Roma-Inter, l’analisi tattica: giallorossi a due facce, decisivi gli episodi

Redazione RN
11/02/2024 - 8:03

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Roma-Inter, l’analisi tattica: giallorossi a due facce, decisivi gli episodi

ROMA INTER ANALISI TATTICA – La Roma di De Rossi spaventa l’Inter, ma al fischio finale sono comunque i nerazzurri di Inzaghi a gioire e consolidare una classifica sempre più vincente, che li incorona a Regina inarrivabile del campionato. I giallorossi hanno lottato per larghi tratti alla pari, quando non si sono fatti preferire dall’alto di una qualità che rimane oggettivamente nelle corde e nella possibilità di produzione della rosa a disposizione, lasciando i 3 punti e il via libera ad una squadra non a caso leader della classifica.

Moduli e sviluppi di gioco

Con una settimana di didattica di campo in più de Rossi conferma negli interpreti il suo 4-3-2-1 delle 3 precedenti uscite, con Mancini e Huijsen davanti a Rui Patricio e con Karsdorp ed Angelino esterni difensivi propositivi, mentre davanti alla linea difensiva c’è Paredes in cabina di regia. Le mezzali invasori, a supporto dell’azione offensiva sono Pellegrini e Cristante, con Dybala ed El Shaarawy punte esterne a piede invertito, ai lati di Lukaku. Per Inzaghi (squalificato e non in panchina) nessuna novità nell’istituzionale 3-5-2, con Pavard e Bastoni braccetti ai lati di Acerbi, davanti Sommer, con Dimarco e Darmian quinti a tutta fascia. In mezzo c’è Calhanoglu, con Mkhitaryan e Barella ai lati, a supporto della coppia offensiva Thuram e Lautaro Martinez.

Primo tempo scoppiettante, Roma superiore

Baricentro medio per entrambe, ma con un’Inter che inizialmente attende, i giallorossi scivolano aggressivi in avanti, sorprendono i nerazzurri con un grande avvio e circolazione palla in velocità, con un Pellegrini che senza palla svaria a tutto campo, senza dare riferimenti ai dipendenti avversari, con duelli tra i 3 contrapposti di centrocampo delle due squadre. La partenza di grande personalità non vuole essere un fuoco di paglia, in entrambe le fasi, unitamente al fatto che sull’aggressione alta dei nerazzurri gli uomini di De Rossi prediligono con personalità il giocare palla a terra in uscita. La Roma ha una circolazione veloce e di qualità ,postura corretta da parte di chi riceve palla, scaglionamento e corridoi aperti.

El Shaarawy è l equilibratore fondamentale e decisivo di tutto l’impianto di gioco predisposto da De Rossi, che consente di difendere a 5 (come nella precedente gestione) in fase difensiva, e agevolare le catene esterne, con Mancini che marca forte in avanti Thuram, mentre Calhanoglu e Paredes si trovano spesso in duello singoli con le mezzali opposte. E nonostante i giallorossi si facciano preferire per proposta offensiva, la prima situazione pericolosa nerazzurra coincide con la carambola che in seguito a palla inattiva da corner porta Acerbi a superare Rui Patricio con un colpo di testa.

La Roma gioca, la capolista segna, confermando come chi vince i campionati porta sempre verso di sé gli episodi, ma gli uomini di De Rossi trovano lo stesso la forza e la personalità di raggiungere i nerazzurri e il pareggio di Mancini è meritato. L’Inter subisce inizialmente la presenza di Dybala, che la porta ad alzare meno del solito Bastoni, con Dimarco che analogamente entra meno dentro al campo, e quando da una transizione in 4 contro 3 El Shaarawy arma un tiro sporco e rocambolesco, ma efficace, che porta la Roma al vantaggio meritato, che è anche il risultato della prima frazione di gioco.

Ripresa a fasi alterne, che sorride ai nerazzurri nel computo metrico totale

Dopo che il primo tempo supremazia territoriale, possesso palla e indice di pericolosità certificano il vantaggio meritato, i giallorossi rientrano ma le dinamiche di gara sono cambiate, con l’Inter che serra i tempi e spinge in maniera veemente. Svantaggio ribaltato con merito nel giro di 10 minuti, con la catena di sinistra che si riattiva, con Dimarco che entra dentro al campo e Bastoni. Con gli esterni difensivi sul banco degli imputati per il sorpasso subito, De Rossi inserisce Bove e Spinazzola per Cristante e Angelino. Farris risponde con DeVrij per l’affaticato Acerbi, Arnautovic e Dumfries per Lautaro Martinez e Darmian. Con Zalewski ,Baldanzi, Azmoun (fuori Paredes, Dybala, El Shaarawy) il nuovo modulo è il 4-2-3-1, con l’imperativo di una manovra aggirante atta a sfruttare le superiorità sulle catene esterne, e più coraggio a forzare le giocate imbucate centrali. Ma e’ troppo tardi… un vero peccato non prendere punti dopo una prestazione come quella odierna.

Maurizio Rafaiani

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