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ROMA TORINO ANALISI TATTICA – C’è sicuramente la firma di Mourinho nella terza vittoria in altrettante gare (e terzo clean sheet consecutivo) di questo ultimo periodo interlocutorio, a cavallo tra il cercare disperatamente di rimanere protagonisti in stagione, o sprofondare nell’anonimato dell’oblio. Ma il tecnico di Setubal ha saputo porre rimedio ad emergenza ed esigenze tattiche, ridisegnando la squadra e cucendole addosso un modulo che, per sua ammissione, non lo veda apprezzato. Roma-Torino é la vittoria della tenacia, figlia del salto di qualità evidente che il tecnico ha saputo far fare a questo gruppo sotto l’aspetto del temperamento e della determinazione. Ma è anche figlia, al tempo stesso, dell’umiltà, del sapere accettare che l’avversario faccia e conduca la gara, scegliendo una tattica attendista, ma strategica, che al fischio finale si è dimostrata vincente.

Moduli e sviluppi di gioco

Dunque nel suo 5-3-2 davanti a Rui Patricio, finalmente 90 minuti per Smalling, in grado di spostare equilibri difensivi con la sua corsa, con le sue letture, la fisicità e centimetri che con i braccetti Ibanez e Mancini conferisce quella impenetrabilità nell’imbuto centrale. Una difesa che, con altri interpreti, non riesce ad essere ugualmente efficace, anche perché i due esterni, Karsdorp ed El Shaarawy, dimostrano grande disciplina tattica in fase difensiva e grande spirito di iniziativa in fase di possesso. In mezzo l’assenza di Veretout è sicuramente la più pesante, ma Diawara si fa trovare (finalmente) pronto nel ruolo di metronomo, con Pellegrini e Mkhitaryan ai lati, pronti ad entrare dentro al campo o a rimorchio per innescare le due punte Zaniolo e Abraham. Juric sta lavorando con grandi meriti sul suo Torino plasmato a sua immagine e somiglianza. Scende in campo con un 3-4-2-1 dove davanti a Milinkovic-Savic ci sono Bremer al centro, Buongiorno e Djidji braccetti, con la strapotenza fisica di Singo (a destra), e Vojvoda (a sinistra) sugli esterni. In mediana Pobega e Lukic ordinano di volta in volta quale catena esterna innescare, con Praet e Brekalo trequartisti dentro al campo e rifinitori finali alle spalle di Belotti.

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Primo tempo tattico, di sofferenza e tenacia

L’inizio della Roma, a due tocchi e velocità di smistamento, è un breve periodo di 10 minuti in cui la continuità con la fluidità di manovra che il nuovo modulo consente è identica alle ultime gare, ma è un fuoco di paglia. Perché comunque il copione della gara si delinea ben presto sul terreno di gioco, con il Torino molto aggressivo che scala in avanti, sui riferimenti giallorossi, con Pobega che attenziona Diawara e Lukic che incrocia Mkhitaryan in un duello dove l’armeno riesce sempre a creare calcio secondo le sue capacità. Sulla costruzione bassa della Roma i granata vanno con i 3 avanzati Belotti, Praet e Brekalo, sui 3 centrali giallorossi inibendone in molti frangenti l’uscita bassa, perché Singo marca forte e aggredisce molto alto El Shaarawy e Vojvoda, sull’out opposto, prova a fare altrettanto con Karsdorp, non sempre riuscendo nell’intento. La Roma ha umiltà e strategia nell’accettare che il Torino faccia la gara, prevalendo su supremazia territoriale e possesso palla, attende a metà campo il palleggio granata che quando prende campo muove i suoi sviluppi tutti sulle zone esterne del campo. Qui Juric tiene due giocatori aperti in ampiezza che vanno a creare gli interscambi di catena per guadagnare il fondo del campo o l’ingresso in area del trequartista, facendo scivolare esternamente braccetti e quinti avversari. Il Torino ha supremazia, la Roma difende e riparte con buoni i movimenti di Zaniolo ed Abraham ad occupare spazi e giocare a specchio e movimenti contrapposti (uno cuce, l’altro va in profondità ed allungare l’avversario). Dopo 15 minuti le cose si complicano per Mourinho con l’uscita di Pellegrini (va Carles Perez mezzala) che toglie capacità di rifinitura (con palla davanti o sopra) e riferimento per l’uscita pulita da dietro, perché Lukic su Mkhitaryan obbligava a trovare la mezzala libera, cosa che l’ingresso dello spagnolo poteva indurre scelte negli adeguamenti sui riferimenti giallorossi in mezzo al campo. Il gol è emblematico dello scenario, con la prima uscita pulita che innesca l’armeno che si distende negli spazi alle spalle del primo pressing granata, per involarsi e rifinire per Abraham. Al vantaggio conseguito segue subito un altra gestione encomiabile di una transizione per il penalty cancelled per fallo su El Shaarawy, dove la lunghezza delle operazioni di verifica fa da contraltare alla insignificante nonché discutibile porzione di materia che si percepisce aldilà della linea dell’offside.

Ripresa con medesimo copione e risultato finale

Si riparte con Juric che sostituisce Djidji con Zima e con un copione dove gli atteggiamenti delle due squadre sono i medesimi del primo tempo, con il Torino che raggiunge in molti tratti percentuali di possesso palla imponenti. Ma forcing e supremazia non si traduce in pericoli per i giallorossi, che devono ripartire bene negli spazi. La supremazia territoriale granata sbatte su una Roma compatta e vicina coi reparti, che non si abbassa troppo mantenendo il baricentro a ridosso della propria area di rigore e cercando di ripartire su Abraham e soprattutto Zaniolo, che si produce in percussioni e come primo appoggio in uscita dopo la transizione. Ma un Chiffi letteralmente indisponente nei suoi confronti rischia di vanificarne gli sforzi. Il Torino su palla esterna occupa l’area con moltissimi giocatori, ma rimpalli e seconde palle non sorridono agli uomini di Juric, perché la reattività e tenacia dei giallorossi, e uno Smalling insuperabile a centro area, ne  limitano la produzione offensiva. Urgono attaccanti veri e con Pjaca e Zaza passa alle 3 punte (fuori Praet). Con Baselli in mezzo (fuori Buongiorno e Vojvoda), Pobega retrocede braccetto e Brekalo che va sull’esterno. Sanabria deve velocemente sopperire all’uscita di Belotti. Il fortino giallorosso regge, con Vina che fa rifiatare un encomiabile El Shaarawy, e Kumbulla (esce Carles Perez) per i centimetri finali di un assalto vano granata che consente alla Roma di restare in scia e godere delle sconfitte delle inseguitrici più temibili, Lazio e Juventus.

Maurizio Rafaiani

6 Commenti

  1. Io questo “atteggiamento attendista” della Roma non l’ho visto. comunque s’è vinto e questo è l’importante.
    Forza Roma SEMPRE

  2. Non so fino a quando i calciatori potranno seguire l’allenatore. Erano tutti stremati per un goal al Torino, mica al Bayern. E poi vanno bene i tre punti, ma stare dietro e lasciar condurre i giochi all’avversario nello stadio proprio non è una delizia, considerando anche che il Toro avrebbe potuto segnare. Così non si va in Europa ed è una gran sofferenza, altro che sogni di gloria. Mi interrogo ancora sul senso di ingaggiare un allenatore superambizioso e sedicente number one per praticare un catenaccio retro di memoria italica, quando anche i più sprovveduti allenatori italiani propongono un gioco più frizzante e spesso piacevole, come abbiamo visto affrontando le sosiddette squadrette.

    • puoi sempre tifare per la terza squadra di Milano. Complessati da tifosi lazziesi e complessati da finti tifosi romanisti. Sempre Roma sempre.

  3. guarda guarda ma assomiglia alla mia strategia che avevo indicato su Romanews tempo fa .. a Mikele vorrei solo ricordare che con Fonseca, ma anche prima, i giocatori erano stremati dal 20esimo del primo tempo e per quasi tutto il secondo tempo .. si ricorda ..?

    • temo che per il calcio italiano sia inaccettabile, come lo era con Totti, che il giocatore italiano più forte sia della Roma. per giunta questo ce l’ha dato una delle strisciate, manco è de s.giovanni o tor marancia, o de nettuno. gravemente inaccettabile. speravano se fosse azzoppato, invece insiste de strapotere fisico. totalmente inaccettabile.

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