Lecce-Roma, l’analisi tattica: giallorossi non brillanti ma con una buona produzione offensiva fermata da Falcone

Giacomo Emanuele Di Giulio
12/02/2023 - 14:17

Pareggio al Via del Mare tra Lecce e Roma. I giallorossi di Josè Mourinho producono più di un'occasione con buone trame offensive pur senza grande brillantezza

Foto Tedeschi
Lecce-Roma, l’analisi tattica: giallorossi non brillanti ma con una buona produzione offensiva fermata da Falcone

Nella rincorsa ai posti Champions torna la X sul cammino della Roma, nella gara di esordio del Tour de Force che la vedrà impegnata nelle 3 sfide settimanali, tra campionato ed Europa League, nei prossimi mesi. Giallorossi non brillanti, ma comunque in grado di avere una produzione offensiva nei 90 minuti che avrebbe anche potuto portare ai 3 punti, nonostante un Lecce sempre insidioso, laddove con prestazioni analoghe a quella odierna la Roma di qualche anno fa sarebbe stata anche capace di perdere.

Moduli e sviluppi di gioco 

Mourinho mette in campo il miglior undici possibile a disposizione per qualità e peso, con il consueto terzetto Mancini, Smalling, Ibanez davanti a Rui Patricio. Zalewski a destra ed El Shaarawy a sinistra esterni propositivi. In mediana Matic e Cristante a dettare i tempi, con Dybala e Pellegrini trequartisti che di raccordo si fanno trovare incontro tra le linee, mentre Abraham è il vertice avanzato. Baroni conferma il suo 4-3-3 verticale, poco propenso al palleggio intorno a Hjulmand, con Blin e Gonzales mezzali propositive alle spalle dei 3 avanzati con Colombo al centro, Di Francesco e Strefezza ai lati. Il reparto arretrato davanti all’ex Falcone è composto dai due marcantoni dal truce cipiglio Umtiti e Baschirotto, con Gendrey e Gallo terzini.

Primo tempo spezzettato ma equilibrato

Anche se la gara inizia con una serie di calci d’angolo a favore della Roma, il canovaccio del primo quarto di gara vede un Lecce scalare molto aggressivo in avanti sui riferimenti avversari. Sulla costruzione romanista, nei 90 minuti, il Lecce lascia sempre giocare i 3 centrali Mancini, Smalling, Ibanez mandando gli attaccanti a chiudere le linee di passaggio verso Cristante e Matic, mentre i terzini Gallo e Gendrey prendono alti i quinti Zalewski ed El Shaarawy. Per la Roma diventa esigenza uscire sul movimento e palla dietro ai terzini leccesi, con Dybala che dovrebbe rimanere alto per giocare il 2 contro 2 coi centrali difensivi di Baroni e lavorare sui cambi di gioco. I braccetti Mancini e Ibanez devono entrare dentro al campo con palla in costruzione per consentire un palleggio adeguato. Il Lecce, di contro, costruisce alzando molto i terzini con gli sviluppi sulle catene esterne tra terzino, mezzala e punta esterna, molto codificabili tramite rotazioni e ingresso del nel corridoio centrale della mezzala o del terzino che guadagna il fondo per l’assistenza a centro area. Dopo 7 minuti, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Smalling marca approssimativamente Baschirotto e in coabitazione con Ibanez regala il vantaggio ai salentini. La gara si mette in salita, agevolando la transizione agli uomini di Baroni che a quel punto non palleggiano più e dopo il recupero palla vanno subito in verticale, sui 3 attaccanti che vanno profondi. A conclusione del primo quarto di gara la Roma attinge, ancora una volta, dal quadro tattico a lei più favorevole, la palla inattiva con il corner di Dybala dal quale scaturisce il calcio di rigore col quale gli uomini di Mourinho impattano la gara. La parità resiste fino a fine tempo, nonostante i giallorossi riescano finalmente a raggiungere con gli sviluppi di gioco anche Abraham che sollecitato in 3 occasioni esalta la reattività di Falcone. Una criticità del primo tempo, aldilà di un gioco spezzettato e agevolata da un Aureliano che concede di tutto ai salentini ripetutamente a caccia delle caviglie di Dybala, con più di un leccese graziato mentre Ibanez si carica di un giallo assurdo a 70  metri dalla propria porta.

Ripresa interlocutoria

Si riparte con gli stessi 22 del primo tempo, col Lecce che si rivela squadra sporca che gioca su seconde palle e mischie pur mantenendo sempre il medesimo assetto nonostante i cambi. Il secondo tempo si consegna alle cronache per le scarse emozioni e qualche scelta infelice di Pellegrini che vanifica più di una ripartenza propizia. Con i cambi di Belotti, Sollbakken e Wjinaldum (escono Abraham, Matic, Pellegrini) nel finale più accademico che potesse verificarsi. Mentre per Baroni la verve di Banda, in luogo di Strefezza, Askildsen e Voelkerling per Colombo e Gonzales, Pezzella e Oudin per Gallo e Di Francesco. Al fischio finale capire se il punto che muove la classifica è da rivalutare, o se il rammarico verta sui due punti persi è il dilemma che i giallorossi si porteranno fino dentro lo spogliatoio. 

Maurizio Rafaiani

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  1. Ragioniamo e seriamente. Se non vincevi contro l’Empoli e contro il Lecce vuoi andare in Champions? Si ricomincia una la vinci e una o due o tre le pareggi. Vergognoso mettere Solbakken a tre minuti dalla fine, che voleva perdere tempo? Ora la scusa è il cartellino rosso e il campo. Domani altra scusante, i portieri poi esistono e a volte parano anche l’imparabile, sei tu che devi segnare.
    Questo allenatore è bene che ritorni in Inghilterra o dove vuole lui basta che stia il più lontano da Roma.

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