19 Settembre 2019

Roma-Istanbul tra calcio e politica: una partita che spezza i confini

Foto Getty

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ROMA ISTANBUL ARMENIA TURCHIA – La partita di stasera tra Roma e Istanbul Basaksehir nasconde una sottotrama che vede come protagonista uno dei nuovi acquisti realizzati dai giallorossi nell’ultima sessione di calciomercato: Henrikh Mkhitaryan. La stella del calcio armeno, qualora Fonseca dovesse decidere di schierarlo, si troverà di fronte la squadra più vicina al governo turco, essendo il Basaksehir nota per essere la squadra preferita da Erdogan.

Quella di Armenia e Turchia è una storia fatta di guerre, massacri, rapporti conflittuali o inesistenti. Una storia dove riecheggia la parola “genocidio”, gridata, con rabbia, dal mondo.  Il “Grande Male”, così definito dagli armeni, avvenuto durante la Prima Guerra Mondiale, quando centinaia di migliaia di armeni furono vittima delle sevizie o dei fucili dell’allora Impero Ottomano, non è mai stato riconosciuto ufficialmente dalla Turchia. Pur ammettendo le efferatezze commesse, infatti, il governo turco ha sempre rifiutato l’idea che un massacro svolto per sterminare un’intera etnia possa macchiare le radici della Repubblica, minacciandone “l’identità nazionale”. Nonostante lo scenario geopolitico sia cambiato nell’ultimo secolo, il conflitto tra i due popoli e le due nazioni non si è mai spento del tutto.

Come spesso accade, nonostante sia forse maggiormente noto per gli scontri che è in grado di generare, il calcio ha vestito la parte di ambasciatore per la pace, grazie anche alla complicità del destino. Infatti, in occasione dei sorteggi per le qualificazioni ai mondiali del 2010 in Sud Africa, il caso ha voluto che Turchia e Armenia fossero estratte nello stesso girone, destinandole quindi a una doppia sfida dal sapore storico. I presidenti dei due paesi assistettero insieme, dagli spalti, alle gare andate in scena nel 2008-2009, proprio in un periodo in cui la Turchia era interessata ad allentare la tensione con l’Armenia per favorire un eventuale ingresso nell’Unione Europea. I discreti rapporti, considerato il difficile passato, tra i due paesi si interruppero di fatto quando, nel 2014, Erdogan divenne presidente turco.

Ancora una volta, quindi, il destino si è reso protagonista quando ha sorteggiato l’Istanbul Basaksehir, squadra molto vicina ad Erdogan, nello stesso girone della Roma. Tra i giallorossi, infatti, milita quello che è ritenuto il più grande giocatore del calcio armeno, Henrikh Mkhitaryan, ufficializzato dalla società di Pallotta poche ore dopo le urne di Montecarlo. Per il trequartista, che non ha partecipato alla finale di Europa League tra Arsenal e Chelsea, svoltasi a Baku, capitale azera, proprio a causa della sua nazionalità, quelle contro l’Istanbul Basaksehir saranno gare inevitabilmente particolari. Tuttavia, non sarà il battesimo di Mkhitaryan contro squadre turche. La stella dell’Armenia ha infatti già trovato sulla sua strada Galatasaray, contro il quale sono arrivati due successi in Champions League, e Fenerbache, che invece trionfò nel precedente di Europa League, quando l’armeno vestiva maglie diverse da quella giallorossa.  

La Roma, a modo suo, si è ritagliata un ruolo nel dimostrare la possibile coabitazione tra le nuove generazioni di armeni e turchi. Tra le fila giallorosse, infatti, si annoverano anche Under, che la Roma ha prelevato due anni fa, guarda caso, proprio dall’Istanbul Basaksehir, e Cetin, giunto invece in estate dal Gençlerbirligi. In particolare, Under e Mkhitaryan, entrambi orgoglio calcistico dei rispettivi paesi, condivideranno anche la zona del campo, giocando spesso insieme sulla trequarti giallorossa. Turchia e Armenia, unite dal destino per la causa della Roma.

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