7 Novembre 2022

Roma-Lazio, l’analisi tattica: giallorossi senza idee e contenuti, decisiva la follia di Ibanez

Alla Lazio basta il gol di Felipe Anderson. La Roma senza idee e con una pochezza offensiva preoccupante

Foto Tedeschi

Il Derby numero 193 della Capitale coincide, probabilmente, con la peggiore prestazione della Roma in questi due anni di Mourinho. Una gara dalla pochezza offensiva e una totale assenza di idee sconcertante. Una gara disputata contro la Lazio meno qualitativa di questi ultimi 20 anni, senza Immobile e Milinkovic-Savic, minimamente diligente in fase di non possesso e con un potenziale offensivo ridimensionato fortemente. Ancora una volta la Roma non si sottrae al suo fastidioso ruolino di marcia, che la vede sempre, dopo 3/4 vittorie consecutive, incappare nella sconfitta sistematica, disattendendo uno degli adagi principali del calcio (“quando non puoi vincere, non devi assolutamente perdere”), consegnandosi alla inevitabile e gratuita critica, che rallenta e complica sempre il processo di crescita di una squadra che non conosce la continuità.

Moduli e sviluppi di gioco

Mourinho conferma il 3-4-2-1 con i 3 centrali consueti (Mancini, Smalling, Ibanez) davanti a Rui Patricio, con Zalewski e Karsdorp sulle corsie esterne. In mediana Camara affianca Cristante, con Pellegrini che fluttua tra linee avanzate e centrocampo a supporto di Abraham e Zaniolo. Per Sarri un 4-3-3 classico, con Anderson falso nove, Pedro e Zaccagni ai lati e con Cataldi a dettare ritmi affiancato da Luis Alberto e Vecino. Dietro ci sono Romagnoli e Casale davanti a Provedel, con Lazzari e Marusic terzini.

Primo tempo senza sussulti, ritmi bassi, deciso dalla follia di Ibanez

Entrambe le squadre hanno inizialmente atteggiamenti analoghi in fase di non possesso, pressano alto sui riferimenti avversari. La Lazio con Anderson che in movimento costante toglie riferimento offensivo ai 3 centrali giallorossi. Per la Roma l’assenza di Milinkovic-Savic che si butta nello spazio centrale rimane una minaccia in meno, laddove deve unicamente preoccuparsi dei tagli di Zaccagni e Pedro nell’imbuto centrale. Di contro la Roma, con Camara quasi a uomo su Luis Alberto, gioca più sull’errore di palleggio che sul recupero palla aggressivo, ma l’equilibrio diventa fondamentale, perché fare prendere quota al palleggio biancoceleste significa poi correre tanto a vuoto. La forza dell’organizzazione della Lazio è come sempre lo scaglionamento in fase di possesso, mentre la Roma disegna sul campo tutto in maniera approssimativa, con troppi giocatori che ricevono sistematicamente palla di spalle alla porta avversaria, attaccanti che devono dettare il passaggio. Sono troppo statici con il suicidio di Ibanez che incanala la gara. La Lazio lascia giocare i 3 centrali giallorossi riconoscendogli poca qualità, laddove dovrebbero entrare dentro al campo con la palla, ma l’unico che potrebbe farlo (Mancini) è svuotato di contenuti e non ispirato. Un’altra criticità della gara è rappresentata dai troppi palloni giocati all’indietro, che denota uno scarico di responsabilità disarmante, nonché una pochezza di pensiero verticale eloquente. Il finale di tempo vede Pellegrini consegnarsi al piattume generale attraverso leggerezza nei contrasti e totale incapacità di creare presupposti offensivi significativi.

La ripresa conferma come la Roma non sia mai scesa in campo

Si riparte con Celik braccetto di destra per Mancini(ammonito), che consente a Karsdorp una spinta maggiore, ma è solo un illusione, perché latitano le idee. La Roma non tira in porta e Mourinho prova a sollecitare il giocatore che in settimana aveva mostrato più intraprendenza e idee, con Volpato che rileva Pellegrini. Servirebbe anche la qualità di Matic, ma i cambi intorno all’ora di gioco si completano con El Shaarawy per Karsdorp, con Zalewski che va a destra a mettere dei traccianti dall’esterno. Un’ora di gioco dunque senza idee, una pochezza disarmante, con Sarri che dall’altro lato inserisce Cancellieri, Hysaj, Basic, Romero per Pedro, Lazzari, Luis Alberto e Zaccagni. L’ultimo disperato tentativo di Mourinho sono Matic e Belotti per Camara e Zalewski, con un a sorta di 3-2-4-1 super offensivo che però continua a non pungere minimamente, anche perché il buttare palla in avanti senza costrutto dei giallorossi è veramente imbarazzante. L’ emblema della serata rimane, al minuto 85, Volpato, che saltati due uomini dal lato corto dell’area entra e non determina, perdendo goffamente la disponibilità del pallone, implodendo su sé stesso (come tutta la squadra) nella scelta da operare.

Maurizio Rafaiani

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6 commenti

  1. Piero Bottiglieri ha detto:

    Bellissimo articolo di Maurizio Rafaiani. Ha condensato il pensiero di molti tifosi… che non si capacitano della pochezza di attaccanti come Abram e (purtroppo, anche se non gioca così frequentemente…) Belotti e le solite amnesie di Ibanez !!!

  2. alberto ha detto:

    questo è il valore di questa squadra l’avrò scritto 1 milione di volte, 6-7° posto e nulla più, ma cosa vi aspettate dai?
    siamo tifosi ed ok, io sono il primo ad essere arrabbiato nero, però a mente lucida e fresca scrivo che:
    1) sto presidente non ha investito nulla sulla squadra, ha comprato solo celik a 7 milioni;
    2) sto pinto quale valore aggiunto ha portato, credo nulla;
    3) sta società che ammette che i soldi ci sono, allora perchè investe su tutto tranne che sui giocatori;
    4) nonostante l’abbassamento del monte ingaggi non vedo che sempre gli stessi in campo.
    aggiungo che:
    1) come fai con dei terzini che non sanno fare 1 cross, vedi karsdrop;
    2) come fai a centrocampo con cristante è lento nel pensiero e nel passo;
    3) come fai a stare sicuro dietro con difensori come vina, mancini ibanez (si è visto ieri) e kumbulla;
    4) come fai a essere capitano della roma se sbagli 2 cross su 3 da calci fermo;
    5) come fai se gli attaccanti non segnano nemmeno se gli spari (salvo solo zaniolo ed il povero dybala);
    6) come fai, in emergenza, ad uscirtene con un giocatore come camara (che già è sfiancato)…ed ora hai preso Solbakken, ma chi è? mi prendete in giro?
    la mia idea, a giugno si vende abhram e si sostituisce con Solbakken, questo fanno, hanno fatto e faranno sti americani.
    è una squadra mediocre che ti fa soffrire ad ogni partita, è una specie di lavoro, una faticaccia guardarli, sbagliano tutto il possibile e poi quel gioco indietro lo odio, lo devono fare perchè essendo mediocri non trovano gli spazi non si muovono senza palla, non c’è uno che faccia la differenza in questo momento.
    ecco perchè giochi con l’atalanta e perdi, giochi con il napoli e perdi, giochi con la lazie e perdi, e sarà sempre così fin quando non acquisti giocatori di valore…vai avanti con parametri 0, prestiti e ragazzi delle giovanili (che oltre tutto sono i migliori in campo).
    come scrivo sempre l’unico punto di riferimento è il grande Mourinho è lui a fare la differenza (se ci fosse stato un altro – vedi italiano o de zerbi – già sarebbe stato cacciato e forse avremmo visto anche 2/3 allenatori avvicendarsi in questi 2 anni) ma se il materiale che ha a disposizione è mediocre cosa volete che faccia?
    è come un grande cuoco che deve cucinare qualcosa di decente con una cipolla, una patata e una mezza ala di pollo!!!

  3. Brunog ha detto:

    Non bisogna farsi illusioni su questa Roma. Una squadra che non ha idea, mancanza totale di saper piazzare un pallone. Ognuno gioca in avanti per conto proprio con un Abraham ormai perduto ,Pellegrini con I tiri sbilenchi e. Zaniolo che fa da solo. La mediana incapace di dare palloni giocabili difesa con il solo Smalling. Troppo poco per chiamarsi squadra con ambizioni

  4. giacomo ha detto:

    Giochiamo in serie A, vero? credo che siamo l’unica squadra che non ha uno straccio di gioco se non quello individuale dei suoi giocatori. Roba che non si vede da nessuna parte a questi livelli… il santone di Setubal se ne accorge di quanto facciamo pena?

  5. Franco62 ha detto:

    Brutta partita, l’hanno detto tutti, ma mentre Sarri ha saputo fare di necessità virtù (giocando coperto, non avendo Milinkovic-S. e Immobile), Mou non sa adattarsi e continua nel solito (non) gioco che produce poco o niente: non si può essere dipendenti da un solo giocatore (Dybala) quando si vuole essere considerati “special” ! La conclusione è che Mou ha riportato un grande entusiasmo, riuscendo a vincere anche una Copp(etta), ma non si può dire che abbia dato un gioco fruttuoso e sia riuscito a tirare fuori il meglio dai giocatori che ha…

  6. Federico ha detto:

    Un errore, seppur pesantissimo, ci può stare, se la scelta è giocare mille palloni a partita con i tre centrali, lenti, fermi: mille, come a Verona.

    Non si gioca a calcio così. E non credo sia Mourinho a dire questo, visto che nei primi cinque minuti c’era stato un buon approccio, poi evaporato.

    Su 1000 a partita, in quindici partite, qualche errore c’è stato, e si poteva pagar dazio anche altre volte.

    Piuttosto perchè Zalewski ha un fallo laterale a centrocampo e si volta indietro, come fa anche Karsdorp, e la lancia ancora una volta indietro di trenta metri sui difensori centrali? Da questa scelta folle (di Zalewski o di Mourinho travestito da Fonseca?) nasce il gol.

    40 anni fa la Roma che ha inventato la zona e il possesso palla con Liedholm noi i falli laterali li battevamo in avanti e la palla tornava indietro, partendo sempre dai terzini, solo quando avevamo conquistato la tre quarti.

    Una palla mai ferma, giocata con tempi di musica e ritmo adeguato.

    Passando sempre per il centrocampo, e attraverso la tecnica individuale.

    Un progetto che la Roma Femminile interpreta perfettamente.

    E che la Roma maschile non ha.