• Roma, per la rincorsa Champions il miglior attacco è la difesa?

    Redazione RN
    11/03/2024 - 22:53

    La rete di Llorente ha salvato la Roma a Firenze ed ha confermato la pericolosità dei difensori giallorossi in zona gol

    Getty Images
    Roma, per la rincorsa Champions il miglior attacco è la difesa?

    DIFESA ROMA CHAMPIONS – Nel contesto di un 2024 sicuramente brillante in termini di risultati, prestazioni e di un gruppo ritrovato sotto la guida di un capo popolo unico nel suo genere, la Roma si appresta a vivere un finale di stagione dove per centrare gli obiettivi c’è bisogno di tutti. La trasferta di Firenze ha palesato alcuni limiti su cui lavorare, ma ha anche posto l’accento su un concetto che nel calcio moderno è fondamentale: il ruolo del difensore è sempre più centrale nello scacchiere, sia nella sua funzione originaria e quindi a protezione della propria porta, ma anche come arma offensiva o come primo costruttore di gioco. Il destro di Llorente ha scacciato le nuvole nere dal cielo di Trigoria, scongiurando la seconda sconfitta in campionato nella gestione De Rossi e riequilibrando il confronto con una Fiorentina per certi versi sprecona, per altri combattiva e organizzata. Partendo da questo gol fondamentale, il tema che potrebbe avere diritto di cittadinanza è il seguente: è davvero un’eresia pensare che la rincorsa alla Champions possa ottenere quell’ulteriore “boost” dal peso offensivo dei difensori?

    Da Llorente a Huijsen e Mancini, quanto pesano i gol dei difensori

    Ad una domanda di questo tipo si può rispondere soltanto con le statistiche e i precedenti stagionali: nell’economia di un campionato estenuante e dispendioso, la Roma ha ottenuto spesso nuova linfa in zona gol dai piedi (e la testa) della sua retroguardia. Soltanto facendo un calcolo basato sui freddi numeri, i punti portati a casa grazie alle firme di chi di mestiere dovrebbe coprire la propria porta e invece si trova ad incidere nell’altra metà campo, sono 10 dei 48 totali: questo togliendo dall’equazione il gol di Mancini in Roma-Empoli (terminata 7-0) e la prima gioia in Serie A di Huijsen (nel contesto del poker contro il Cagliari); rientrano dunque la rete pesante di Kristensen nell’1-2 esterno contro il Sassuolo, l’assolo spaventoso di Huijsen a Frosinone, la rete di Mancini che stappa il match contro l’Udinese e il destro all’incrocio di Llorente contro la Fiorentina. Tre vittorie ed un pareggio marchiate a fuoco dai difensori che si travestono da goleador: ritornando ai freddi numeri, circa il 20% del bottino stagionale in Serie A. In sostanza, il quesito di partenza non sembra essere una follia perché si poggia su basi solide e supportate dal campo: nel momento più delicato e corposo della stagione dunque, la Roma potrà fare affidamento su un pacchetto arretrato che sa essere decisivo anche superando il cerchio di centrocampo.

    Roma, con De Rossi i difensori vedono la porta con più frequenza

    L’analisi si arricchisce di un ulteriore tassello: se il presente ci racconta di una retroguardia che diventa avanguardia quando la partita lo richiede, lo storico di alcuni dei protagonisti in zona gol nella difesa giallorossa testimonia un’evoluzione di gioco che va in direzione di una frequenza di gol sempre maggiore. Complice un ampliamento delle prospettive offensive garantito dal gioco di De Rossi (che permette anche ai suoi centrali difensivi di cercare la porta), i ragazzi del pacchetto arretrato sembrano voler inserire questa opzione e farla diventare una costante nel gioco della squadra: fatta eccezione per Huijsen, che con De Rossi ha trovato la sua prima gioia in Serie A, giocatori come Diego Llorente e Rasmus Kristensen storicamente dimostrano una vena realizzativa notevole, con il picco che per il danese è rappresentato dalla stagione 21/22 in cui ha totalizzato 7 centri. Continuando la rassegna, impossibile non citare Angelino, al momento a secco ma in passato protagonista di annate molto prolifiche (come quella 20/21 con la maglia del Lipsia, dove il bottino fu di 4 gol e 6 assist). In sostanza, con la certezza rappresentata da Mancini (regolarista, se ce n’è uno, negli ultimi metri con una media di 3 gol a stagione) e la mina vagante Ndicka, che in Germania non disdegnava i blitz in area di rigore specialmente su palla inattiva, la potenza di fuoco aumenta. L’augurio da qui alla fine della stagione è che il conto dei gol arrivati dalle retrovie non si fermi, continuando a dare un apporto pesante in termini di punti procurati alla squadra.

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