• Milan-Roma, l’analisi tattica: giallorossi si svegliano nel finale, decisivi anche i cambi di Mourinho

    Marco Guerriero
    09/01/2023 - 8:06

    Foto Tedeschi
    Milan-Roma, l’analisi tattica: giallorossi si svegliano nel finale, decisivi anche i cambi di Mourinho

    All’inferno e ritorno, quando sembrava tutto perduto, la Roma impatta a San Siro sugli sviluppi di due palle inattive, vere risorse di una squadra che fatica maledettamente a costruire gioco con continuità ; e se al fischio finale la sconfitta è scongiurata, mancano all’appello però ancora troppe componenti fondamentali affinché possano incidere su un percorso rivelatosi vincente come quello della scorsa stagione, e al quale è doveroso fare riferimento. 

    MODULI E SVILUPPI DI GIOCO

    Per Mourinho il consueto 3-4-1-2 vede Mancini, Smalling, Ibanez davanti a Rui Patricio, con Celik e Zalewsky esterni, mentre vicino a Cristante in mediana si sistema oggi Pellegrini, mentre davanti Dybala agisce alle spalle di Abraham e Zaniolo; Pioli deve anch’egli fare i conti con alcune assenze, con Tatarusanu tra i pali, Kalulu e Tomori centrali, con Calabria ed Hernandez terzino; in mezzo i mediani Bennacer(che crea)e Tonali(che va in verticale) fanno e disfano in base alla fase di gioco, mentre i 3 attaccanti alle spalle di Giroud sono Diaz,con Leao e Saelemaekers punte esterne a piede invertito. 

    PRIMO TEMPO TATTICO CON POCHE EMOZIONI

    Un primo tempo tattico, replicato nella ripresa, disegna una gara molto bloccata e stagnante, con una supremazia territoriale e possesso palla favorevoli ai rossoneri, che però latitano come i giallorossi nella produzione offensiva; il baricentro medio della Roma, che attende sotto palla, e che chiude le linee di passaggio per Bennacer sulla costruzione  bassa rossonera sortisce da un lato l’effetto sperato di non concedere profondità importanti a Leao, ma dall’altro si autolimita nell’occupazione offensiva, dove Abraham e Zaniolo sono spesso isolati e non comunicativi tra loro, con una difficoltà di Dybala di raccordarsi per trovare le combinazioni; il Milan costruisce a 3 alzando Hernandez, con Giroud che vuole tirarsi sempre fuori dalle attenzioni di Smalling e Mancini venendo molto incontro a cucire, portando fuori un centrale giallorosso e creando gli spazi per gli inserimenti senza palla di Tonali, con Pellegrini che non può assorbirli, relegando Cristante, che gli concede comunque la prima grossa chance; molto importante per gli sviluppi di gioco dei rossoneri Diaz, che entra sistematicamente nelle combinazioni con le catene esterne dove la rotazione a 3 crea spesso difficoltà di lettura tra i quinti e il braccetto giallorossi, con Pellegrini e Cristante spesso in ritardo negli scivolamenti, così come spesso poco efficaci nella fase di protezione centrale; la Roma fatica spesso a trovare un uscita pulita da dietro, così come nelle palle sporche e duelli singoli mostra poca reattività ; un colpo di testa di Kalulu, agevolato da una marcatura approssimativa di Ibanez, e una goffa nonché imbarazzante postura di Rui Patricio originano il primo vantaggio rossonero, al quale la Roma dimostra comunque di reagire pur senza creare i presupposti per pungere, ma per evidenziare comunque una capacità di reazione spesso sconosciuta a queste latitudini, negli ultimi anni, negli scontri diretti. 

    RIPRESA SULLA FALSARIGA DEL PRIMO TEMPO,CON LA RIMONTA FINALE IMPREVEDIBILE

    Al rientro dall’intervallo appare ancora più evidente come la Roma necessiti che Dybala vada a giocare più vicino ad Abraham per trovare combinazioni e giocare il 2 contro 2 con Tomori e Kalulu, visto che Zaniolo gioca una gara tutta sua, con la prima parte della ripresa che acuisce la criticità palesando un impotenza impietosa nella produzione offensiva che alimenti velleità nel raggiungere il pari; ma più che un raccordo nei movimenti sono le linee di passaggio in verticale che vanno nobilitate e l’ingresso di Tahirovic, ma soprattutto Matic (escono Zaniolo e Cristante, con Pellegrini che sale 15 metri dietro a Dybala e Abraham), conferiscono da subito volumi di gioco che portano la squadra ad alzare il baricentro, prendendo campo; Pioli risponde con Pobega, più difensivo rispetto a Diaz, che consente un passaggio a 3 in mezzo al campo in fase di non possesso, ma mantenendo qualità di sostegno all’azione che si esplica nella transizione che porta al raddoppio rossonero in campo aperto sul quale la gara appare conclusa; Vranckx per Bennacer ammonito è la successiva scelta conservativa di Pioli, mentre Mourinho inserisce El Shaarawy a sinistra per Celik, con Zalewsky che trasloca a destra, e Belotti per Mancini, con passaggio ad un 4-2-4 da ultima spiaggia; Gabbia e De Keataleare per Giroud e Saelemaekers il Milan si abbassa in maniera speculare alla Roma in un 5-4-1 col solo Leao davanti; e se il 2a0 sembrava la pietra tombale di una gara dove i giallorossi non avevano pressoché mai hanno dato l’impressione di potere arrivare al gol (nonostante ci sia stata reazione dopo il primo svantaggio) le due palle inattive conquistate e trasformate con caparbietà hanno portato ad un risultato a quel punto insperato, che non deve però trarre in inganno e portare a conclusioni fuorvianti; questo 3-4-1-2 ha senza dubbio fatto il suo tempo, ormai piatto, stagnante, che va avanti per inerzia, senza valorizzare caratteristiche di giocatori che dislocati diversamente sul campo saprebbero consentire sviluppi di gioco più efficaci, vedi l’ingresso di Matic la cui gestione palla(anche stasera di livello assoluto), se coadiuvata da due mezzali equilibrate, darebbe impulso nella fase di raccordo con gli avanzati offensivi; così come la scelta di una difesa a 4 e degli esterni migliori porterebbe ad un occupazione che non sottragga giocatori alla fase di mezzo, abbassando troppo il baricentro e costringendo ad un recupero eccessivamente e reiteratamente basso del pallone.

    Maurizio Rafaiani

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    1. Quando giochi con gente che davanti non tiene una palla, sbaglia i movimenti, non gestisce bene la palla… purtroppo Zaniolo ora come ora deve stare fuori.

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