Un organico all’altezza dei tanti impegni. “Due giocatori per ruolo”, amava ripetere il tecnico di Certaldo.
Quantità più che qualità. Nell’affrontare la sua terza stagione alla guida della Roma, Spalletti necessitava di una rosa ampia. Troppe volte, nei due anni precedenti, la squadra si era trovata a corto di giocatori in gare decisive. La finale di Coppa Italia con Okaka centravanti ne è l’esempio lampante. Ottima negli undici, ma priva di alternative. Questo si diceva della formazione capitolina. Già dalle prime partite della stagione, però, si è avvertito un cambiamento in tal senso, e che le cosiddette seconde linee avrebbero ambito ad un ruolo maggiore di semplici alternative dei titolari.
 
Ottime pedine per la difesa
Per quanto riguarda il reparto arretrato, la squadra giallorossa ha trovato in Cassetti e Ferrari qualcosa in più di semplici rincalzi. L’ex leccese, dopo la scorsa stagione di ambientamento, si è sempre fatto trovare pronto, tanto che in molte occasioni è stato preferito a Cicinho per la fascia destra. Il laterale bresciano, questa estate, sembrava sul punto di partenza. Passo dopo passo, invece, è riuscito a farsi apprezzare sempre più da Spalletti che, fino ad ora, lo ha mandato in campo in 12 occasioni, di cui 10 dal 1′. Dalla sua, Cassetti vanta anche una notevole duttilità tattica. Terzino o ala, sulla fascia destra o a sinistra, per il numero settantasette romanista fa lo stesso ed il suo rendimento non muta.  A coronamento di questa parte di stagione, per Cassetti è arrivata anche la gioia del primo eurogol, a Lisbona contro lo Sporting.
Anche Matteo Ferrari sta svolgendo il suo onesto campionato. Il difensore di origine algerina sta confermando ciò che di buono aveva fatto lo scorso anno. Il tecnico Spalletti lo stima molto e lo considera al pari livello dei titolari Juan e Mexes. Ormai si è anche definitivamente lasciato alle spalle il periodo buio del primo anno romano e della parentesi inglese, ed in campo mostra sempre più sicurezza nei propri mezzi. Titolare in 7 partite, a conferma della sua piena stabilità nell’ambiente giallorosso, Ferrari ha anche indossato la fascia di capitano nei minuti finali della partita di Empoli.
 
Quasi un titolare
Se non ci fosse stato di mezzo l’infortunio nella partita di Manchester, Alberto Aquilani avrebbe disputato molte partite in più delle 5 giocate sin qui. Il centrocampista romano era partito col piede giusto. Sempre presente nei primi cinque impegni della squadra giallorossa. Due gol nelle prime due partite (le “bordate” contro Palermo e Siena). La convocazione in Nazionale. Aquilani stava vivendo un momento d’oro, tanto che già si parlava di lui come titolare al posto di Pizarro. La lesione al retto femorale destro, però, gli ha fatto saltare due terzi degli impegni della Roma, tenendolo lontano dai campi di gioco per tre mesi. Al rientro dopo la sosta, il numero otto giallorosso sarà completamente ristabilito e tornerà a disposizione di Spalletti. Proprio in Aquilani, infatti, tecnico e società vedono l’acquisto in più per la seconda parte di stagione.
 
Sostituire Francesco Totti
Sostituire un grande campione non è mai un compito semplice. E’ un ruolo senza dubbio difficile se il calciatore cui si prende il posto è il miglior cannoniere d’Europa, fresco vincitore della Scarpa d’oro. Mirko Vucinic si è trovato sulle spalle la delicata missione di non far rimpiangere Francesco Totti durante il suo riposo forzato degli ultimi due mesi. Il montenegrino, dopo la scorsa stagione incolore, era desideroso di ripagare la fiducia della società. Complice l’assenza del capitano, l’ex leccese ha avuto molto spazio, disputando 15 partite in campionato e 5 in Champions League. Il suo rendimento è stato buono, ed ha finalmente mostrato le giocate con cui si era fatto apprezzare ai tempi del Lecce. I suoi momenti migliori li ha vissuti nella partita contro lo Sporting Lisbona, segnando un gol preziosissimo per il cammino della Roma in coppa, e nel derby, quando ha realizzato il gol del momentaneo pareggio entrando nella storia della stracittadina. Le importanti prestazioni del numero nove giallorosso hanno fatto sì che, al rientro di Totti, Spalletti optasse per una soluzione tattica con la contemporanea presenza del montenegrino e del capitano romanista. Mirko, però, ha anche evidenziato qualche limite sotto porta. Col passare del tempo dovrà necessariamente acquisire la classica freddezza del centravanti. Avendo Francesco Totti come compagno di reparto, gli sarà impossibile non imparare. 
 

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