Foto Tedeschi

ROMA ATALANTA ANALISI TATTICA – Sei punti su sei contro una squadra che negli ultimi anni era diventata ingiocabile, per la miglior Roma del nuovo anno, è il responso migliore che i 40mila che avevano per l’ennesima volta risposto presente si aspettavano. I giallorossi battono l’Atalanta di Gasperini e provano a riaprire una corsa Champions che sembrava compromessa, ma servirà sempre la miglior Roma, quella vista oggi, per alimentare illusioni e aspettative da qui alla volata finale di Maggio.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO

Mourinho conferma il 3-5-2 fluttuante, costruito intorno ai movimenti di Pellegrini di raccordo alle punte, col rientro di Zaniolo che riprende posto vicino ad Abraham, riferimento costante avanzato; in mezzo c’è Cristante che costruisce gioco coadiuvato da un ispiratissimo Mkhitaryan, con Karsdorp e Zalewski quinti ad allargare il campo; dietro ci sono Mancini e Kumbulla braccetti, ai lati di Smalling, davanti a Rui Patricio; Gasperini ha da tempo svoltato verso un 4-2-3-1 per ovviare alle assenze degli attaccanti principe, con una linea difensiva a 4 davanti a Musso composta da Demiral e Palomino centrali, con Hateboer e Zappacosta a tutta fascia; in mediana i depositari dei tempi di gioco del calcio del tecnico di Grugliasco, Freuler e De Roon, con Pessina e Miranchuk esterni a piede invertito, mentre Koopmeiners agisce sotto punta, un poco brillante Pasalic, impalpabile e riferimento vago di giornata.

PRIMO TEMPO DI INTENSITA’, VOGLIA DI VINCERE E GIUSTI ATTEGGIAMENTI

Si parte con ritmi molto alti, con l’Atalanta che scivola in avanti, ma con la Roma che trova da subito traccianti dentro al campo, che tagliano fuori le linee di pressing degli orobici, che vanno uomo contro uomo e quindi non possono lavorare sulle diagonali di copertura; con i giallorossi che giocando palla avanti e palla indietro trovano linee di passaggio non intercettabili, togliendo compattezza ai bergamaschi in zona palla; la Roma ha grande mobilità e muove palla veloce e si muove senza, atteggiamento giusto e vivacità, spirito di iniziativa e costante sostegno al compagno; l’Atalanta prova a combinare come sempre con le rotazioni e gioco al terzo uomo sulle catene esterne, mentre in mezzo al campo Cristante e Koopmeiners si attenzionano a vicenda; Gasperini perde Zappacosta che essendo destro veniva spesso dentro al campo, sostituto da Pezzella, che essendo mancino tende più all’ampiezza, diventato più leggibile e contenibile sulla corsia esterna; la prima mezz’ora giallorossa è una squadra viva, con un Zalewski superlativo, e un Mkhitaryan estremamente efficace nella fase di gestione, ma soprattutto in quella di recupero palla, con Mancini braccetto molto propositivo; dopo alcuni cartellini cervellotici sventolati da Massa, la gara entra nel vivo delle emozioni con una transizione che manda Zaniolo a gestire un rilancio che addomestica per poi assistere un implacabile Abraham, al 20esimo gol stagionale; ed è proprio la differenza di valore tra i reparti d’attacco delle due squadre che induce all’aspetto più evidente del finale di primo, con l’evidente valore ridimensionato del potenziale offensivo di un Atalanta priva di Zapata, Ilicic, Muriel, Malinovskyi.

RIPRESA DI CONTROLLO, RISCHI LIMITATI, CAPACITÀ DI SOFFRIRE E FINALMENTE 90 MINUTI COMPLETI NELL’APPLICAZIONE 

Non può tardare Gasperini nel non riprendere la gara, con l’inserimento di Muriel (esce l’impalpabile Pasalic), sul quale è opportuno farsi sentire subito per i giocatori della Roma, perché un giocatore che tende molto ad adeguarsi ai momenti della squadra, e a non entrare in partita quando viene “morbosamente” (licenza poetico sportiva) attenzionato; con la grande qualità di Mkhitaryan in mezzo, e le magie di Zalewski la Roma supera indenne il primo scorcio della ripresa, e diventa fondamentale col passare dei minuti reggere l’onda d urto degli orobici e ripartire sulle due punte, perché come consuetudine Gasperini accetta il 2 contro 2 dietro; l’imperativo è non abbassarsi troppo, in modo da non ridursi a buttare subito palla avanti, ma trovare percentuali di gestione del possesso che possano far rifiatare una Roma che con grande umiltà accetta il ripiegamento; per Gasperini è il momento di serrare i ritmi, con Boga e Malinovskyi, per Pessina e Koopmeiners, con Miranchuk che va sotto Muriel, mentre Vina da il cambio a Zalewski (infortunio alla articolazione tibiale), che finirà latitando in idea offensiva; la Roma si trova a gestire transizioni senza concretizzarle, con Zaniolo che per l’ingente dispendio di energie di una diligente e puntuale fase di ripiegamento, vanifica qualche situazione di troppo; con Veretout al suo posto la Roma vira ad un definitivo 5-4-1, con Pellegrini di centro destra e il francese di centro sinistra; nel quarto d ora finale Djimsiti fa rifiatare uno stanco Palomino che ha coperto da solo il campo aperto per tutta la partita, mentre Mourinho inserisce Felix per Abraham, Sergio Oliveira per Pellegrini, Ibanez per Karsdorp; quando esce Abraham (per Felix), la Roma ha già disinnescato Muriel, e compatti davanti all’imbuto centrale i giallorossi concludono indenni la gara, non prima di avere dovuto difendere sui nero-blu che buttano palla per la testa di Demiral, l’ultimo disperato tentativo di recuperare la gara.

Maurizio Rafaiani