Belotti: “Devo tanto a Vialli. Ecco perché mi chiamano Gallo”

Lorenzo Sassi
29/03/2023 - 13:17

Andrea Belotti si è raccontato in una lettera intitolata "Credo", scritta insieme a "Cronache di spogliatoio": da Vialli al soprannome "Gallo"

Getty Images
Belotti: “Devo tanto a Vialli. Ecco perché mi chiamano Gallo”

BELOTTI VIALLI GALLO – L’attaccante della Roma Andrea Belotti, si è raccontato in una lunga lettera intitolata “Credo” scritta con “Cronache di spogliatoio”. Il numero 11 giallorosso ha parlato del suo legame con Gianluca Vialli e ha spiegato perché tutti lo chiamano “Gallo”.

È la sera del 3 settembre 2012. Il mio amico Juri, come ogni sera, sta gestendo la sua clientela al Bar Cocktail di Calcinate, il paese in cui sono nato, in provincia di Bergamo. Lo ha aperto da qualche mese e le cose gli stanno andando bene. E proprio perché sta funzionando tutto alla grande, è nel weekend che il lavoro aumenta a dismisura. Talmente tanto che non è ancora riuscito a venirmi a vedere. Io ho 18 anni e gioco nell’Albinoleffe, in Serie C. I miei amici sono fissi lì, seduti ai tavolini all’esterno: un vero e proprio punto di ritrovo. Ci vai a fare un aperitivo, poi ti fermi a parlare. Juri da piccolo giocava a calcio ed era davvero bravo. Ma ha una testa… insomma, Juri di cognome si chiama Gallo e il primo a esultare con la cresta è stato proprio lui. Segnava in tutti i modi, un vero e proprio bomber. Depositava il pallone in rete sui campi di provincia e correva a esultare mimando la cresta. Un «fuori di testa», pensavo.

La sera del 3 settembre è la sera in cui mi ha chiamato per dirmi: «Andrea! Sono riuscito a liberarmi. Domani al bar mi copre mio padre, vengo a vederti». Ero gasatissimo. Il giorno dopo giocavamo in casa contro la Feralpisalò. Data la circostanza storica, facemmo una scommessa: «Finalmente vengo a vederti. Promettimelo: se segni, esulti con la cresta del gallo in mio onore». L’arbitro fischia l’inizio della partita. Passano due minuti e Karamoko Cissé mi serve un pallone. Prendo e lo scaravento in rete. Non ci penso un attimo: corro sotto la tribuna e inizio a mimare la cresta del gallo come un pazzo. Tutti corrono ad abbracciarmi. Volete saperlo? Juri, quel giorno, si è presentato in ritardo di tre minuti. Mentre parcheggiava, ha sentito il boato dello stadio. Ho fatto la cresta… per nessuno. Ma che fai? Hai segnato dopo due minuti… non la riproponi? Dopo la partita siamo scoppiati a ridere: «Andrea, sono arrivato in ritardo, devi rifarla!». Era un’esultanza che non si era mai vista. Ho iniziato per gioco, mi è piaciuta, e ora eccomi qui: il Gallo Belotti.”

Su Vialli.
“Ci tengo a dire una cosa. Una persona fondamentale, per me, è stata Gianluca Vialli. Ho in mente un momento. Una mattina, dopo colazione, arrivo al campo un’ora prima, pensando di non trovare nessuno. E invece c’era una persona che correva da sola. Un’ora prima dell’appuntamento. Era lui. In quel preciso istante, ho pensato che nonostante tutte le difficoltà che stava passando, lui stava correndo. Con la sofferenza che aveva dentro, con i milioni di problemi che si portava dietro. Con la sua forza. Gianluca era pronto ad aiutarti, sempre. Eppure era lui quello che aveva bisogno di aiuto. Quando vedi una persona dare tutto quello, ti guardi dentro e senti che ti sta trasmettendo una forza devastante. Sono convinto che vivrà per sempre dentro di noi”.

“PS: ho un quaderno qui accanto a me. Questa lettera voglio terminarla su un altro foglio. Ci scrivo una promessa: se a fine stagione riuscirò a esaudirla, ve la mostrerò”.

Vedi tutti i commenti (1)

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

    Tutti i commenti

Seguici in diretta su Twitch!

Leggi anche...