9 Ottobre 2009

Mezzaroma sale in cordata:´Per dare una mano´

(Il Romanista) – C’è chi scende e c’è chi sale. La cordata prima si accorcia, poi all’improvviso si riallunga. La cordata di cui si parla è quella che dovrebbe essere formata da costruttori disposti a partecipare alla costruzione del nuovo stadio della Roma e che poi rileverebbe la società lasciando un ruolo nella stessa a Rosella Sensi. L’operazione, che tra l’altro prevederebbe come punto di partenza uno scambio di terreni Torrevecchia- Massimina tra i Sensi e Scarpellini, non è di facile attuazione. Anzi, sembrava destinata a spegnersi, dopo che alcuni dei nomi tirati in ballo (tra questi Toti, Angelucci e Marchini), chi con più forza chi meno, hanno fatto sapere di volersi tirare fuori. Ieri è arrivato invece un rilancio inaspettato, quello di Massimo Mezzaroma. Il proprietario della M. Roma Volley (nonché figlio di Pietro Mezzaroma, che rilevò con Franco Sensi l’As Roma da Giuseppe Ciarrapico), a margine della presentazione del countdown dei Mondiali di Volley, si è detto pronto a partecipare a «una cordata di imprenditori che, partendo dalla realizzazione dello stadio della Roma e di tutto il resto, fornisca un appoggio alla società, il cui assetto proprietario immediato dovrebbe rimanere lo stesso perché la famiglia Sensi ha dimostrato spirito di sacrificio immenso per la Roma, e possa consentire una salubrità dei conti del club tale che un eventuale passaggio di quote in futuro non sia minimamente traumatico, anzi, possa diventare un plusvalore». Lui, insomma, sarebbe pronto ad entrare in società. Ma non da solo e non come proprietario. Il costruttore avanza la sua proposta e all’agenzia Dire dichiara di voler creare «per questi costruttori una figura, un posto nella gestione della Roma ma non che questi siano i nuovi proprietari. Si tratterebbe di un affiancamento, di darsi una mano. Facendo sistema, riuscire a creare una stabilizzazione dei flussi di cassa della Roma, a darle quei milioni di euro all’anno che servono per mandare avanti la squadra». Era stato lo stesso Scarpellini, il giorno dopo la conferenza stampa di presentazione del “Franco Sensi” a prefigurare una ipotesi del genere. «Bisognerebbe dar vita – aveva detto l’1 ottobre – a una cordata di imprenditori romani a sostegno della famiglia Sensi e della Roma. Sarebbe una cosa fantastica». Lui stesso, due giorni dopo, aveva confermato al Romanista di essere disposto a valutare il suo terreno 37,5 milioni di euro, anche se una volta edificabile la zona della Massimina varrebbe circa 2 miliardi di euro. Poi va oltre: «Sono pronto a partecipare alla costruzione dello stadio. So che i Sensi stanno formando una cordata». E’ poi il Corriere Economia a spiegare il piano: scambio di terreni Sensi-Scarpellini, una cordata di costruttori costruisce lo stadio, rileva il club e lascia un ruolo alla Sensi nell’As Roma. Si fanno i nomi di Caltagirone, Angelucci, Toti e Marchini. Gli ultimi tre fanno sapere, in maniera più o meno formale e più o meno pubblica, di non avere intenzione di partecipare. Mezzaroma viene citato addirittura come possibile socio di Lotito per lo stadio della Lazio. Fino a ieri sera, quando le carte si sono decisamente rimescolate. Ma ce ne sono altre che potrebbero arrivare a Villa Pacelli, cioè le notifiche delle ingiunzioni di pagamento partite da Unicredit, che non aiutano. Gli atti giudiziari, infatti, riguardano alcuni asset del gruppo Sensi ed è facile capire che nel caso in cui fossero implicati anche i terreni di Torrevecchia, verrebbe meno anche il primo anello della catena che dovrebbe portare alla costituzione della cordata.

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