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ROMA LAZIO ANALISI TATTICA – Le mani sul Derby, per la Roma che consegna le chiavi della città ad Abraham, con Mourinho che subito dopo il fischio finale scende subito negli spogliatoi, lasciando il palcoscenico ai protagonisti del campo, e del successo; la prestazione che mancava, per dare ancora un senso ad un annata che in campionato non può più dare soddisfazioni del passato, ma che attraverso un piazzamento europeo e (perché no) anche un titolo, per un gruppo che troppo spesso ha lasciato a desiderare, e che qualcosa doveva farsi perdonare.

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MODULI E SVILUPPI DI GIOCO

Mourinho si affida ad un fonsechiano della storia recente 3-4-2-1, rinunciando a Zaniolo, con Pellegrini e Mkhitaryan a supporto di Abraham, e a formare un quadrilatero coi due mediani Cristante e Sergio Oliveira; in ampiezza ci sono KarsdorP e il giovane Zalewski, con Mancini e Ibanez braccetti e Smalling davanti a Rui Patricio; per Sarri il 4-3-3 istituzionale, con Acerbi e Luiz Felipe davanti a Strakosha, Hysaj e Marusic terzini e Lucas Leiva a dettare ritmi davanti alla difesa; ai suoi lati ci sono Milinkovic- Savic e Luis Alberto, a supporto delle punte esterne Pedro e Felipe Anderson, e il cannoniere principe del campionato Immobile.

 PRIMO TEMPO ROBOANTE PER ATTEGGIAMENTO E SPIRITO DI INIZIATIVA

Al fischio d’inizio la Roma aggredisce subito avversari e partita, con un avvio folgorante, che porta già dopo pochi secondi Mkhitaryan a correre verso la porta di Strakosha, con la palla in corner, dal quale scaturisce subito il vantaggio di Abraham ; nei vari duelli che i due schieramenti disegnano sul campo, uno di quelli che potrebbe diventare indigesto per i giallorossi è il duello tra Mancini e Pedro, giocatori che hanno passo diverso, così come fondamentale assorbire inserimenti senza palla di Milinkovic-Savic; e ancora più importante, per gli uomini di Mourinho, è lavorare bene con la catena esterno-braccetto-mediano contrapposta a quella biancoceleste terzino-mezzala-punta esterna; in fase di possesso la Roma riesce a lavorare bene coi cambi di gioco sugli esterni, dove la Lazio arriva spesso in ritardo, perché la circolazione palla da dietro dei giallorossi è finalmente disinvolta e nasce da una leggerezza mentale che “scarica” di responsabilità i giocatori giallorossi, sempre ben scaglionati in campo, con i biancocelesti che non ottengono efficacia dal pressing offensivo; gli uomini di Sarri lasciano Cristante libero di giocare, che gode di molte libertà, e quando la Roma trova l ennesimo sbocco sugli esterni del suo inizio gara, il raddoppio di Abraham é servito, con un azione prepotente e un assistenza proprio dall’esterno di Karsdorp; siamo a metà tempo e Sarri, che non trova mai pericolosità, inverte le posizioni tra Pedro e Felipe Anderson, mentre la Roma prosegue nel suo recupero palla nella zona del campo intorno ai 40 metri, da dove spesso riparte eludendo il filtro di Lucas Leiva spesso troppo solo in mezzo al campo; il quadrilatero di possesso in mezzo al campo, con la gestione palla di Cristante e Sergio Oliveira, che si raccordano sempre con Pellegrini e Mkhitaryan dietro le linee e alle spalle di Milinkovic-Savic e Luis Alberto, consente sbocchi graduali senza che la squadra si allunghi; forte del doppio vantaggio la Roma è libera di testa, e quando Pellegrini va sulla palla verso fine tempo per disegnare la traiettoria chirurgica che manda i suoi sopra di 3; quando Irrati (elogiato da Mourinho a fine gara) manda le due squadre negli spogliatoi a fine tempo la Lazio non ha mai tirato in porta, con Immobile non pervenuto, e annullato dalla compattezza difensiva che parte dall’attenzione da parte dei giallorossi nei duelli in ogni zona del campo, e leggerezza mentale positiva che oggi fa la differenza; è dunque l’atteggiamento, disponibilità  predisposizione mentale ,dove nessun giocatore si nasconde, dando sempre un opzione al portatore di palla, a differenza delle ultime gare dove tale difficoltà si era palesata, a scavare il gap decisivo dei primi 45 minuti.

 RIPRESA IN CONTROLLO, LASCIANDO UNA SUPREMAZIA EFFIMERA A IMMOBILE E COMPAGNI 

Si riparte con gli stessi 22, con Sarri che ha invertito nuovamente le punte esterne, e per la Roma diventa subito importante al rientro, soprattutto nei primi 10 minuti di gara, di fare capire alla Lazio che non c è euforia di distrazione ma consapevolezza e fermezza nel non concedere l’opportunità di rientrare in gara all’avversario; la Lazio prende campo inizialmente, e prova a mettere la dietro la Roma, ma i 3 centrali giallorossi mantengono compattezza, con Karsdorp e Zalewski sontuosi nell’applicazione difensiva, e pronti a riproporsi, con gli uomini di Mourinho che a differenza delle ultime gare trovano una conservazione palla adeguata sugli appoggi, riuscendo a fare correre a vuoto e spezzettare il possesso biancoceleste e commettere qualche fallo; la gara entra nel vivo delle sostituzioni, con Sarri che inserisce Lazzari per Hysaj, e Romero e Cataldi per Felipe Anderson e Lucas Leiva; Mourinho, che comincia ad avere più di un giocatore ammonito, corre ai ripari, con Vina per Zalewski e Veretout per Sergio Oliveira, grande protagonista anche difensivo fino a quel momento con più di un occupazione difensiva nell’area di rigore giallorossa, bravissimo oggi nel leggere questo aspetto difensivo insieme a Cristante; con rischi prossimi allo zero, si entra nel finale di gara, con Pellegrini che lascia il posto a Bove in un 5-4-1 finale che consegna alle cronache il responso di un Derby completamente a tinte giallorosse, mai in discussione, e con la sensazione che ancora una volta il Tecnico di Setubal stia piano piano smuovendo meccanismi mentali in un gruppo che ha bisogno di trovare coraggio, consapevolezza, autostima da troppo tempo.

Maurizio Rafaiani

2 Commenti

  1. Soprattutto non si sono visti i 50.000 passaggi all’indietro, mettendo sempre in crisi Pau, infatti Karsdorp lanciava in avanti…!Ma chiederei a Mou, cosa pensi dei commenti di DAZN che “il pestone ricevuto da Oliveira fosse casuale, mentre quello dato da Abraham in occasione del gol di Zaniolo contro il Genoa fosse volontario. Grazie!

  2. Concordo su tutto .. il dominio numerico a centrocampo, ci ha permesso di dominare la partita .. la velocita’ e la voglia di lottare e vincere ha tirato fuori il coraggio e questa “leggerezza mentale” indicata nell’articolo, ha dato il coraggio troppo spesso assente quando prima prevaleva incertezza e indecisione ..

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