• Roma-Betis, l’analisi tattica: manovra fluida ma poca precisione. Giallorossi puniti con una sconfitta discutibile e immeritata

    Manuela Fais
    07/10/2022 - 8:12

    Ancora una Roma maldestra nel suo percorso di Europa League, punita oltre misura

    Foto Tedeschi
    Roma-Betis, l’analisi tattica: manovra fluida ma poca precisione. Giallorossi puniti con una sconfitta discutibile e immeritata

    Ancora una Roma maldestra nel suo percorso di Europa League, punita oltre misura con una sconfitta discutibile, quanto immeritata, ma che deve ancora una volta fare riflettere come troppo spesso la ciclicità di certi eventi faccia puntualmente capolino arrivando appositamente a turbare un percorso che raramente, per non dire mai, generi un filotto di vittorie che consolidi una posizione per qualche tempo. Una classifica di girone che ora impone un cambio di marcia per ottenere il passaggio del turno (ma solo come seconda) che passerà inevitabilmente dal Sedicesimo di Finale con una delle Terze dei Gironi di Champions League.

    MODULI E SVILUPPI DI GIOCO

    Per Mourinho un 3-4-2-1 con Smalling, Mancini, Ibanez, davanti a Rui Patricio, con Celik e Zalewski sull’esterno, la strana coppia Matic/Cristante in mediana, con Zaniolo sul centro-sinistra, Dybala sul centro-destra, alle spalle di Abraham. Per Pellegrini un mini turn over, a cominciare da Bravo tra i pali, Luiz Felipe e Pezzella (vecchie conoscenze del calcio italiano) centrali, con Miranda e Ruibal sugli esterni. In mediana il messicano Guardado con Rodriguez, mentre alle spalle di Willian ci sono Fekir sotto punta, con l’evergreen Joaquin (altra vecchia conoscenza del campionato italiano) e Canales sull’esterno. 

    PRIMO TEMPO ILLUSORIO,IL BETIS RIAGGUANTA SUBITO LA GARA

    La Roma si incastra bene nel modulo avversario, con i due mediani e gli esterni di centrocampo che formano un gioco delle coppie in ogni zona di campo, dove la qualità dei singoli fa emergere duelli che spesso si annullano tra gli interpreti, perché fondamentalmente è la circolazione e fase di possesso a fare i momenti della gara ora a favore di una squadra, ora a favore dell’altra. Il baricentro e il pressing delle due squadre sono dislocati su valori medi in campo, con le squadre che si equivalgono per valori di possesso, supremazia territoriale e produzione offensiva. Il Betis è squadra e sa alternare gestione palla ad ostruzionismo da mestieranti, con Pezzella graziato nel lungo della gara da un Jug sempre poco lucido nelle valutazioni, a cominciare dalla prima su Zaniolo (ostruzione clamorosa di Felipe) per finire con l’ accanirsi proprio sul 22 di Trigoria con un espulsione a tempo scaduto che condizionerà anche la gara di ritorno. La gara, di per se bruttina, vede il Betis molto pratico, e in grado di sfruttare ogni momento e lettura dei momenti, con Fekir che si tira fuori e senza dare riferimenti crea gioco, con i terzini che si alzano molto, concedendo ai giallorossi un recupero palla che se  ben orchestrato può dare una transizione vincente. La Roma, con i tre centrali che marcano forte in avanti, trova una manovra fluida, ma con poca precisione, perché perde troppi palloni di possesso e manca di precisione quando alza il ritmo e abbassa il numero di tocchi nelle combinazioni centrali. Il vantaggio su rigore e l’uscita successiva di Fekir per infortunio (che pareggia l’uscita di Celik) fanno pensare ad una gara in discesa per la Roma ma nella seconda parte del primo tempo il Betis serra i tempi, conquista palloni con i giallorossi che perdono troppi possessi, cominciando a correre a vuoto dietro al possesso iberico, fatto di “gioco palla e mi muovo” abbassandosi e concedendo conclusioni dalla distanza, e quando Rodriguez fa centro le squadre sono pronte per rientrare negli spogliatoi a riordinare le idee. Con la Roma che deve riempire di più il suo vuoto offensivo a fronte di un arrivo nei 30 metri finali agevole e il rammarico per il consueto pericolo dai 20 metri per mancata copertura della zona di tiro o attenzione sul “rimorchio” avversario.

    RIPRESA IN CRESCENDO FINO AL GOL BEFFA NEL FINALE

    La Roma rientra un po’ passiva, vecchio difetto del difendere di posizione senza mettere pressione, ma reagisce subito creando i presupposti per il nuovo vantaggio, sugli sviluppi di qualche palla inattiva, e il rischio e che gli iberici possano riprendere in mano il possesso in ogni momento, per cui diventa importante per i giallorossi alzare le percentuali di possesso per fare correre un po’ indietro gli uomini di Pellegrini. Il tecnico di origine italiana opera la prima sostituzione con Rodri che prende il posto di Joaquin, inaugurando la sequenza degli avvicendamenti al quale segue Belotti per Abraham, e a stretto giro di posti un secondo slot dove Pellegrini inserisce i titolari che erano partiti in panchina Carvalho, Iglesias e Moreno, per Guardado, Willian e Miranda. Sono sempre i cambi a rompere l’impasse della serata, con El Shaarawy e Camara a rilevare Dybala e Cristante, che accompagnano una gara destinata al pari fino alla leggerezza finale di Spinazzola che sottovaluta Henrique concedendogli il terzo tempo decisivo, nell’intenzione goffa di fare sfilare un pallone ancora nella disponibilità aerea dell’avversario.

    Maurizio Rafaiani

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