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ROMA LECCE ANALISI TATTICA – Primo turno di Coppa Italia superato, gara bifronte, quasi come un fastidio, ma di fatto ben presto diventato obbligo nel corso del match in salita dopo 15 minuti impattata prima dell’intervallo e ratificata in una ripresa dai giusti atteggiamenti dove il divario tecnico ha via via scavato il gap esistente fino al fischio finale. Indicazioni interlocutorie per buona parte degli interpreti, ma la conferma della bontà dell’acquisto di Sergio Oliveira e Maitland-Niles, nonché dell’auspicabile recupero mentale di Kumbulla, e la confermata vena realizzativa di Abraham.

Moduli e sviluppi di gioco

Mourinho conferma il definitivo 4-3-3 che fluttua nei 90 minuti con le mezzali (Veretout e Sergio Oliveira) che lavorano nella terra di mezzo a ridosso di Abraham, con Felix e Carles Perez punte esterne a piede invertito. Se in regia c’è Cristante, dietro, davanti a Rui Patricio, ci sono Ibanez e Kumbulla al centro, con Karsdorp che ritrova la maglia da titolare a destra, con Maitland-Niles che trasloca a sinistra, confermando la sua duttilità.  L’ex Baroni se la gioca a specchio, un 4-3-3 con un altro ex Calabresi e Dermaku centrali, Gendrey e Barreca terzini davanti a Bleve. In mezzo Blin detta i tempi con Helgason e Gargiulo mezzali, mentre davanti intorno alla punta centrale Olivieri ci sono Listkowski e l’ex Di Mariano.

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Primo tempo soporifero, il tabellino si riempie solo grazie a due gol da calcio d’angolo

Lecce aggressivo in avanti da subito ma che saltato il primo pressing si chiude serrando i reparti al centro, molto stretti con i 6 avanzati e tenendo una linea alta sulla quale la Roma colpevolmente non va a colpire sulla corsa di Felix che resta sempre molto in ampiezza anziché tagliare anche verso il centro. Il serrare molto centrale dei salentini manda gli sviluppi di gioco della Roma sugli esterni, ma Karsdorp è ancora arrugginito dal limitato impiego recente e a sinistra Maitland-Niles spinge male non essendo di piede non potendo quindi dare grandi sbocchi. Sergio Oliveira mette in mostra traccianti e linee di passaggio mai banali, soprattutto imbucate e l’impressione è che più la Roma si permette di sollecitarlo e più la qualità del gioco si va ad elevare. Se in fase difensiva Felix è sempre puntuale, meno lo è in fase offensiva, facendosi aggredire da Gendrey (che lo fa ricevere spesso spalle al gioco) anziché attaccarlo alle spalle senza palla. La Roma ha due criticità significative nel primo tempo, laddove quando va a prendere alto il Lecce che costruisce basso, va fuori tempo, perché i salentini tengono molto aperti i due centrali difensivi e alzano molto i 2 terzini, uscendo spesso puliti per poi innescare le catene esterne (terzino, mezzala, punta esterna) dove la Roma non scivola bene sui movimenti, concedendo qualche assistenza dall’esterno. Un primo tempo lento e poco apprezzabile finisce 1a1 su due corner per due squadre che pungono poco, per la Roma diventa importante alzare ritmi, abbassare il numero di tocchi e muoversi di più senza palla.

Ripresa risolutrice, figlia del cambio di marcia

Baroni inserisce Lucioni e Coda per Dermaku e Di Mariano, mentre Mourinho rientra con Zaniolo, Mkhitaryan, Vina per Carles Perez, Veretout, Maitland-Niles e la Roma cambia marcia, atteggiamento e si scuote con l’armeno che risolve l’isolamento di Abraham andandogli a giocare sotto (4-2-3-1 fluttuante) e altrettanto fa Sergio Oliveira quando legge spazi evidenti. Zaniolo dopo alcuni egoismi personali ritorna nella collettività di squadra facendosi trovare nella combinazione che culmina col capolavoro di Abraham che sigla il sorpasso. Questa è un’altra Roma e poco dopo il Lecce molto falloso e spesso in ritardo, carico di gialli, vede l’espulsione di Gargiulo che segna il passo. La gara è indirizzata, Mourinho inserisce Shomurodov per Felix, mentre Baroni inserisce Faragò per cercare equilibrio in inferiorità numerica (4-3-2 ora) e provare a restare in gara, anche perché la Roma gestisce male sulla falsariga della gara col Cagliari. Quando Shomurodov ritrova la vena realizzativa capitalizzando una transizione finalizzata da Mkhitaryan, la gara va in ghiacciaia e a quel punto Bjorkrngren per Helgason e Zalewski per Abraham (va Shomurodov al centro) è solo per la cronaca. 

Maurizio Rafaiani