La prossima settimana il suo procuratore, Gilmar Veloz, sarà a Roma per discutere il rinnovo del contratto: intanto, Amantino Mancini, continua a regalare magie. Per il brasiliano un inizio di 2008 da mille e una notte. Gol decisivi, giocate tanto efficaci quanto per palati fini. E un feeling con la tifoseria e l’ambiente che sembra essere tornato quello del novembre 2003, quando quel colpo di tacco nel derby fece sbocciare l’amore. Una metamorfosi nel vero senso della parola, quella di Mancini, che in portoghese vuol dire calmo, ma che in campo sa come scatenarsi. Discontinuo, avulso, a tratti impalpabile negli ultimi due mesi dell’anno appena trascorso, il valore aggiunto della Roma dopo spumanti e fuochi d’artificio. Amantino durante le vacanze natalizie ha lavorato duro, per recuperare da una fastidiosissima fascite plantare, che gli aveva fatto saltare a piedi pari la preparazione estiva. Una forma fisica che è andata sempre migliorando, fino al primo impegno ufficiale dei giallorossi a Bergamo. Tutti sanno com’è andata. Da quella serie di finte che tanto ricorda la magia di Lione, Mancini è andato a segno altre quattro volte. Tutti gol decisivi: da quello che ha aperto la rimonta contro il Toro, al colpo di testa con il Palermo, da quello che ha consegnato nelle mani di Spalletti la qualificazione alle semifinali di Coppa Italia, fino ad arrivare al tap in di sabato scorso, quando la Reggina stava minacciosamente guadagnando metri e fiducia. Nei giorni in cui Francesco Totti fatica a recuperare la condizione, Spalletti ha trovato il suo alfiere, almeno in termini di realizzazioni. Ma c’è un’altra data importante, nella storia recente di Amantino. E’ quella del 15 gennaio: Mancini, assieme al suo agente, Gilmar Veloz, varca i cancelli di Villa Pacelli. Ad aspettarli ci sono gli stati generali della Roma: non era mai successo. Tutti assieme: Rosella Sensi, Pradè, Cristina Mazzoleni, Bruno Conti. Che al termine dell’incontro parlerà di “piccoli dettagli ancora da definire”. Una frase ripetuta anche ieri, a distanza di un mese, ma questa volta dal diretto interessato. Quei dettagli riguardano l’ammontare dell’eventuale clausola rescissoria: che sia un rinnovo per restarci davvero, nella Capitale, o la corsia preferenziale per lasciarsi con serenità, saranno i prossimi mesi a svelarlo. Ma la Roma, di un Mancini così, non può e non deve privarsene.

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