Antonio Giuliani a RN: “De Rossi un predestinato”

Redazione RN
09/02/2024 - 9:46

L'intervista di Paolo Marcacci a Antonio Giuliani, attore e grande tifoso della Roma: ecco le sue parole a Romanews.eu

Antonio Giuliani a RN: “De Rossi un predestinato”

“La gente del popolo mi ha sempre insegnato tanto e, forse oggi più di prima, continua a farlo. Quando facevo l’operaio nei cantieri ho imparato tante cose della vita, a cominciare dal rispetto che si deve alla fatica e agli anziani; ci sedevamo a mangiare solo dopo che il capomastro e gli altri più esperti ci facevano capire che avevamo il permesso. Il mio percorso, prima dello spettacolo, è stato questo; la strada e il mondo del lavoro sono stati anche un grande serbatoio di battute e di “siparietti esistenziali”, non posso non portarmeli dentro, e dietro. A questi ricordi sono legati tutta una serie di altri aneddoti, come quelli legati a mia madre che si alzava la mattina prestissimo per prepararmi il pranzo da portarmi dietro: le prime preoccupazioni erano sempre per il cibo, per esempio i panini imbottiti di quando eravamo ragazzini assomigliavano a veri e propri “aiuti umanitari”…”.

Parlare con Antonio Giuliani, al di là del suo mestiere di attore e della passione di sempre, la Roma, vuol dire non prescindere mai dai tanti spunti che offre la vita quotidiana.

L’intervista

È per questo che lo spettacolo che stai per portare in scena, dal 5 al 10 marzo al “Nuovo Teatro Orione”, si intitola “Rewind”?

“Anche, ma non si tratta di un percorso a ritroso, di un riavvolgimento del nastro delle esperienze; in questo spettacolo ho voluto condensare tante cose, situazioni, persone anche. Un viaggio all’interno delle esperienze di una vita, sul palcoscenico e non”.

Quando è stato che hai capito che lo spettacolo per te avrebbe potuto essere più di una passione, che saresti potuto diventare un professionista?

“Anche in questo c’entra il mondo del lavoro, per come lo avevo conosciuto in precedenza. Mi ero messo in proprio, eseguivo contro soffittature, ero da solo e il padrone di casa, proprietario di un ristorante, mi diceva che ero bravo ma sui tempi della consegna aveva qualcosa da ridire, perché non avevo nessuno ad aiutarmi. Viste le battute che facevo di continuo, mi chiese più di una volta di andare a intrattenere la clientela del locale. Alla fine volli mettermi alla prova. Ricordo la mia valigetta con un sacco di oggetti di scena: parrucche, barbe finte…ricordo che all’inizio mi veniva naturale ritrarre le mani, perché erano le mani di uno che ci lavorava, dunque poco curate. Col senno di poi sono una delle cose delle quali continuo ad andare più orgoglioso in assoluto. Per un periodo ho vissuto lavorando nell’edilizia fino al pomeriggio e poi facendo serate nei locali, fino a quando la lunga esperienza televisiva del “Seven Show” mi fece capire che avrei potuto intraprendere definitivamente la strada dello spettacolo”.

Con tutti i tuoi impegni, come e quanto riesci a onorare la passione per la Roma?

“Il tempo per “Lei” si trova sempre. In ogni modo. Ho già il biglietto per il Feijenoord. Poi ascolto sempre voi delle radio; c’è da dire che sento un esercito di ragazzi giovani che parlano ogni giorno di calcio dicendo a volte una serie di banalità. Per esempio su come sono arrivate le vittorie con Verona, Salernitana, Cagliari; su come la squadra abbia un po’ sofferto nelle prime due, non ricordando che Daniele, come Mourinho prima, ha dovuto confrontarsi con squalifiche varie e con i soliti infortuni”.

Ti aspettavi che succedesse ciò che è successo nelle ultime settimane?

“Certe cose le avevo capite dalle dichiarazioni di Mou, proprio quando lanciava messaggi ai Friedkin. Da lì, paradossalmente, ho capito che l’esperienza del portoghese poteva quasi essere ai titoli di coda. Quasi, perché non mi aspettavo una risoluzione così rapida e drastica. Credevo che saremmo arrivati a giugno con Mourinho”.

Con Daniele che rapporto hai?

“Ottimo, magari non stretto e assiduo come era quello con Francesco, ma di grande e reciproca stima. Su di lui la penso come Claudio Ranieri, in definitiva: De Rossi è un leader nato, un predestinato”.

Torniamo al tuo lavoro e a una questione in particolare: negli ultimi anni ti sei battuto molto per portare il teatro nei quartieri periferici della città. Anche per dare la possibilità di frequentare corsi di recitazione ai ragazzi di quartieri svantaggiati, senza far spendere loro un Euro. Hai avuto appoggio dalle istituzioni?

“Ti ringrazio di questa domanda, non me la fanno quasi mai. Io sono nato e ho vissuto a Primavalle, per me era ed è un punto d’onore portare il teatro fuori dai consueti contesti cittadini. Mia madre mi ha sempre esortato a restituire alla vita ciò che la vita mi ha dato. Ecco perché il teatro all’aperto, le serate gratis per le signore che tornavano con le buste della spesa e poi venivano a vedermi…abbiamo tenuto corsi gratuiti a Tor Bella Monaca, al centro “Aldo Fabrizi” a San Basilio, al centro “Gabriella Ferri” a Pietralata, all’”Elsa Morante” al Laurentino 38”.

Non mi hai risposto sulle istituzioni…

“Ah già, risposta facile: dalle istituzioni non ho avuto nulla, mi è stato chiesto di pagare anche il toner per la stampa delle dispense dei corsi che tenevamo gratuitamente. Poi i rappresentanti dei municipi e altri notabili si presentavano agli spettacoli, per salire sul palco col microfono. Unica eccezione, Walter Veltroni, uno che ha sempre creduto nei miei progetti di questo tipo “.

Sei anche il papà di un giovane calciatore, tuo figlio è un promettente trequartista dell’”Accademia Gialloazzurri”, un’emanazione del Frosinone. Conoscendolo dall’interno, che idea ti sei fatto del calcio giovanile?

“Bella domanda, direi che è un ambiente dove si ragiona molto per cliché: mio figlio, che ha proporzioni fisiche non da granatiere, diciamo, ma che è un giocatore ambidestro che, non lo dico da padre ma attraverso referenze di vari osservatori, ha evidenziato un certo talento, spesso deve sentire giudizi del tipo: Bravo ma piccolino, meglio uno con il fisico possente e i piedi ruvidi, perché gli insegniamo qualcosa noi…I Baldanzi e i Pafundi allora non ce li meritiamo… “.

Ci vediamo a teatro Anto?

“Per forza, ti aspetto. Ma prima allo stadio”.

Paolo Marcacci

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