Occhio alla penna | “Alberto Mandolesi, uno di famiglia”

Redazione RN
11/02/2024 - 21:00

Occhio alla penna | “Alberto Mandolesi, uno di famiglia”

All’alba della comunicazione locale, lui fu tra i primi a vedere sorgere il sole. Giallo e rosso, nel suo caso, ma la sua appartenenza di tifoso viscerale non ne ha mai offuscato l’obiettività, tantomeno la professionalità. Il primo e più persistente insegnamento tra quelli che ci lascia Alberto Mandolesi, attraverso la sua voce libera, romanista e mai bisognosa di gridare, tranne che per l’urlo con il quale accompagnava la descrizione dei gol della Roma, lui che quella sottolineatura con le “O” così protratte e dilatate l’aveva conosciuta nell’amato Brasile e la volle far conoscere al pubblico romano prima, italiano poi.

Veniva dalla musica Alberto, primo amore con il quale ha sempre continuato a dialogare, come con un’amante mai lasciata, nemmeno dopo aver sposato la professione di radiocronista e commentatore: ci resterà per sempre il dubbio su cosa lo abbia emozionato di più, tra i brani dei Beatles o un gol di Falcão, Voeller, Batistuta fino a ogni descrizione meticolosa di un’era geologica di partite. Forse per entrambe le passioni ha continuato a palpitare con la stessa intensità, pur nelle differenti vibrazioni di un animo gentile.

Come voce e come volto, nel panorama dell’emittenza locale radiofonica e televisiva, la portata della sua notorietà e della familiarità presso la comunità degli ascoltatori che lo hanno seguito dalla fine degli anni Settanta in poi è stata superiore a quella di parecchi professionisti su scala nazionale, basti pensare che in una pellicola “cult” della prima metà degli anni Ottanta come “Il tifoso, l’arbitro e il calciatore” lui interpretava se stesso come cronista in una celeberrima scena con Alvaro Vitali.

Delle tante sue esultanze alla brasiliana, indelebili nella memoria dei tifosi romanisti dai quaranta in su, noi per salutarlo scegliamo quella del gol di Toninho Cerezo nell’ultima occasione in cui il fuoriclasse brasiliano avrebbe vestito la maglia giallorossa, realizzato nella Finale di Coppa Italia del 1986 contro la Sampdoria: Alberto nella sottolineatura di quel gol passò senza soluzione di continuità dall’urlo alla commozione, fondendo (ma senza mai confonderli) il cronista e il tifoso.

Averlo conosciuto, averci lavorato assieme e aver imparato tanto da lui, anche semplicemente attraverso il racconto dei tanti e divertenti aneddoti, noi che che da ragazzi lo avemmo prima come idolo, è stato uno dei doni che ci ha elargito l’appartenenza a questo mondo dell’emittente locale, così bizzarro, a volte scorretto, strano e anche un po’ stronzo, diciamo con i denti digrignati per il dolore. Tante delle modalità comportamentali che vedeva in questo ambiente Alberto da un bel po’ di tempo le sopportava sempre più a fatica; eppure, il mestiere, nell’accezione più artigianale del termine, continuava ad amarlo come e più del primo giorno. Un altro degli insegnamenti che ci lascia, lui che diceva sempre di “stare con gli indiani”, di far parte di una minoranza di pensiero e di coerenza.

Ci mancherà il suo modo serio ma mai serioso di raccontare il calcio, di amare la vita, con quella leggerezza che non va mai confusa con la superficialità.
Grazie di tutto, Maestro, a te che mai, con la tua semplicità, ci avresti permesso di chiamarti così.

Paolo Marcacci

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  1. Onore a chi con le sue telecronache e il suo romanismo…mi ha fatto innamorare di questi colori…grazie e addio Alberto!!

  2. Sono veramente commosso per noi romanisti un icona un riferimento un narratore impareggiabile di momenti indelebili , grazie di tutto Alberto sei e sarai sempre uno di noi.

  3. Conosciuto 20 anni fa ad un evento, venne con Pato, e l’ho ascoltato sempre per Radio…..se ne va un gran Signore, un grandissimo comunicatore molto pacato mai sopra le righe, un grandissimo Romanista!!! Riposa in pace!!