20 Settembre 2009

Ranieri mette in guardia Totti: ´Anche i sassi sanno come gioca´

 
La Stampa – Fare le cose semplici, in questo momento, per un gruppo sgangherato come quello di Ranieri è ancora difficile. Il cambio di allenatore per ora è servito a poco e dopo il fumo negli occhi della gara di Siena, vinta grazie a episodi fortuiti, arrivano le prime grane per il tecnico ex Juventus. Nel dopo débâcle di Basilea, Pizarro si chiedeva, scettico, se le nuove idee del tecnico dovevano essere ancora recepite o se fossero troppo semplici da mettere in pratica. Ieri Ranieri è uscito allo scoperto, tentando di stimolare un gruppo avvilito dai risultati e consumato da 4 anni a buoni livelli. E lo ha fatto partendo dal capitano, dal giocatore più rappresentativo. «Totti è un giocatore atipico, un campione che può risolverti la partita in qualsiasi frangente – ha detto Ranieri -. È un giocatore che ha quella qualità in più che ogni squadra di vertice deve avere. Deve cambiare un po’ il suo modo di giocare: tutti sanno che viene incontro alla palla, anche i sassi. Deve cercare di fare altri movimenti». Tutto chiaro, nella sua complessità. I giocatori dicono che il tecnico chiede loro cose semplici, Ranieri chiede ai giocatori di cambiare completamente il modo di giocare. Non un bel modo di venirsi incontro. Ranieri, che non conosce certo una varietà memorabile di giochi da proporre e fantasia da applicare, chiede a Totti di tornare a fare il centravanti come nel modulo di Capello, quando uno spento e acciaccato Batistuta venne sostituito da Cassano. La squadra allora si assestò, Totti si integrò con l’allora amico Cassano e i risultati arrivarono. Oggi non c’è più Cassano, Baptista (non convocato per guai al ginocchio) non può fare quel gioco e Vucinic, che oggi affronterà per la prima volta in stagione una partita da titolare, non ha le caratteristiche del barese. «Ora non gli sto chiedendo tanto, proprio perché voglio che faccia quello che sa fare – ha rincarato Ranieri – cercando di saper leggere la partita. Io gli dico alcune cose durante, prima e dopo la partita. Ma sempre rispettando la sua qualità di grandissimo giocatore e campione».Per ora non c’è contrapposizione, anzi. Totti si è messo la servizio del tecnico come ha sempre fatto con gli altri allenatori, Ranieri ha messo in campo la sua esperienza ma vuole adattare le sue idee a un gruppo che aveva un solo gioco in mente, il 4-2-3-1. Convivenza difficile, non impossibile. Il problema vero per Ranieri è far funzionare una squadra che nel suo motore perde colpi da chi ha giocato 200 partite in 4 anni e non ha la classe da offrire per rimediare. Taddei, Perrotta, Tonetto e in parte Cassetti hanno dato tanto, ma ora le gambe non sono più le stesse. L’addio di Spalletti ha origini precise e delineate: il tecnico aveva chiesto il rinnovamento negli elementi «di gamba», la società gli ha offerto le briciole togliendoli Aquilani a fronte dell’arrivo di Guberti e Burdisso. E mentre il tecnico toscano si affannava a supplire le carenze di mercato sviluppando il gioco sulle ali valorizzando lo stesso Guberti e il ritorno del giovane Cerci, il romano ripropone il rombo in mezzo.Intanto la Roma dei giovani auspicata dalla presidentessa Rosella Sensi non esiste. Andreolli viene lasciato a casa per scelta tecnica, Motta escluso a Siena per un centrale adattato a sinistra (Burdisso) e lo stesso Cerci convocato a singhiozzo e mai impiegato. Per non parlare di Faty, Greco, Antunes e compagnia lasciati nelle segrete di Trigoria dopo aver tentato di venderli. Il lavoro che aspetta Ranieri è duro, e oggi la Fiorentina può già scavare un solco importante. Dopo il rovescio con la Juve, a Roma si è intuito che non si può concorrere per il vertice. Una sconfitta con i viola farebbe capire all’ambiente che non si può lottare neanche per il quarto posto. Con l’autofinanziamento, senza Champions per il secondo anno consecutivo, sarebbe la fine.

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