo tempo a due facce, ripresa roboante. Zaniolo uomo partita

Ancora una volta Mourinho ha saputo intervenire nell'intervallo per cambiare il corso della Storia di questa Roma che da Febbraio dovrà ricostruirsi una nuova dimensione più ambiziosa

Foto Tedeschi

C’è anche la Roma ai sedicesimi di Europa League, che poteva qualificarsi solo da seconda, che poteva farlo solo vincendo, e che veniva da 72 ore dalla gara vincente di Verona che aveva aperto questa 10 giorni finale del 2022 e, come spesso accade, vittoria chiama vittoria, al termine di 90 minuti completamente opposti negli atteggiamenti e nell’espressione tecnica in campo. A un primo tempo, infatti, di difficoltà crescente nonostante un buon inizio, e culminato con lo svantaggio al doppio fischio, ha fatto da contraltare un secondo tempo furente, dove un VAR chirurgico e perentorio, contesti sconosciuti alle latitudini italiche, ha sentenziato la sua ratifica del passaggio del turno dei giallorossi attraverso due decisioni contrarie al bulgari del Ludogorets. Come a Verona, ancora una volta Mourinho ha saputo intervenire nell’intervallo per cambiare il corso della Storia di questa Roma che da Febbraio dovrà ricostruirsi una nuova dimensione ancora più ambiziosa negli obbiettivi finali stagionali.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO 

Mourinho sceglie un 3-5-2 con Matic in mezzo, Camara e Pellegrini mezzali a supporto delle due punte Abraham e Belotti. Dietro, davanti a Rui Patricio, con Smalling al centro, i braccetti sono Ibanez (che trasloca a destra al posto dello squalificato Mancini) e Vina. Per Simundza un 4-2-3-1 ben organizzato e scaglionato in campo, con Verdon e Nedyalkov centrali davanti a Padt, con Cicinho e Vitry terzini. Cauly e Piotrowsky in mediana, con i tre trequartisti Tekpetey, Pedrinho, Rick, alle spalle di Thiago.

PRIMO TEMPO A DUE FACCE, DAL FINALE DRAMMATICO

Il primo quarto di gara vede i giallorossi partire subito con un inusuale pressione alta, con le mezzali Pellegrini e Camara che attenzionano i due mediani avversari. Il Ludogorets risponde con un palleggio gradevole e qualitativo sui sostegni, gioco dove vedo, palla avanti/indietro/avanti, attraverso il quale spesso riesce ad eludere la prima pressione per distendersi in avanti a folate. La Roma dei primi 20 minuti trova però, in fase di possesso, agevolmente i 30 metri finali, grazie soprattutto ai traccianti di Matic, che in mezzo al campo apre il compasso e imbuca palla in avanti sempre in maniera efficace, mentre Pellegrini e Camara accompagnano l’azione offensiva con movimenti alla larga dai mediani avversari, e alle spalle delle punte esterne bulgare. Ai primi 20 minuti molto buoni dei giallorossi mancherebbe solo il gol, ma centralmente nell’epilogo finale Belotti è sempre infelice nelle gestioni di palla, con Abraham che non collabora, e Karsdorp ed El Shaarawy che arrivano sempre bene, ma mettono pochi o nulla palloni a centro area. Supremazia territoriale ed expected goal sono dalla parte dei giallorossi, ma il Ludogorets nella seconda parte del primo tempo cresce, bravi se gli lasci troppo il palleggio, sempre pericolosi nelle combinazioni, la Roma comincia a perdere compattezza, ad allungarsi, spaccata in due, lunga e senza ripiegamenti. Gli ultimi 10 minuti sono drammatici, fase difensiva inesistente, Matic abbandonato dalle mezzali e dai quinti, il Ludogorets trova il vantaggio con una percussione prepotente di Rick, che fulmina Rui Patricio. L’immagine del finale di tempo dei giallorossi è lo sguardo nel vuoto dei protagonisti di una gara in salita, dove l’avversario sta facendosi rispettare, quando il pronostico sembrava tutt’altro che ostico.

RIPRESA ROBOANTE, INTERVALLATA DAL PARI CANCELLATO, FINALE DI SUFFRAGIO

Mourinho interviene nell’intervallo, sicuramente a livello verbale (vista la reazione), non prima di provvedere ad avvicendamenti opportuni, con Camara, Belotti, Karsdorp, che lasciano il posto a Cristante, Volpato, Zaniolo. Praticamente a trazione anteriore, con due mediani davanti ai 3 centrali difensivi, con i quinti a piede invertito (Volpato ed El Shaarawy). La ripartenza è veramente furiosa, tanto che diventa importante anche rimanere lucidi, ma da un lato l’incoscienza di Volpato, che ha il dono sempre meno diffuso nel calcio, specie italiano, del dribbling, l’uno contro uno che salta l’uomo (o gli uomini), e l’ orgoglio di Pellegrini e compagni, creano situazioni gol propizie. 20 minuti di furore agonistico per ribaltare meritatamente il risultato, un forcing tambureggiante, martellante, con Zaniolo che assurge a uomo della partita, due rigori su di lui, incontenibile, mentre un Pellegrini glaciale dal dischetto confeziona il sorpasso. E’ il momento di Zalewski (quinto a destra) per Matic, con Pellegrini che va in mediana, con Volpato dietro a Abraham e Zaniolo. Ora sta a Simundza intervenire, con 3 cambi (Tissera, Nonato, Despodov, per Thiago, Tekpetey, Piotrowsky) che mantengono l’assetto invariato, senza disequilibrare la squadra, ma forze fresche per andare a riprendere la partita. Il Ludogorets cambia nuovamente marcia, ha una qualità tecnica nello stretto che consente sempre di trovare le combinazioni offensive, e ancora una volta la fa valere, con Zalewski che rischia l’intervento maldestro, e con Mourinho che in occasione del gol (cancellato dal VAR) del pari capisce che c’è bisogno in mezzo di ballare di meno, e con Bove per Volpato (che aveva anche tardato il ripiegamento in occasione del pari) vira verso un 3-5-2 più compatto. Ma la predominanza di Zaniolo in questo secondo tempo risulta imponente, e quando al minuto 40′ si mette in proprio va a chiudere la gara con un altra percussione delle sue. Simundza deve tentare il tutto per tutto, fuori Vitry e Cicinho per due terzini più offensivi rimanendo in 2 dietro, ma l’ unico gesto che rimane del finale di gara dei suoi è Verdon, che aggiunge un altra perla della sua chiacchierata esistenza, non solo sportiva, lasciando in 10 i suoi e spegnendone ogni velleità residua rimasta. Ora 3 gare di campionato per (parafrasando Mourinho) “sopravvivere” e per presentarsi a gennaio con scenari impensabili qualche settimana fa.

Maurizio Rafaiani

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