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ROMA MOURINHO CONFERENCE LACRIME – E’ stato enorme l’entusiasmo che ha abbracciato José Mourinho la scorsa estate quando è arrivato a Roma. Fin dal primo momento è stato chiaro che il legame tra i giallorossi e lo Special One sarebbe stato speciale: i romanisti hanno affidato i propri colori al tecnico portoghese e lui non li ha delusi. Le lacrime dopo aver vinto la Conference League sono la manifestazione più evidente di quanto Mourinho ci tenesse a regalare questo trofeo alla squadra e al popolo romanista.

Emozione e sentimento

“Io io resto qui, non c’è dubbio. Mi sento romanista al 100%, come in passato sono stato interista o portista. Sono di tutti quelli che con me creano una famiglia, cercano un obiettivo, stanno insieme nei momenti difficili e di gioia. Ora bisogna capire cosa vogliono fare i nostri proprietari, che sono onestissimi, per la prossima stagione. Possiamo dare seguito a questo progetto, definire la direzione” sono queste le parole usate da José Mourinho in conferenza stampa dopo il match vinto contro il Feyenoord e prima che venisse “innaffiato” di champagne dai suoi giocatori. Come scrive La Gazzetta dello Sport, chissà se lo Special One se l’era sognata proprio così. Mancini, Spinazzola, Bove e Zalewski interrompono le sue dichiarazioni e lo avvolgono con cori e abbracci. Ragazzi che ha cresciuto e plasmato e con cui ha riportato un trofeo a Roma dopo ben 14 anni, trofeo che lo fa entrare di diritto nell’olimpo degli immortali giallorossi, quelli che hanno dipinto di colori intensi la storia romanista. La festa finale se l’era goduta tutta a fondo, portato in trionfo davanti alla sua gente, osannante. La “manita”, ad indicare il suo quinto trionfo europeo e l’abbraccio a tutti i giocatori, uno a uno: Veretout, Rui Patricio, Ibanez, Abraham, Pellegrini e poi tutti gli altri, un modo intenso per ringraziarli dal profondo del cuore. Ma le lacrime di fine gara sono state una delle cose più belle della finale di Mou. Sincere, sentite, sintomo di un sentimento che José covava dentro da tempo. “Ci sono tante cose che mi passano in testa in questo momento. I tifosi? Sono qui da undici mesi, ma ho capito subito che questa gente è incredibile. Ai ragazzi, invece, prima della partita ho detto che a Torino avevamo fatto quello che dovevamo fare, il nostro lavoro di una stagione. Stavolta invece non era lavoro, ma storia: da scrivere o meno e l’abbiamo scritta”. Con una vittoria che inevitabilmente resterà negli annali per sempre.