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MILAN ROMA ANALISI TATTICA – La Roma sale a San Siro dopo la sosta, dimenticando per larghi tratti applicazione e concentrazione, sfociando in una gara molle dove nonostante l’emergenza degli avversari, ancora una volta i giallorossi sono artefici in negativo del proprio destino, con una gestione deficitaria della fase di possesso e non possesso, col Milan che col minimo sforzo ottiene il massimo risultato; risultato che nei 90 minuti rimane ulteriormente congelato dall’ennesima e discutibile condotta di gara di Arbitro e di addetto al VAR decisivi in negativo in ogni episodio analizzato.

Moduli e sviluppi di gioco

Mourinho ritrova nel suo 3-5-2 Pellegrini nel miglior undici possibile, in attesa del mercato, che si sistema in mediana con Veretout che detta i tempi e Mkhitaryan che alza il palleggio della squadra, a supporto dei due avanzati Abraham e Zaniolo ; mentre dietro, davanti a Rui Patricio, ci sono Mancini, Smalling, Ibanez, con Karsdorp e Vina sulle corsie esterne; nel suo 4-2-3-1 Pioli deve fare di necessità virtù, con l’inedita coppia Gabbia/ Kalulu davanti a Maignan, con Florenzi ed Hernandez sulle corsie esterne in catena con Messias e Saelemaekers a consueto piede invertito; in mezzo comanda un sempre più autoritario Tonali, con Krunic e Diaz alle spalle di Giroud che si fanno trovare puntuali tra le linee.

Primo tempo deciso dagli errori che agevolano il Milan

L’avvio di gara, ma in generale tutto il primo tempo, è bloccato tatticamente, con il Milan che scala alto sulla costruzione bassa della Roma, con Diaz che attenziona Veretout; i rossoneri sono molto ordinati a livello difensivo, scivolano in zona palla, e sempre corti e vicini, con quello che aggredisce che ha sempre le coperture vicine dei compagni, ma il recupero palla avviene più su imprecisioni banali nella gestione palla dei giallorossi, più che su una pressione marcata; una volta conquistato palla però i rossoneri raramente creano pericoli reali, tanto che il doppio vantaggio conseguito dopo poco meno di quindici minuti è  figlio di una gentile concessione del redivivo Aureliano che suggerisce a Chiffi un tocco che non esiste, e conseguente penalty; al quale si aggiunge poco dopo Ibanez, che completa l’opera con un retropassaggio criminale che fa tornare alla memoria le tante e infelici gestioni palla con le quali il brasiliano la scorsa stagione aveva contribuito ad impiccare molte gare della gestione Fonseca; al Milan non resta che raccogliere dunque quello gli viene copiosamente elargito, anche perché nei 90 minuti la Roma gli concederà comunque, al lato pratico, solo la conclusione dalla distanza; a ciò si aggiunge una Roma che nei momenti in cui recupera palla ( he esce con le mezzali sui terzini rossoneri) non trova mai una conservazione adeguata del possesso, imprecisa nei passaggi, laddove è spesso sufficiente il posizionamento corretto sulle linee di passaggio, dei rossoneri, per sporcarne traiettorie e circolazione; Abraham e Zaniolo non riescono mai ad allungare il Milan, e non riescono mai a creare lo spazio dove potere ricevere sostegno alle spalle, con Tonali sempre presente nelle coperture preventive, e con il rientro puntuale degli esterni Messias e Saelemaekers  in assistenza ai terzini; tra Karsdorp ed Hernandez è un duello rusticano, e la Roma riesce gradualmente ad uscire e creare i migliori presupposti offensivi proprio quando riesce ad uscire sugli esterni, con l’olandese che spinge a destra, e con Pellegrini che sul centro sinistra porge sostegno e riferimento per la salita di Vina; prima del fischio di mezzo la Roma dimezza lo svantaggio con Abraham riuscendo così a dare un senso alla ripresa, dopo un normalissimo primo tempo senza emozioni e poco esaltante comunque per entrambe le contendenti.

Secondo tempo ancora in equilibrio

Si riparte con gli stessi 22,e il Milan entra più dentro al campo gestendo il possesso anziché praticare il recupero palla del primo tempo, con la Roma che nonostante corra in certi momenti a vuoto continua a concedere solo il tiro dalla distanza (Diaz coglie la traversa), ma quando riesce a dare continuità alla sua circolazione con Pellegrini più dentro al gioco il suo valore si alza; i giallorossi riescono così ad alzare il baricentro, mettendo in difficoltà Pioli che corre ai ripari col peso di Bakayoko per Krunic, e la velocità di Leao (fuori Saelemaekers) per sfruttare spazi in ripartenza; la Roma non impatta, e Mourinho la rende più offensiva, con El Shaarawy (quinto a sinistra) per Vina, Cristante per Veretout, Felix per Pellegrini ,in una sorta di 3-4-3 ibrido dove Zaniolo (che dilapida banalmente troppe gestioni palla) fluttua tra metà campo per fare il terzo, e le 2 punte; Karsdorp si fa sorprendere da un’imbucata centrale e commette un fallo su Hernandez che gli costa il secondo giallo che mette ulteriormente in salita la gara, e Shomurodov (esce Abraham) va a fare il quinto a sinistra mentre El Shaarawy trasloca quinto a destra in una sorta di 3-4-2; Pioli inserisce Conti e Ibrahimovic per Florenzi e Giroud, e dopo poco lo svedese trova già modo di incidere in maniera decisiva sulla gara gestendo magistralmente di fisico una sponda (Nonostante la francobollatura di Smalling) per Leao che si invola centralmente sfruttando la solita lettura “sulle intenzioni” di Ibanez che anzichè scappare sale sguarnendo il corridoio centrale dove il brasiliano può involarsi e chiudere la gara; successivamente Ibanez riceve sportellata da Ibrahimovic in seguito agli sviluppi di corner battuto nell’area rossonera, ma Chiffi sorvola in maniera imbarazzante; il fischietto veneto completa l opera successivamente quando interpreta in maniera esattamente opposta a Zaniolo nel primo tempo, un contatto tra Leao e Mancini, sul quale decreta non solo il calcio di rigore, ma altresì la beffarda espulsione di Mancini con la quale la Roma si presenterà tra 3 giorni ricevendo la Juventus, con una evidente emergenza difensiva.

Maurizio Rafaiani