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LAZIO ROMA ANALISI TATTICA – Il primo derby Mourinho-Sarri sorride al tecnico toscano di sponda biancoceleste, che raccoglie i frutti di una impalpabilità giallorossa reiterata nei 90 minuti, a fronte di una gestione consueta delle ripartenze, aspetto tattico saggiamente mutuato dalla precedente gestione tecnica, e mantenuto nella costruzione del suo impianto di gioco, che coniuga praticità, palleggio, e solidità difensiva; per la Roma un derby combattuto e tenuto aperto fino alla fine, grazie alla mentalità che il tecnico portoghese ha saputo trasmettere in pochi mesi ad un gruppo in avvio di un percorso che punta in alto; in altre stagioni, un derby con queste modalità, al doppio svantaggio nei primi 15 minuti sarebbe scivolato via senza sussulti ne reazione da parte di gruppi deficitari in termini di determinazione, ragion per cui il nuovo corso nasce sotto tale aspetto coi migliori auspici.

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Moduli e sviluppi di gioco

I due tecnici sono fedeli ai moduli, e il primo 11 ufficiale del suo primo Derby Mourinho se lo gioca senza il suo capitano, con Mkhitaryan che si sistema al suo posto sotto Abraham, con Zaniolo ed El Shaarawy ai lati, e Veretout e Cristante in mediana, sempre pronti ad intercambiarsi posizioni in orizzontale come in verticale quando uno costruisce e l’altro va sulla trasversale; dietro rientra Vina, con Karsdorp sull’out opposto, e la coppia Mancini/Ibanez davanti a Rui Patricio; Sarri sceglie Marusic nel ballottaggio con Lazzari,c on Hysaj che rimane a sinistra, con Acerbi e Felipe davanti a Reina; in mezzo la regia compassata e scolastica di Leiva, con Milinkovic-Savic mezzala assaltatrice di destra e Luis Alberto rifinitore di sinistra, per innescare Immobile ai cui lati si muovono Anderson e Pedro.

Primo tempo equilibrato, ma la Lazio meglio per ritmo e qualità

In una gara dalla posta in palio importante sorprende vedere un’unica mossa tattica con Mkhitaryan che attenziona Leiva, così come vedere la Lazio che esce esternamente col palleggio, sopravvalutando il pericolo della densità centrale che la Roma opera con i due mediani e i tre trequartisti in fase difensiva; ma questa uscita e ricerca di sviluppi esterni si rivela comunque efficace, perché è da li che nasce la rifinitura del gol del vantaggio iniziale, che indirizza la gara molto presto; entrambe le squadre non portano un pressing alto, attendono intorno alla trequarti, ma nel momento in cui la Roma non scivola in tempo sugli esterni, si attua la prima arma istituzionale letale offensiva dei biancocelesti, e cioè l’attacco all’area di Milinkovic-Savic, pescato da un tracciante col contagiri di Anderson che gli deposita palla sulla testa premiandone il movimento, inevitabilmente ignorato da Cristante il cui passo paga dazio sistematicamente con qualsiasi avversario dinamico o di impeto; quando poi la Roma alza il baricentro, e tarda le pressioni, la codifica successiva della Lazio è la istituzionale (seconda) verticalizzazione di Luis Alberto per il ballo di Immobile tra Ibanez e Mancini, con quest’ultimo in evidente imbarazzo in campo aperto, aspetto che mostrerà di soffrire per tutta la gara; la Lazio riesce a dare ritmo e qualità al suo possesso a fiammate, a fronte di una Roma che imbarazza in tale fondamentale, prevedibile, confusionario, con scelte sbagliate e gestioni discutibili, e se a ciò di aggiunge una lentezza ad accompagnare l’azione, e la stessa indolenza nel ripiegamento, anche il secondo gol è servito, con la transizione che porta Pedro a consumare la vendetta dell’ex troppo frettolosamente congedato; il linguaggio del corpo dei giallorossi non sempre è confortante, in troppi parlano e si lamentano platealmente col compagno per errori di passaggio o scelta, atteggiamenti sbagliati che denotano insicurezza e poca fiducia ; ma se non altro nella seconda parte del primo tempo non c è l’accettare passivamente l’inerzia della gara, che la Roma tiene in vita grazie alle palle inattive ,copiose, una risorsa importante, che sopperisce alla mancanza di qualità negli sviluppi di gioco, che portano a sbattere sistematicamente sul muro difensivo biancoceleste, nonostante la supremazia territoriale e le percentuali di possesso superiori; dopo il sesto palo, che conferma i giallorossi leader della classifica della sfortuna, è Ibanez, con uno stacco perentorio, a rimettere in discussione anche numericamente un risultato aperto col quale si va all’intervallo.

Ripresa in continuità con la prima frazione di gioco

Lo svantaggio minimo mantiene la gara aperta, ma la ripresa fimo al 75′ è sulla falsariga del primo tempo, con la Lazio che gestisce il possesso e si difende con ordine, e la Roma che dentro al suo Possesso, che in molti momenti diventa una supremazia territoriale, continua a mancare di qualità negli sviluppi finali, con l’indice di pericolosità praticamente nullo per tre/quarti di gara; Sarri inserisce Cataldi per Leiva gravato del giallo, ma nel frattempo la ripresa ha accentuato certe evidenze, con i giallorossi che sbattono sistematicamente sul muro laziale per la poca qualità, e la Lazio che riparte, trovando il leit motiv di Luis Alberto che manda Immobile in porta, con Anderson che accompagna l’azione godendo della pigra transizione negativa dei giallorossi, allungando nuovamente il punteggio dei suoi; fuori El Shaarawy per Shomurodov, e la Roma ha comunque sussulti d’orgoglio, con Zaniolo che si procura un calcio di rigore che Veretout trasforma rimettendo i suoi in corsa con il risultato nuovamente in bilico ; Sarri porta quantità in campo con Akpa-Akpro sostituendo Luis Alberto, e la Lazio perde qualità concedendo campo e supremazia ai giallorossi che nell’ultimo quarto di gara trovano finalmente modo di alzare l’indice di pericolosità (esaltando Reina con Shomurodov e Zaniolo), ma nella girandola di cambi finale da entrambe le parti la Roma ci perde, con un fumoso Carles Perez (eccetto nella gestione della palla con la quale manda Shomurodov al tiro) in luogo di Zaniolo, Zalewski per Karsdorp, e Smalling per Vina, con conseguente passaggio a 3 finale dietro, mentre Sarri da spazio a Muriqi per Immobile al quale pochi minuti prima Guida aveva risparmiato un giallo clamoroso ma comunque irrilevante sul risultato finale che premia una Lazio concreta, e frena una Roma comunque generosa fino al fischio finale.

Maurizio Rafaiani

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