Foto Tedeschi

ZORYA ROMA ANALISI TATTICA: Sono passati 3 anni e mezzo, era l’Aprile 2018, e la Roma toccava il suo punto più alto nelle Coppe Europee, eliminando il Barcellona e sfiorando successivamente la finale di Champions dopo poche settimane. Nulla lasciava presagire un involuzione e una regressione che l’avrebbe portata in caduta libera ad un giovedì sera di fine settembre a giocare nella sperduta Ucraina una gara di un girone di una Coppa che nel momento in cui Manolas colpiva di testa neanche era una bozza Federale. In questa caduta libera, l’intermezzo di una Semifinale della Coppa subito sotto alla Champions e un uscita dalle posizioni che contano del calcio italiano che hanno finito per decretare questo anonimo Zorya-Roma di Conference League.

Moduli e sviluppi di gioco

Nel passare in rassegna la rosa, al fine di gare rifiatare qualche sovrautilizzato di questi primi 50 giorni e di verificare l’affidabilità di certe seconde linee Mourinho disegna un 4-2-3-1. Davanti a Rui Patricio ci sono Smalling e Kumbulla, con Calafiori a sinistra e Ibanez a destra, sempre più volte nella sperimentazione di una difesa a 3 e mezzo che possa gradualmente costituire un’opportunità per dare solidità ad un intelaiatura di squadra che in troppi momenti dimostra criticità marcate in termini di equilibrio. In mediana vicino a Cristante riappare un Darboe molto ispirato, con Pellegrini sotto Shomurodov e le punte esterne a piede invertito Carles Perez ed El Shaarawy. Per Skrypnyk un 4-5-1 sbarazzino ma con poca qualità complessiva che spodesta il 4-4-2 tradizionale finora disegnato sul campo, che serra ulteriormente le fila centralmente lasciando le catene esterne al contrasto con quelle giallorosse.

Primo tempo subito indirizzato con il gol di El Shaarawy

Per entrambe, da subito, una pressione alta sulla prima costruzione, ma da un lato il volenteroso Zorya, davanti a un discreto pubblico, vuole ben figurare. Il palleggio giallorosso è fin troppo di qualità rispetto ai tempi di pressione e organizzazione degli ucraini e il fondamentale è ben presto inibito, con la Roma che dispone dell’avversario in entrambe le fasi. Il possesso della Roma trova sempre circolazione tra le linee, ci sono valori tecnici diversi in campo, con i giallorossi che riescono sempre a penetrare sia centralmente che negli appoggi sugli esterni. Calafiori spinge mentre Ibanez più bloccato equilibra, questa come, già detto, potrebbe essere una soluzione anche per il campionato visto che Smalling sta bene e pare recuperato si spera in via definitiva. Nei rari momenti in cui lo Zorya prende campo, puntuale il sacrificio in fase difensiva delle punte esterne Carles Perez ed El Shaarawy. Il gol del 92 incanala sui binari graditi la gara, che a fine primo tempo sancisce un divario numerico minimo per la scarsa intensità e cattiveria nelle conclusioni degli avanzati giallorossi.

Ripresa in produzione offensiva crescente, sublimata dall’ingresso dei big

Si riparte con gli stessi 22, con il tema che è quello del primo tempo, dove il risultato rimane sempre in bilico per la pochezza delle punte esterne Carles Perez ed El Shaarawy (che tolto il gol non punge mai con tiri prevedibili). Shomurodov volenteroso e poco più, innescati da un Darboe di grande spessore e un Calafiori dirompente che mantengono qualità e ritmi alti agli sviluppi di gioco. Dopo un’ora di gioco Zaniolo ed Abraham rilevano Carles Perez e Shomurodov, il cambio dei valori si vede con un palo e un gol per l’inglese, percussioni, inframezzati dal raddoppio di Smalling. La Roma va in scioltezza, l’opportunità è per altri quella di riabilitarsi agli occhi dello Staff Tecnico, con Diawara, Villar e Borja Mayoral chiamati a dimostrare una non estraneità al progetto in luogo di Darboe, Pellegrini ed El Shaarawy. Le risultanze sono decisamente interlocutorie…6 punti e raggiungere velocemente il passaggio del turno, rimangono le priorità, in attesa di ripartire nel percorso verso o piani alti di campionato che rimane l’obiettivo principale della stagione.

Maurizio Rafaiani