• Roma-Lecce, l’analisi tattica: peggiore prestazione stagionale. Partita incolore e senza idee

    Manuela Fais
    10/10/2022 - 8:15

    L'analisi tattica del match vinto ieri dalla Roma contro il Lecce 2-1 allo stadio Olimpico

    Roma-Lecce, l’analisi tattica: peggiore prestazione stagionale. Partita incolore e senza idee

    La gara, a parziale quanto attenuante minima legata all’impegno di Europa League di 72 ore prima, rappresenta per la Roma la peggiore prestazione stagionale, figlia di una partita incolore, senza idee, e riempita dell’ennesimo infortunio che condiziona questo momento non particolarmente fortunato per i giallorossi di Mourinho, un tecnico ancora poco in grado di farsi comprendere a livello di didattica di campo dai suoi giocatori.

    MODULI E SVILUPPI

    Le scelte per Mourinho sono pressoché obbligate nel suo 3-4-2-1 dove davanti a Rui Patricio stazionano come consuetudine Smalling al centro, con Mancini e Ibanez braccetti. Ad aprire il campo rimangono Zalewski e il rientrante Vina a sinistra, mentre in mediana il rientrante Pellegrini rileva Matic, con Dybala a tutto campo alle spalle di Belotti e Zaniolo. Per Baroni il consueto 4-3-3 con Gendrey, Baschirotto, Umtiti, Pezzella davanti a Falcone e Askyldsen, Hjulmand, Gonzales in mezzo al campo, mentre il tridente è formato dalle punte esterne Banda e Strefezza con Ceesay al centro.

    PRIMO TEMPO DALLA PARTENZA SPRINT,CHE SCEMA GRADUALMENTE 

    La Roma ha un inizio di impeto, convinzione, aggressione alta e da una sequenza di calci d’angolo in serie trova il vantaggio immediato con un terzo tempo imperioso di Smalling, che apre una gara che dopo 20 minuti sarebbe già in ghiaccio con l’espulsione (affrettata e fuori luogo) di Hjulmand, contesto che obbliga il Lecce a scoprirsi e permette subito il praticare gli spazi. Il Lecce ha una fase difensiva dove tende ad aggredire gli esterni, prediligendo poi al centro una difesa di posizione, e tale disciplina della fase difensiva si esplica in maniera evidente quando in 10 gli uomini di Baroni abbassano le 2 punte esterne in un 4-4-1. In superiorità numerica la Roma cambia atteggiamento scalando alta, tentando break e recupero alti ,la percentuale di possesso e supremazia territoriale diventano evidenti, ma è l indice di pericolosità a latitare in maniera preoccupante: senza idee, ritmi inadeguati, movimento senza palla assente, diventa fondamentale portare la gara nei binari giusti cercando di chiuderla, perché sono proprio queste gare, dove vai subito in vantaggio e l’avversaria è in inferiorità numerica a nascondere le insidie più insidiose. Il 4-4-1 di Baroni si difende con due esterni di centrocampo alti, con velocità e ritmo, e quando escono sugli esterni i salentini sono pericolosi. E infatti, tutto va a materializzarsi verso fine tempo, laddove sugli sviluppi di di un calcio d’angolo il Lecce trova il gol con Strefezza che sfrutta la poca cattiveria nel non volere prendere gol e liberare la minaccia da parte di Belotti e Cristante. La Roma fatica a dare continuità al suo palleggio, così come incontra difficoltà in raccordo a trovare tra le linee i due attaccanti, faticando nervosamente.

    RIPRESA  DI CONTROLLO MA NON CONVINCENTE 

    Al rientro Baroni sostitusce Gonzales con Blin, mentre Mourinho esaurisce la chance sprecata da Vina sostituendolo con Spinazzola, mentre Abraham rileva l’infortunato Zaniolo. La ripresa, a fronte del risultato, dipinge scenari non idilliaci, laddove man mano che passa tempo aumenta la frenesia, e diventa importante gestire possesso. La Roma è fortunata perché si trova subito a beneficiare di un rigore (discutibile), dove però perde Dybala (subentra Matic con Pellegrini che sale a ridosso delle due punte) e dove l indizio della gara più vuota prende sempre più corpo.

    Cartellini gialli assurdi, sempre fuori tempo, la Roma corre a vuoto e non da qualità al suo palleggio, mantenendo in vita il Lecce che nel frattempo sostituisce Alkidsen e Strefezza con Di Francesco e Helgason e con Colombo e Oudin per Banda e Ceesay va al 4-3-2, mentre Mourinho prova la carta Shomurodov (esce Belotti) e Kumbulla per Mancini. Insomma una brutta Roma, che al fischio finale può gioire esclusivamente per i 3 punti, in attesa delle notizie dall’infermeria.

    Maurizio Rafaiani

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