NELA: “A Torino per provare a vincere”

29/12/2013 - 15:49

RASSEGNA STAMPA – L’ex difensore giallorosso Sebino NELA, ha rilasciato un’intervista a Il Romanista (M.Macedonio), iniziando il suo discorso da un bilancio della scorsa stagione:

“La prima metà del 2013 non è stata certo felice, anche se, paradossalmente, la sconfitta in Coppa Italia costituisce a mio parere un momento positivo, perché è da lì che si è ripartiti. Quella brutta serata ha dato il ‘la’ per una stagione diversa. Fatta di cambiamenti importanti, a cominciare dall’avvento di un nuovo allenatore, con ciò che ne è conseguito in termini di nuova mentalità e di tutto quel che di buono possiamo prendere dal calcio”.

Se parliamo invece della seconda metà dell’anno?
Allora il consuntivo è di tutt’altro segno. Si stanno facendo cose veramente incredibili, che nessuno, a inizio stagione, poteva immaginare. La squadra è lì, al secondo posto, e ora, ai primi di gennaio, sarà chiamata a una partita importantissima, che non sappiamo ancora quanto potrebbe valere, ma intanto ti fa dire che vai lì e te la giochi.

Garcia ha detto che non sarà decisiva, essendoci poi altre venti giornate da lì alla fine del campionato e tra queste la gara di ritorno, in casa.
A Torino si può anche perdere. In trasferta, contro una grande squadra, ci può stare. La cosa importante è che la Roma non perda la sua mentalità, che è quella di scendere in campo per vincere la partita. Poi, negli ultimi due-tre minuti, si possono anche fare dei calcoli: se si sta su un risultato di parità, quale che sia, si può anche pensare di accontentarsi. Lo spirito, però, deve essere sempre quello giusto, ovvero cercare di vincere la sfida. Detto ciò, se anche si perde, restano così tante partite da giocare che i discorsi restano tutti aperti. Anche in considerazione del fatto che alcune squadre, prima tra tutte la Juventus, ma anche il Napoli e la Fiorentina, avranno da portare avanti una competizione come l’Europa League, che toglierà loro più di qualche energia. Al di là della finale a Torino, per i bianconeri costituirà un impegno da onorare perché si tratta pur sempre di una coppa importante, che dà visibilità, ma porta acqua anche al nostro ranking internazionale.

Nei prossimi giorni si apre il mercato. Che alla luce dell’attuale posizione in classifica, può essere l’occasione per qualche investimento in chiave campionato.
A differenza di molte altre squadre, credo che questa finestra possa servire alla Roma anche in prospettiva. Si possono fare operazioni utili fin da subito ma buone anche per la prossima stagione. Intanto, c’è da vedere chi si libera, e anche i costi, perché bisogna essere oculati. Penso che sia stato fatto un bilancio, fino a qui, in società e con il direttore sportivo. E se l’allenatore ritiene che ci sia da migliorare leggermente questa rosa per arrivare fino in fondo, credo che si potrà prendere in considerazione l’arrivo di uno o due giocatori, da valutare se come possibili titolari o solo come ricambi all’altezza. Alla Roma sanno meglio di me dove intervenire, e se capiterà l’occasione, in funzione anche della prossima stagione, perché no. Alla Roma non serve molto per migliorare il gruppo, mentre altre dovranno certamente operare in maniera più pesante. Semmai, ci può stare che qualcuno, magari scontento perché gioca poco, possa anche andar via. Ma non vedo la necessità di grandi interventi, in nessun reparto.

Garcia ha più volte ripetuto di augurarsi che la rosa resti integra, alludendo soprattutto a quegli elementi su cui hanno messo gli occhi tanti grandi club, e che vorrebbe non si muovessero da qui.
Credo che lui guardi soprattutto in prospettiva. Ed è giusto che tenga a mantenere quello zoccolo duro di cinque o sei giocatori, i nomi li sappiamo, da Pjanic a Benatia, da Strootman a DeRossi, intorno ai quali costruire una squadra che possa lottare in futuro per lo scudetto e, se dovesse andare in Champions, essere competitiva anche lì.

Restiamo al 2014. Dove può arrivare questa squadra, realisticamente, quest’anno?
Vedendo anche le altre, credo che la Roma abbia tutti i mezzi per arrivare fino in fondo. Poi, può chiudere come prima, seconda, terza, oggi non è dato saperlo. Di sicuro, in questi ultimi mesi la squadra ha dimostrato di essere all’altezza di chi lotta per vincere il campionato. E se non sarà scudetto sarà magari un posto in Champions, che rappresenta comunque un traguardo straordinario, visto che a inizio stagione si parlava genericamente di ritorno in Europa come obiettivo da raggiungere. Ma lo vedremo già dal 5 gennaio, con il big match che ci aspetta.

Veniamo ai meriti di tutto questo. Come li divideresti tra società, allenatore e giocatori?
Va intanto detto che la squadra ha reagito con personalità a quella che è stata una stagione terribile, culminata nella sconfitta del 26 maggio. In tanti si sono presi le loro responsabilità, lo hanno dichiarato, con sincerità e onestà, impegnandosi affinché questa fosse una stagione diversa. E fin qui, i meriti dei giocatori. Quello dell’allenatore sta invece nell’essere riuscito, sia a livello tattico che umano e psicologico, a ricreare uno spogliatoio unito, che è ciò che era mancato nei due anni precedenti. Ha valorizzato alcuni giocatori e ne ha recuperati altri, ridando loro fiducia e autostima. Oggi, il lavoro del tecnico è più importante fuori che dentro al campo. Gli allenatori sono infatti tutti molto preparati tecnicamente, ma ciò che risulta più difficile è creare un buon gruppo, essere credibili e far vedere che se si lavora in un certo modo e ci si comporta di conseguenza i risultati si possono ottenere. E lui, da questo punto di vista, è stato molto, molto bravo. Detto ciò, lui è bravo anche tatticamente, perché legge bene la partita e difatti non ricordo suoi errori dall’inizio dell’anno. Insomma, un allenatore completo. Aggiungerei ai suoi meriti quelli della società. A cominciare dal direttore sportivo, che ha fatto ottime operazioni, sia in uscita che in entrata, fino a tutta la dirigenza, che ho conosciuto e imparato ad apprezzare frequentando un po’ di più Trigoria negli ultimi mesi. Un bel gruppo, anche in questo caso, mosso da un’unità di intenti che può far solo bene alla Roma e migliorare quindi i risultati dei giocatori in campo.

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