Foto Tedeschi

ROMA CSKA SOFIA ANALISI TATTICA – E le vittorie consecutive diventano 6 per la Roma di Mourinho, una creatura sempre più accattivante, sorniona, pratica, ma che sa esprimere anche momenti stilosi, ed emozioni ritrovate, in sintonia con l’ambiente sempre più coinvolto ed entusiasta di questo nuovo corso. Un avvio di stagione che porta indicazioni beneauguranti, e una propensione a sfruttare secondo caratteristiche rosa e potenziale tecnico, attraverso un equilibrio tra le due fasi di gioco, di tutto il materiale a disposizione.

Moduli e sviluppi di gioco


Con 7 cambi rispetto all’undici istituzionale fin qui impiegato, Mourinho esordisce nella fase a gironi della neonata Conference League con Smalling al rientro dopo l’infortunio che si sistema a fianco di Mancini davanti a Rui Patricio. Sugli esterni Karsdorp e Calafiori con Villar e Diawara in mediana, che fanno ritorno dall’inizio, in una sorta di revival della gestione di Coppe fonsechiane, con il turnover che viene completato dalle punte esterne a piede invertito Carles Perez e El Shaarawy, e con Pellegrini alle spalle di un tarantolato e in moto perpetuo Shomurodov. Mladenov è in emergenza e non c’è niente di meglio che compattarsi in uno scolastico ed equilibrato 4-4-2, con Mattheji e Galabov davanti a Busatto, con Turitsov e Mazikou sulle corsie esterne. In mezzo Yomov, Muhar, Lam, Wildschut dietro alle due punte Carey e Krastev.

Primo tempo di controllo graduale dopo lo sviluppo iniziale

Tanti cambi, caratteristiche, chimica e intese diverse, portano in campo ad un un avvio non brillante in fluidità ed automatismi, ed è quasi inevitabile una sorta di smarrimento che produce dopo pochi minuti il vantaggio dei bulgari, con un Carey caparbio che scaraventa un fendente terra-aria sotto la traversa fulminando Rui Patricio. Sono moduli che disegnano tanti duelli sul campo, dove la Roma inizialmente fatica a prendere le misure sia nei contrasti che sulle seconde palle. Ma la mentalità, maturità e consapevolezza acquisita dal gruppo giallorosso è sempre più chiara e appena si alza la qualità nel palleggio in mezzo al campo le corsie esterne vivono dell’ariosità delle catene con Karsdorp e Calafiori a sostegno costante dell’azione e le punte esterne brave ad entrare dentro al campo. La qualità porta anche a marcature di qualità, prova ne sono le due reti del sorpasso con Pellegrini ed El Shaarawy. Ed è proprio quest’ultimo che dimostra di avere completato il processo di riatletizzazione e ripristino della condizione fisica e riacquisizione dei ritmi e delle sollecitazioni adeguate al calcio d Elite che aveva perso nella parentesi cinese, in un calcio povero di stimoli e feed back.

Ripresa dirompente dopo un altro inizio confusionario

Si riparte con Ibanez al posto di Karsdorp e la versatilità del brasiliano si rivela utile nel potere nell’arco della stagione lavorare con una difesa più bloccata, una sorta di 3 e mezzo che consenta più solidità difensiva, nonché di una difesa a 3, all’occorrenza. Nei primi 10 minuti il Cska fatica a imporsi e il palleggio della Roma lo costringe a rincorrere sempre palla, con i giallorossi che gestiscono palla e quando la perdono hanno una riconquista perentoria e sempre in mezzo al campo, come da caratteristica di questa gestione Mourinhiana. Improvvisamente la Roma abbassa il baricentro, un po’ passiva e pigra nei comportamenti e nella pressione, e il tecnico dà subito un input eloquente ai suoi, che in due occasioni rischiano, inserendo Cristante e Veretout in luogo di Villar e Diawara. La squadra recepisce il messaggio, e una percussione di grande qualità di Calafiori con assistenza al bacio per il comodo Tap-in di Pellegrini, allunga le distanze nel tabellino tra le due squadre. Gara in scioltezza e con l’ingresso di Abraham per Pellegrini c è anche la possibilità di sperimentare un 4-4-2 classico con due punte vicine, mentre con l’uscita di Calafiori per Kumbulla c è Ibanez che trasloca a sinistra, con l’ex Verona a battere corsia di destra, ma di fatto si finisce con 4 centrali di ruolo. E proprio il centrale col vizio del gol, Mancini, ad entrare nel tabellino siglando il quarto gol, subito chiamato da un ulteriore marcatura laddove Shomurodov si dimostra fine rifinitore mettendo in porta con una imbucata il compagno di reparto Abraham, legittimando intesa e risultato finale.

Maurizio Rafaiani

1 commento

  1. Come sempre analisi molto precisa e interessante. Solo un punto sul 4-4-2 classico degli ultimi 15 minuti.
    Con 2 punte centrali e con giocatori offensivi come Perez ed ElSha o Zaniolo ai lati, pur se con compiti di copertura, a me sembra di piu’ un 4-2-4. Questo assetto, in certe situazioni, diventa particolarmente interessante e probabilmente spiazzante per gli avversari. Una differenza enorme con le stagioni scorse dove il modulo ed i cambi erano completamente cristallizzati.

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